“un’imprecisa cosa felice” di Silvia Greco

Questo libro è per chi vuole intraprendere un viaggio di rinascita insieme a degli adorabili compagni d’avventure. Per chi non confonde amore e consolazione. Per chi ha sempre le scarpe slacciate. Per chi desidera entrare in una storia deliziosa e smarrirsi al suo interno. 

Questo è un libro che ho amato a prima vista. Una copertina così raffinata preannuncia solo cose belle e sorrisi. un’imprecisa cosa felice è il primo romanzo di Silvia Greco, genovese di nascita e torinese da sempre.

Appena pubblicato da Hacca, una giovane e promettente casa editrice indipendente, questo libro mi ha colpito immediatamente per alcune cose che non lasciano indifferente un attento lettore:

  • L’epigrafe di Fernando Pessoa, dalla quale è stato tratto il titolo di questo libro
  • il commento in seconda di copertina a cura di Elisabetta Bucciarelli ci avvisa che se, malgrado tutto vogliamo essere felici, questo è il libro per noi.
  • Sotto una piccola stella, poesia meravigliosa di Wislawa Szymboroska a chiudere questo romanzo.

Non vi ho convinto ad acquistarlo? A me è bastato questo.

La prima parte di questo romanzo è affidata a voci differenti, quella dei due protagonisti principali: Nino e Marta. I due coetanei, vivono in paesi vicini ma non si conoscono quando piombiamo nelle loro vite.

I brevi capitoli si intervallano gli uni agli altri affidando ora la voce a Nino, ora alla terza persona per narrare la storia di Marta. Sono episodi brevi, ma talmente ricchi da far apprezzare una sosta per non finire anzitempo una lettura che appassiona.

Pur trattandosi di un romanzo di 192 pagine, la trama è abbastanza intricata, ma Silvia Greco riesce sorprendentemente a non confondere lasciando che il lettore s’immerga immediatamente in una storia indimenticabile.

Marta e Nino hanno entrambi 21 anni e vivono le loro vite nei primi anni novanta. Seppur molto diversi l’uno dall’altra, entrambi hanno subito una morte tragicomica ed entrambi sono “obbligati” dalle circostanze a compiere un percorso di rinascita per rimettere insieme i pezzi di una vita che sembra andare in frantumi.

Il dolore inconsolabile provocato dal lutto è il mal comune dei protagonisti di questo romanzo i quali affrontano in modo molto diverso l’evolversi delle proprie vite e cercano di colmare il vuoto ciascuno a modo suo.

Ecco emergere uno dei temi di questo libro, la perdita, che però Silvia Greco riesce a trattare come Patch Adams avrebbe trattato un trapianto di fegato. Chi rimane ad affrontare il lutto non viene sorpreso in lacrime, o in atteggiamento di sconforto, ma ci fa ridere a crepapelle scrivendo telegrammi al cimitero.

Nino, che è un Forrest Gump italiano, colleziona facce sorridenti ritagliate da riviste porno, vende uova al mercato  insieme alla mamma per poi finire, realizzando il suo sogno, vendere oggetti in un bugigattolo di cianfrusaglie tra un binario e l’altro della stazione.

Pareva uscire da un mondo parallelo, fatto di zucchero filato.

Marta fa la commessa al negozio “Fiori per l’eternità”, ha due nonni hippie, un’inseparabile cane e uno zio, Ernesto in arte Nestore, con l’ambizione di somigliare a Clark Gable e diventato showman di fama nazionale.

La morte tragicomica e grottesca viene immediatamente presentata nel prologo ed accomuna Nino e Marta.

Silvia Greco

Il trai d’union tra i due è proprio la zia di Marta, Marisa, impareggiabile eroina contemporanea. Giornalista di professione, è la donna che trasforma irrimediabilmente, migliorandoli, i luoghi che abita e gli individui che incontra.  Grazie a lei Ernesto, da burbero e solitario, si trasforma in un amorevole compagno di vita e di giochi.

Complici come ladro e palo, complementari come un puzzle a due pezzi.

Sempre Marisa è l’unica a far vivere a Marta la realizzazione di una famiglia tradizionale, la donna che ha trasformato il solitario ed anaffettivo zio, in un uomo dai tratti felini:

Gattoso per Marta voleva dire la cosa più bella di tutte le cose belle, quando ti colpo ti fidi dell’intero universo e allora ti strusci e fai le fusa e dai le nasatine contro il mondo e ogni vibrissa è in sintonia con i pianeti e le pance sono morbide e calde e profumano di casa e pane appena sfornato e se mi scegli ti scelgo io perché è così che deve andare.

