“Una rosa per Emily” di William Faulkner

Una rosa per Emily

Questo libro è per chi abita case che odorano di polvere e di abbandono. Per chi vive insieme ad un altra persona in un armistizio forzato. Per chi ha appena tirato i dadi e deve aspettare un’eternità prima che si fermino.

William Faulkner

In 99 pagine si concentrano le storie delle 3 donne protagoniste di questa raccolta di racconti di William Faulkner, pubblicata per la prima volta nel 1930. I fatti si svolgono a Yoknapatawpha, una contea sperduta e immaginaria del sud degli Stati Uniti con capitaleJefferson, dove lo scrittore statunitense, premio Nobel per la letteratura nel 1949, ha ambientato molti dei suoi romanzi e racconti. In questo trittico dalle atmosfere decadenti, sono tre donne le protagoniste. Miss Zilphia Grant, nel racconto omonimo, è figlia di un mercante di bestiame che abbandona lei e la madre per fuggire insieme alla moglie dell’oste di una taverna che frequenta abitualmente. La donna è così descritta:

Una donna forte, ancora giovane, con il viso largo e duro. Era andata a cercare Gant e la donna con l’abilità di un uomo, con la pertinacia di una parca, con la serena impenetrabilità di una vestale che esce da un tempio violato.

La vendetta è servita grazie ad una revolver presa in prestito di cui Mrs Grant ha usato solo 2 proiettili. Zilphia era segregata in casa e le descrizioni che ne fa l’autore sono secche, concise e dolorose:

Zilphia era magra come un chiodo, col viso esangue e tormentato da grandi occhi non del tutto sottomessi; andava e tornava da scuola al fianco di sua madre, dietro la piccola maschera tragica del suo viso.Era malata di anemia, di nervi di solitudine e disperazione.

Mentre Mrs Grant, col passare degli anni, assume sempre più l’aspetto di un uomo, Zilphia vede la sua intimità violata dalla stessa madre che periodicamente la faceva denudare per controllare che il suo candore fosse ancora inviolato. Un’adolescenza, quella della protagonista, trascorsa a guardare il mondo attraverso le grate di una finestra della sartoria rilevata dalla madre alla morte del marito. L’unica apertura concessa sulla vita degli altri.

Quando la madre si ammala, Zilphia subisce una metamorfosi anche fisica: diviene una donna rotondetta, flaccida e occhialuta dalla pelle color sedano. È così che conosce un giovane pittore incaricato di imbiancare casa. L’uomo diverrà suo marito, ma, proprio come aveva fatto suo padre anni addietro, fuggirà senza lasciare traccia.

Gli uomini sono sempre in fuga in questa raccolta di racconti. Tutte figure, quelle maschili, marginali e accessorie, nessuna in grado di imporsi su queste donne forti, dure, mascoline persino nell’aspetto. Ed è proprio quando Zilphia rimane sola, senza una madre ingombrante ed un uomo senza determinazione, che decide quale sarà il suo destino.

Pensava a Gesù Cristo, sussurrando «Maria c’è riuscita anche senza un uomo. C’è riuscita!» […] Io concepirò! Io riuscirò a concepire da sola!

La colonna sonora di questo primo racconto  è senza dubbio  Secrets Of The Beehiveterzo album solista di David Sylvian arrangiato da Riuichi Sakamoto, pubblicato nel 1987. In esso Sylvian si rivela nella sua dimensione ideale: un creatore di paesaggi sonori che distilla emozioni in fulgide e lontane nebulose. Un album ricco di brani  intrisi di atmosfere cupe, gotiche. Sylvian crea paesaggi sonori, Faulkner crea suggestioni lessicali.

Una rosa per Emily è il secondo racconto di questo trittico letterario. Ecco l’incipit:

Quando morì Miss Emily Grienson tutta la nostra città andò al funerale: gli uomini con un rispettoso affetto per un monumento caduto, le donne per la curiosità di vedere l’interno della sua casa, che da almeno 10 anni, nessuno aveva più visto.

Una donna sola, morta a 74 anni. Una donna anche qui descritta come un uomo: i suoi capelli erano ancora di quel vigoroso grigio ferro, come i capelli di un uomo ancora attivo.

Anche nella vita di Emily gli uomini sono figure marginali: Tobe, il domestico di colore, unico contatto col mondo esterno dopo la scelta di non uscire più di casa. Un padre morto da tempo il cui ritratto verrà posto sulla sua bara. Infine Homer Barron, l’unico uomo che Emily accoglie nella sua vita, ma che ha altro genere di interessi sessuali. Un racconto il cui finale fa rabbrividire, un epilogo che racconta molto di una donna che di parole ne ha spese poche durante la sua lunga esistenza solitaria. Un racconto che mi piace associare è l’ouverture del Tannhäuser, quinta opera scritta da Richard Wagner composta tra il 1842 ed il 1885. In questa ouverture troviamo il conflitto tra amore sacro e profano, e la grinta che caratterizza le opere del compositore tedesco. Le note graffianti rappresentano bene Emily, una donna esiliata volontariamente che vive in cattività.

Adolescenza è l’ultimo dei tre racconti. Juliet Bunden è la primogenita ed unica femmina di 5 figli di una donna morta troppo presto ed un padre che considerava la paternità come un «inconveniente ineludibile del matrimonio». Anche nella descrizione di Juliet troviamo, come nelle altre protagoniste, una caratterizzazione mascolina:

Juliet era una monella sottile come un giungo, scurissima di pelle, con gli occhi stretti, neri e insondabili come quelli di un animale di pezza, e una folta capigliatura nera bruciata dal sole. Un maschiaccio che picchiava con imparzialità i fratelli.

Orfana di madre, in contrasto con la seconda signora Bunden, Juliet viene affidata alla nonna paterna, nella cui casa trova in apparenza l’isolamento tanto desiderato. Durante una delle consuete fughe verso un lago, conosce Lee, il primo ragazzo insieme al quale riesce per la prima vota a condividere un silenzioso cameratismo. Come «animali in un’estate eterna», i due trovano l’uno nell’altra la compagnia ideale per inaugurare un periodo felice. Quando la nonna scopre questa amicizia, confondendola con legame sessuale, la vecchia implacabile pensa che la speranza di riscattare una stirpe di uomini deboli, imbecilli, incapaci di fare i padri, da sempre risposta nella giovane nipote, viene infranta. Juliet lascia così la sua fanciullezza per entrare nel mondo dell’adolescenza:

Il mondo era questo, sotto di lei e sopra la sua testa, eterno e vuoto e sconfinato.

Proprio questa citazione mi fa pensare a Terra desolata di T.S.Eliot: voci diverse che parlano lingue diverse. La primavera, in questo poema, è come l’adolescenza per Faulkner in questo racconto:non porta fertilità e vita, ma attesa di pioggia ristoratrice che non arriva. Per questa lettura consiglio il brano Children of the moon, tratto dall’album Eye in the Sky, pubblicato nel 1991 dagli Alan Parsons Project.

«Nothing to live for, nothing to die for. We’re lost in the middel of a hopeless world. Children of the moon watch the world go by, children of the Moon hiding from the sky.»

Juliet non ha nulla per cui vivere, nulla per cui morire. Persa in un mondo senza speranza, come i figli della luna, guarda il mondo andar via.

Buona lettura e buon ascolto!

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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