“Tra loro” di Richard Ford

Questo libro è per i figli unici. Per chi ha trascorso un’infanzia felice. Per chi avrebbe voluto conoscere pienamente le persone che ci hanno messo al mondo, prima di noi. Per chi sa che tutto passa, tranne l’amore.

Cosa porta uno scrittore di talento alla soglia dei 74 anni, a dedicare un libro alla memoria dei suoi genitori? Richard Ford ha scelto di farlo racchiudendo in meno di 150 pagine due memoriali scritti a distanza di trent’anni l’uno dall’altro, il ricordo di Parker ed Edna Ford, i suoi genitori.

Richard Ford

Questo è Tra lorol’ultimo libro pubblicato da Feltrinelli del Premio Pulitzer che sembra aver ereditato la grande capacità di raccontare la famiglia americana da Faulkner.

Il memoriale di Ford ricorda un’infanzia felice in uno spazio magico che i suoi genitori avevano creato per lui, figlio unico di una coppia adulta. In questo libro ci sono due memorie separate: la prima sul padre, scritta di recente; la seconda, su sua madre, è stata scritta nel 1986, cinque anni dopo la sua morte e lo stesso anno in cui Ford ha pubblicato il libro che ha dato inizio alla sua carriera di romanziere, Sportswriter.

Questo è un libro sul tempo, sul modo in cui la nostra comprensione della vita di coloro che amiamo si estende davanti a noi e dietro di noi, posizionandoci da qualche parte, tra loro. Questa è la storia di due genitori raccontati da quell’unico figlio che sa di non essere stato cercato, ma di certo molto amato. L’arrivo ormai inatteso ed insperato di Richard ha posto fine a una storia d’amore perfetta: Mi volevano, ma non avevano bisogno di me, scrive Ford, quasi a volerci mettere in guardia, come se il titolo non fosse già abbastanza esplicito.

La musica che ho scelto per la vita prima, quella di Parker ed Edna non ancora genitori, è la Sonata per pianoforte in soli due tempi di Aleksandr Skrjiabin: Sonata Fantasia, interpretata dal delicatissimo tocco di Valentina Lisitsa. Un brano breve, ma allo stesso tempo profondo e in grado di far sperimentare all’ascoltatore un volo vertiginoso, libero, come lo sono stati Edna e Parker durante gli anni di matrimonio prima di scoprire l’amore nei confronti di un figlio.

Se il titolo descrive molto bene il modo in cui lo scrittore ha vissuto la propria esistenza, il sottotitolo Ricordando i miei genitori è cruciale: Ford è determinato a raccontare solo ciò che ricorda. Sceglie di celebrare con amore la sua famiglia perché con l’amore si evoca l’istinto di protezione verso ciò che vogliamo trattenere.

Lontano è il titolo che Ford sceglie per la prima parte dedicata a Parker Ford, suo padre, commesso viaggiatore i cui occhi blu brillavano di esuberante felicità.

Era la vita più felice che avessi mai conosciuto.

 

Richard Ford ci racconta la storia della vita e della morte dei suoi genitori a turno, mentre si spostano dall’Arkansas al Mississippi, dalla quasi povertà alla classe media, lungo 15 anni di matrimonio senza figli, sorpresi della genitorialità in un’età che alla fine degli anni 3o era considerata tarda, e dall’improvvisa, prematura morte a causa di un infarto per Parker e alla vedovanza di Edna, che ha preceduto la morte per cancro al seno, 21 anni dopo.

Tra loro è come guidato dalla curiosità dell’autore su chi fossero i suoi genitori, sia chi gli sembravano essere nella loro vita, sia chi, a posteriori, immagina che avrebbero potuto essere al di fuori della sua visione. È attraverso questo desiderio innato di conoscerli, che queste due persone comuni sono rese vitali e vivaci grazie alle raffigurazioni che ne fa l’autore delle loro ferite, dei loro silenzi, ma anche dei litigi e dei piaceri coniugali. Scrive Ford nelle ultime pagine:

La mia è stata una vita di osservazione e di testimonianza.

Lo scrittore si fa testimone volontario, lasciando anche il posto a una convergenza di congetture e supposizioni, con l’unico obiettivo di cogliere appieno chi fossero i suoi genitori. Per questo arriva a porsi domande profonde sulla vita che non  ha potuto osservare, i quindici anni prima che lui arrivasse tra loro.

Di suo padre si chiede quali fossero i suoi pensieri mentre alla guida da uno Stato all’altro trascorreva la settimana lontano da casa. Com’era per lui viaggiare da solo, sostare a lungo in camere d’albergo, fumare camminando per le vie di città sconosciute? Questo desiderio di sapere, il fatto stesso di prestare attenzione non è forse  il più grande atto d’amore possibile?Richard Ford ha anche fatto di più. Ci ha donato una storia straordinaria su due persone comuni, che altrimenti non avremmo mai conosciuto.

 

Richard Ford insieme a sua madre Edna Arkin

Le assenze sembrano circondare e intromettersi su tutto, ma questo è parte della vita stessa.  Questo libro è pieno frasi da assaporare con lentezza, pagine su cui indugiare a lungo. La bellezza che ne deriva aiuta a ricordare chi sei, a chiedere di te a chi c’era prima, per tenere in vita ciò che altrimenti andrebbe perduto.

Persino nel cuore della morte c’è ancora della vita che deve essere vissuta.

Abbinare a questo libro una colonna sonora è stato naturale. Ho immaginato una famiglia in viaggio, senza TV e senza libri, accompagnata solo da sorrisi e musica trasmessa alla radio. Ecco che tra i successi degli anni 30 e 40 alcune canzoni che ho immaginato potessero ascoltare e canticchiare insieme. Dancing in the moonlight interpretata da Ruth Etting, oppure Frances Langford che canta Cole Porter in Easy to love.

Come ci ricorda Richard Ford, mentre cerca di comprendere il tempo prima e dopo la sua nascita:

Quasi tutto se ne va, tranne l’amore.

 

Buona lettura e buon ascolto!

Colonna sonora qui.

C.O.

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