La materia di studio che più ho amato nei 5 anni di università è stata Letterature comparate. In fondo, quello che faccio in questo spazio è proprio mettere a confronto letteratura ed un’arte, la musica. Sono convinta che il comparatismo sia insito nell’esercizio stesso di leggere, essendo pressoché impossibile non stabilire connessioni con altri libri, altre discipline o sfere dell’espressione umana.

Proprio durante un corso del professore Nicola Gardini, ho scoperto buona parte delle autobiografie omosessuali che inserisco in questa #top5BooksList.

#1 Gore Vidal (1925-2012)- La statua di Sale – Fazi Editore – 212 pagine

Il libro è apparso negli USA nel 1948, in pieno periodo postbellico. Gore Vidal aveva appena 22 anni e mancava totalmente di quell’ottimismo di chi appartiene ad un paese che entra nel novero delle potenze mondiali. Nella prefazione l’autore dichiara:

Fino a quel momento, i romanzi americani sulle “inversioni sessuali” avevano trattato di travestiti o di ragazzi solitari e cerebrali che avevano contratto matrimoni infelici e si struggevano per i marine. Io ruppi quello schema.

Jim Willard, il protagonista, è omosessuale e il romanzo si concentra sulla sua crescente consapevolezza sessuale, e sul suo dirigere un’esistenza omosessuale in un mondo eterosessuale.

Insieme a Bob rappresenta una gioventù altrimenti insignificante, che sfugge ai riflettori e cerca solo i piaceri più ordinari che la vita ha da offrire.

Vidal è riuscito, con la sua prosa,  a riflettere il mondo omosessuale stereotipato dei suoi personaggi evidenziandone la  riluttanza ad impegnarsi all’introspezione.

 

#2 Klaus Mann (1906-1949) – La svolta – Il Saggiatore – 472 pagine

Pubblicato in inglese per la prima volta nel 1942 , La Svolta è apparso in una versione tedesca ampliata solo nel 1952, due anni dopo la morte dell’autore.

Questo libro rappresenta un lasciapassare unico in una delle famiglie culturalmente più attive nella Germania della prima metà del 900, quella di Thomas Mann. A raccontarcela è suo figlio Klaus, un uomo che si è sempre sentito “figlio di”, “nipote di”.

Ecco che sono chiari sin da subito i temi che accompagnano tutta la sua vita: solitudine ed esclusione. A questo si aggiunge l’esilio di Klaus Mann, un giovane intellettuale che ha trascorso il periodo tra le due guerre cercando un posto nel mondo, un luogo nel quale sentirsi a casa, una comunità nella quale inserirsi.

Per questo i lunghi viaggi intorno al mondo insieme alla sorella Erika, a circondarsi di grandi artisti a loro contemporanei: da Gide a Picasso, Isherwood e Auden. A proposito dell’Italia scrisse:

L’Italia mi lasciò indifferente, insoddisfatto. L’Italia di Mussolini non si poteva amare.

 

#3 Christopher Isherwood (1904 – 1986) – Christopher e il suo mondo – SE – 284 pagine

Nel 1976 Christopher Isherwood scrisse di sé alla terza persona, come se il vecchio scrittore stesse guardando il suo sé più giovane attraverso la lente del tempo, oggettivamente, alla maniera di una macchina fotografica. Così facendo, l’obiettivo avrebbe registrato solo l’aspetto esteriore delle cose, le azioni e le conversazioni, non i pensieri, i sentimenti, le emozioni. Non era pronto ad ammettere la propria omosessualità? Benché la vivesse senza limiti, temeva lo scandalo, l’imbarazzo che avrebbe causato alla madre.

Compagno di scuola di Wystan Auden, Isherwood inizia la sua storia a partire dal 1939, quando parte dall’Inghilterra alla volta di Berlino. Sorprende rendersi conto che la città negli anni ’30 era liberale più di qualsiasi altra città occidentale del suo tempo ed era un luogo che offriva la possibilità di esplorare la sessualità senza limiti.

Durante gli anni trascorsi in Germania, Isherwood tenne un diario, che fu poi punto di partenza per i romanzi che gli diedero la fama (Un uomo solo; Addio a Berlino; Mr Norris se ne va).

Era imbarazzato perché, finalmente, lo avevano condotto faccia a faccia con quelli della sua tribù. Fino ad allora si era comportato com se quella tribù non fosse mai esistita e l’omosessualità uno stile di vita privato.

 

#4 – Augusten Burroughs (1965)- Correndo con le forbici in mano – BUR – 296 pagine

L’infanzia in frantumi di Augusten Burroughs, cresciuto in Massachusetts negli anni 70, è stato per più di due anni tra i best sellers del NY Times. Nell’introduzione a questo libro pubblicato nel 2002, Walter Siti lo definisce inequivocabilmente americano.

Quando nasci in una famiglia disfunzionale, tutto intorno a te è così corrotto, generalmente strano e psicotico, cosa puoi fare? Puoi ridere! Questa è la risposta di Burroughs, che neutralizza l’indignazione morale di una madre bisessuale, un padre dallo spiccato lato oscuro e dell’iniziazione sessuale a tredici anni insieme ad un uomo di oltre trenta.

Burroughs viene mandato a vivere con il dottor Finch, uno psichiatra, quando i suoi genitori si separano e la vita nella famiglia Finch è altrettanto travolgente. La scrittura alterna tragico e grottesco a frasi che invece mostrano la serietà che si cela dietro i colori pop:

Avevo paura che in seguito non saremmo stati capaci di cancellare quello che stavamo facendo a noi stessi, qualunque cosa fosse.

 

#5 Reinaldo Arenas (1943-1990) – Prima che sia notte – Guanda – 336 pagine

Poco conosciuto in Italia, Reinaldo Arenas è stato uno scrittore, poeta e saggista cubano. Prima che sia notte, è il suo ultimo libro, prima del suicidio. La sua  è una testimonianza autobiografica che espone con severità le sue sofferenze e le dolorose esperienze che hanno segnato la sua vita dentro e fuori Cuba.

Non è solo un documento autobiografico, nel contesto di una realtà complessa totalitarista, piena di pregiudizi, ma anche una reinterpretazione della storia di Cuba, una lettura di chi ha vissuto tutta la vita combattendo il regime di Fidel Castro. Asturias non nascose mai la propria omosessualità a causa della quale venne torturato e incarcerato.

Questo è il racconto della sua vita, della sua malattia, l’AIDS, e s’intitola così perché era costretto a scrivere sugli alberi, lontano dagli occhi indiscreti, prima che facesse notte.

Io racconto la verità come un ebreo che abbia sofferto il razzismo o un russo che sia stato in un gulag, come qualunque essere umano che abbia avuto gli occhi per vedere le cose come sono. Grido, dunque sono.

 

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