Silvia Greco affida a Marisa il compito di mettere a posto e risanare ciò che è rotto. Non a caso crea un ospedale dei giocattoli dove Marta e i bambini che ne hanno bisogno possono riparare giocattoli ai quali non riescono a rinunciare. Questo è il luogo dove Nino incontra Marisa.

La dolcezza si manifesta anche in un’invenzione secondo me geniale. Marisa è una campionessa di marmellate le cui etichette portano nomi bizzarri:

marmellata di coccole per i giorni bui, marmellata espansiva, confettura di abbracci caldi per le sere d’inverno, conserva di risolini acuti.

Non vi ho ancora convinto?

Passiamo allora alla colonna sonora. La musica in questo romanzo c’è ed è tutta italiana. Fanno capolino attraverso le voci dei protagonisti Non son degno di te (1964) di Gianni Morandi, Torpedo blu (1968) di Giorgio Gaber, Ciao ciao bambina(1959)  di Domenico Modugno  e Perdono (1966) di Caterina Caselli. Ma, considerato che uno dei cantautori italiani preferiti da Silvia Greco è Sergio Caputo, voglio omaggiare ciascuno dei suoi protagonisti una canzone di questo cantautore italiano assai trascurato.

Ad Ernesto, che non riesce a rimettere a posto i pezzi della sua vita dopo la morte di Marisa, ecco le parole di Bimba se sapessi:

Ci sono tante sfumature
anche nel colore delle scottature,
le abrasioni che questa vita ci fa.
Mentre inesorabili
tiriamo avanti questo show.

Per Nino, che si accontenta di quello che ha e che anche se all’apparenza è tonto, e è stufo di sentirsi dare dello stupido da chiunque incontri lungo il suo cammino. La sua è una richiesta semplice, che ho trovato nelle parole del testo Abbracciami:

Puoi portarmi tu nel regno di Oz…
puoi suonarli infondo all’anima mia…
quei tamburi blu
della tua malinconia… 
Abbracciami…
abbracciami…
fra le ciglia stralunate
delle notti disperate…
lungo le spiagge abbandonate
della fantasia…
che i ladri di passione ci han portato via…
i sogni sono un peso… se li lasci giù…
li devi prendere per mano
e non voltarti più…

A Marta voglio regalare un brano tratto dall’ultimo album di Brunori sas, cantautore al quale sono molto affezionata. Si chiama La verità, e fa così:

Ma l’hai capito che non serve a niente
Mostrarti sorridente
Agli occhi della gente
E che il dolore serve
Proprio come serve la felicità.

 

 

 

Anche il dolore per la perdita di chi abbiamo profondamente amato può avere un senso positivo e lasciare qualcosa di bello. Per Marta sarà proprio il ricongiungimento con lo zio Ernesto, dopo un anno dal lutto, che cambierà le loro vite:

L’idea di partire insieme fu l’unica cosa che fece tornare nei loro cuori rinsecchiti la voglia di riprovare a stare al mondo.

Infine, per Marisa un tributo sinfonico, ma anch’esso tutto italiano: La boutique fantasque di Ottorino Respighi (1879-1936). Il compositore bolognese scrisse questo balletto traendo spunti da brani per pianoforte di Gioacchino Rossini. Respighi fa con le musiche di Rossini ciò che Marisa compie con Ernesto e Marta: smonta e rimonta le loro vite arricchendole. Lo fa in vita e post mortem. Il risultato è un intrigante e stimolante gioco attraverso il quale diventa difficile, se non impossibile, capire il confine tra realtà ed immaginazione.

Da parte sua, Silvia Greco compone un mosaico di voci alterne che hanno la precisione e la luminosità di bellissime miniature, e che tengono sempre viva l’attenzione con la varietà di ritmi e di motivi, proprio come fa Respighi in ciascuno degli otto pezzi che compongono questo balletto.

La tabaccaia Maria Antonietta Beluzzi in Amarcord

Se è vero che ogni film contiene un cameo, questo libro non è da meno. Ines è il donnone che sembra uscir fuori da Amarcord (1973) di Federico Fellini.

Vicino a quella donna, tanta, piena, vera – splendida con il suo gatto rosso immaginario -, si sentiva consolato.

Questa donna cambierà i destini dei protagonisti e consentirà loro di disegnare nuovi mondi dando anima anche a ciò che in apparenza non ce l’ha.

Questo è realizzare un’imprecisa cosa felice. Questo è un accenno a quello che è questo breve, delizioso romanzo.Un libro che mi ha fatto venir voglia di mettermi di notte a testa in su a fare una gara di stelle, mangiando marmellata di coccole per i giorni bui e ascoltando il greatest hits della musica italiana ’60-’70.

Silvia Greco ha iniziato il suo libro con un omaggio a Pessoa, io mi permetto di citarlo per chiudere questo post:

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.

Buona lettura e buon ascolto!

 

 

 

 

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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