“Sono tutte storie d’amore” di Dulce Maria Cardoso

Questo libro è per chi sa che le favole non sono sempre a lieto fine. Per chi vede amore anche dove all’apparenza non ce n’è. Per chi ama la scrittura breve. Pr chi crede nel potere salvifico delle parole.

Tu, lettore, vieni qui, cammina con me sul ciglio della strada. 

Dulce Maria Cardoso

Questa è la prima frase del racconto Dimenticare, contenuto in questa raccolta di Dulce Maria Cardoso pubblicata da Voland. Questo incipit riassume in poche parole il sentimento che accompagna  durante la lettura di queste pagine. Siamo guidati dalle parole poetiche di Dulce Maria Cardoso, parole che danno vita ad una serie di 14 racconti che ritraggono l’animo umano, che è oscuro, crudele, complesso.

Sono tutte storie d’amore, è vero, ma mai banali o a lieto fine. Sono storie che fanno preoccupare, che disturbano, che sospendono il respiro e che richiedono dopo la lettura il tempo necessario a riprendere fiato per assorbire tutto quello che custodiscono.

In queste pagine, realtà e finzione si fondono in un modo che mi ha sorpreso e persino scioccato. Non ero preparata alla crudeltà di un libro intitolato Sono tutte storie d’amore che parla di amore, ovviamente, ma parla anche di morte, decadenza, male e violenza.

Questo non dovrebbe sorprendere, in fondo tutte le verità hanno due lati, la bellezza non ha senso senza la bruttezza: sono gli estremi che bilanciano, che danno senso al mondo.

È necessario arrivare agli estremi come fa Dulce Maria Cardoso? Forse no, ma per farlo necessario possedere le parole e il talento immenso della scrittrice portoghese.

Questo libro non mi ha incantato, ma sospetto che non sia destinato a deliziare. Molte di queste storie mi hanno lasciato a disagio, ma credo che l’intenzione della scrittrice fosse proprio questa.

Sorpresa, shock, senso di colpa è stato quello che ho sentito leggendo questi racconti. Questo libro, queste storie d’amore, sono soprattutto una provocazione. Più che leggere, questo libro ci costringe a pensare.

Attraverso uno stile quasi sognante, fiabesco, che non è sempre quello che sembra, Dulce Maria Cardoso sorprende con conclusioni inaspettate, che funzionano davvero molto bene in questo tipo di narrazione breve.

I racconti sono 14, due in più rispetto all’originale portoghese. E di cosa parlano questi racconti? Di tutto, di poco e di molto, dipende da chi legge e dal proprio stato d’animo. L’autrice concede spazio per immaginare, per divagare e costruire.

Questi racconti mostrano tutta la maestria nello scolpire parole al punto che arrivano al centro del cuore. Tutto avviene con una tale intensità che mi ha fatto pensare a Flannery O`Connor, anche se qui la religione è sostituita dall’amore. Alla fine le parole trafiggono le nostre anime come lance, e questo è qualcosa che entrambe le scrittrici hanno in comune: il potere di rendere le parole frecce incendiarie.

In alcuni casi abbiamo risonanze del realismo magico, che rimandano a Gabriel Garcia Marquez, come accade nel primo racconto, Questo blu che ci circonda,  una storia dolce e amara che parla di invidia, avidità e desiderio di avere ciò che non ci appartiene. Ci insegna che, quando alla fine riusciamo a raggiungere ciò che abbiamo fortemente desiderato, questo provoca sofferenza.

La Biblioteca è il racconto nel quale ogni lettore si identificherà con il testo, perché l’amore per i libri è proprio lì, in ogni parola. I libri mi hanno salvato, afferma Dulce Maria Cardoso, e sono i libri che salvano ciascuno di noi.

Ho vissuto tutte le vite che ho letto.Migliaia di vite ci attendono nel silenzio dei libri. Il silenzio dei libri non è uguale al nostro.

In Non dimenticare, la letteratura diventa anche un modo per ricordare tante vite che non sono più e ci incita a mettere in discussione gli eventi del mondo, a guardare in modo critico ciò che accade intorno a noi.

Questo libro provoca il lettore mettendolo di fronte diverse specie di amore. Un cane porta animali morti all’anziana padrona che vive da sola e non ha la forza di uscire di casa per provvedere al suo sostentamento:  questo è amore. Una madre deve scegliere quale dei due figli salvare dal morire investiti: questo è amore. Un uomo fa da autista a coppie che vogliono consumare atti sessuali sui sedili posteriori della sua auto sperando prima o poi di riconoscere, attraverso lo specchietto retrovisore, la donna che ama: questo è amore. 

Questo è l’amore secondo Dulce Maria Cardoso, il modo in cui ce lo presenta in questo libro, un amore violento, imperfetto e feroce, un amore affrontato in modo trasversale, che  si affianca al male, all’indifferenza, alla solitudine.

La colonna sonora che ho scelto per questa raccolta di racconti è una cantante che ho molto amato e che è scomparsa troppo presto: Amy Winehouse. I lampi di vulnerabilità nella sua musica l’hanno resa senza tempo. L’immensa eredità musicale della Winehouse si basa su due soli album pubblicati durante la sua vita, oltre a una manciata di lati B e registrazioni live.

Love Is a Losing Game è il quinto singolo tratto da Back to Black (2006)

For you I was the flame
Love is a losing game
Five story fire as you came
Love is losing game
One I wished, I never played
Oh, what a mess we made
And now the final frame
Love is a losing game
Played out by the band
Love is a losing hand
More than I could stand
Love is a losing hand
Self-professed profound
Till the chips were down
Know you’re a gambling man
Love is a losing hand
Though I battled blind
Love is a fate resigned
Memories mar my mind
Love is a fate resigned
Over futile odds
And laughed at by the gods
And now the final frame
Love is a losing game
Il testo di questa canzone è semplice ma crudo, immediato, potente.  La rima è un po’ soffocante, ma potrebbe essere una scelta intenzionale, adatta all’argomento. Amy Winehouse, proprio come Dulce Maria Cardoso, rapisce, stordisce e inebria. Con una voce di una dinamica incredibile, capace di trasmettere ogni stato d’animo, è riuscita a rendere in musica le frustrazioni e i desideri di una giovane donna che potrebbe essere la protagonista di un racconto scritto da Dulce Maria Cardoso.
Come sempre, a voi buona lettura e buon ascolto!
Cinzia

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