” Vita e morte delle aragoste” di Nicola H. Cosentino

Questo libro è per chi ha voglia di una storia come tante. Per chi desidera una lettura che abbia un linguaggio tanto incisivo quanto poetico. Per chi ama le storie al maschile popolate da molte donne.

Per raccontare una delle mie ultime esperienze di lettura, è necessario che io vi racconti come mi sono innamorata dell’editrice Daniela Di Sora che ha fondato Voland nel 1995.

Ho avuto il piacere di conoscere Daniela durante la presentazione di Vita e morte delle aragoste, primo romanzo di Nicola H. Cosentino. L’occasione era un’anteprima nazionale organizzata da Billy, il vizio di leggere, gruppo di lettori che conta più di 15.000 iscritti (inclusa la sottoscritta). Ebbene, prima di amare il libro, io ho amato Daniela. Durante la presentazione da Modus Vivendi, ci ha raccontato come dalla passione per la lettura di Dostoevskij, sia nata l’esigenza di imparare una lingua, il russo, per poter leggere Delitto e castigo in lingua originale. Daniela legge tutto ciò che pubblica, e oltre a continuare ad essere attenta alla letteratura russa, ha pubblicato libri per me indimenticabili, come Fisica della malinconia.

Sempre dall’amore per la letteratura russa deriva il nome della casa editrice: Voland è infatti il nome del Signore delle Tenebre nel romanzo di Michail Bulgakov Il Maestro e Margherita. Una donna eccezionale, fiera del suo staff quasi interamente al femminile che ha pubblicato in Italia tutti i romanzi di Amélie Nothomb, proprio oggi a Roma.

Fatta questa premessa, vorrei raccontarvi di questo libro. Vita e morte delle aragoste è un romanzo visionario e rappresenta un chiaro esempio di come la trama può andare in secondo piano senza togliere nulla alla ricchezza dei contenuti. Attraverso un linguaggio incisivo, spesso poetico, Nicola H. Cosentino realizza un viaggio rocambolesco dove luoghi e volti rimangono impressi nell’anima.

I due personaggi principali sono Vincenzo Teapot e Antonio. Direi che Teapot sta al Grande Gatsby come Antonio sta a Nick Carraway. Antonio, proprio come Nick, narra la storia in prima persona, ma non è il centro della storia, e questo lo rende un narratore periferico, qualcuno che è sempre all’esterno che ci guarda tanto quanto guarda Teapot. A proposito del suo coinvolgimento, Nick si presenta come un outsider, soprattutto osservando ciò che accade all’amico, senza essere strumentale in nessuna delle azioni.

Antonio è sia narratore che partecipante. Una parte dell’abilità di Cosentino in Vita e morte delle aragoste,  è il modo in cui rende Antonio il punto focale dell’azione, e contemporaneamente gli permette di rimanere sufficientemente in sottofondo. Inoltre, Antonio, anche se sembra al di fuori dell’attenzione narrativa, diventa un veicolo importante per i messaggi del romanzo.

Antonio è paragonabile ad un filtro attraverso guardiamo la storia e Vincenzo è il protagonista della sua esistenza, il centro del suo mondo. Anche se questa è una storia al maschile piena di personaggi femminili forti che entrano come a voler dare una precisa risposta in quel particolare momento temporale. Gli uomini sono figure leggere, speculari: è attraverso il confronto che viene fuori l’identità. Come lo stesso Cosentino fa dichiarare ad Antonio, non dobbiamo aspettarci colpi di scena, ma restare a guardare queste esistenze che si muovono nella vita.

Chi è Vincenzo Teapot? Un amico mio. È famoso? No. È morto tragicamente? No, vive. E allora che ce ne frega? Giusto, arrivederci. La vita dell’uomo comune vale solo una narrazione privata, la memoria di chi gli vuole bene. E io, a Teapot, volevo molto bene.

Nicola H. Cosentino

Ecco che interviene la prima parte della colonna sonora che ho scelto per questo libro. Come stai, di Brunori Sas.

Come stai?

È la frase d’esordio nel mondo che ho intorno

Tutto bene, ho una casa

E sto lavorando ogni giorno

Che cosa vuoi che dica? Di cosa vuoi che parli?

E’ il mutuo il pensiero peggiore del mondo che ho intorno

Tasso fisso, con l’euribor c’è chi sta impazzendo da un anno

Che cosa vuoi che scriva?

Di cosa vuoi che canti?

Cosentino di nascita, proprio come Nicola H., Dario Brunori, in questa canzone, si pone le stesse domande di Antonio e dimostra come siano le cose comuni, la vita di ogni giorno, ciò di cui vale la pena parlare.

Il un ordine narrativo non cronologico le esistenze si lasciano trasportare proprio come il lettore che osserva quello che sembra un eterno ritorno di fatti, persone, colori e storie. Cosentino ci costringe ad affezionarci ai personaggi a tal punto che sapere come andrà a finire diviene quasi ininfluente. Io non voglio arrivare alla fine della storia, voglio andare in profondità, incontrarli di nuovo per vedere come e quanto questi ragazzi sono cresciuti, cosa fanno e quali donne sono entrate nelle loro vite.

Vita e morte delle aragoste ci insegna che le storie vere non hanno grandi trame e che la crescita umana non può essere interrotta. Ecco che s’impone il titolo che crea tante aspettative. Non sono forse le aragoste gli animali che per crescere e cambiare sono costrette a spogliarsi di ciò che le accoglie e protegge? Ecco che Cosentino ci racconta la crescita nel modo più poetico che si possa immaginare:

Per la crescita si usa spesso una metafora imbarazzante, quella sullo spiccare il volo. Cresci, quindi stai spiccando il volo. Io credo non ci somigli proprio, né al volo, né al vuoto che sta sotto chi lo pratica.Trovarci adulti, all’improvviso e senza rincorsa, è stato il contrario del burrone, è stato perdersi in una vastità traboccante.

Crescita come liberazione da ciò che si è trattenuto per lungo tempo e che sfocia in una lunga espirazione che libera e svuota per poi accogliere aria nuova.

Ecco quindi la seconda parte della mia colonna sonora. Un compositore sensibile nel linguaggio e nella composizione, che ha dimostrato di saper interpretare nel modo più vario il discorso sinfonico, è Jean Sibelius. Egli è l’unico compositore finlandese che abbia avuto una enorme risonanza internazionale, anche se la sua arte è legata profondamente alla letteratura e alla storia del suo paese e si inserisce nella cultura strumentale tardo-romantica di derivazione tedesca. Ho scelto la Sinfonia n 2. Questa, conosciuta anche come Sinfonia della liberazione, proprio come il romanzo di Cosentino, presenta un percorso che procede per episodi alternati e contrapposti. Nel suo insieme le ampie melodie dei fiati, che caratterizzano il primo movimento, sono intervallate dall’intensità degli archi nel secondo fino a concludersi in un vivace intervento di tutta l’orchestra.

Della trama ho volutamente omesso quasi tutto. Questo è un romanzo di formazione che merita di essere letto, nell’attesa che Nicola H. Cosentino torni a raccontarci le vite come tante dei suoi protagonisti.

Buona lettura e buon ascolto!

 

 

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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