“In presenza di Schopenhauer” di Michel Houellebecq

Questo libro è per chi desidera conoscere la visione del mondo di uno dei più grandi pensatori del XIX secolo attraverso il punto di vista di uno dei maggiori scrittori e saggisti europei contemporanei. Per chi conosce Schopenhauer ed Houellebecq e ha già riscontrato analogie di pensiero nelle loro opere.  Un viaggio alla scoperta di un filosofo attraverso il buddismo, la trilogia Matrix e le ouverture di Rossini.

Ho iniziato ad amare Arthur Schopenhauer quando frequentavo il corso di Letterature Comparate all’università. Il professore Michele Cometa, che poi è stato anche il relatore della mia tesi di laurea, è riuscito a fare appassionare me e i miei colleghi di corso ad un pensiero che va al di là del pessimismo cui di solito si associa il pensiero di Schopenhauer. Cometa riuscì, senza che questi fossero inseriti nei testi obbligatori per sostenere la materia, a farmi desiderare di leggere tutta l’opera di uno dei maggiori pensatori del XIX secolo.

Quando, a distanza di molti anni, ho letto della pubblicazione di In presenza di Schopenhauer, pubblicato da  La nave di Teseo e scritto da Michel Houellebecq, uno dei miei scrittori francesi contemporanei preferiti, non ho resistito ed eccomi qui a raccontarvi questa esperienza.

Questo breve saggio – 74 pagine – racconta l’incontro tra due pensieri dal punto di vista di chi, come me, una volta scoperto il pensiero di Schopenhauer, non è più riuscito a disfarsene. Si tratta di una selezione di brani tratti dal Mondo come volontà e rappresentazione e dagli Aforismi – tradotti in Francia dallo stesso Houellebecq, che qui li commenta, rendendo attuale la lettura di un’opera del 1819.

Questo è il racconto di un incontro che ha condizionato il pensiero del poliedrico e contrastato francese. Michel Houellebecq aveva 26 anni,quando prese in prestito in biblioteca, gli Aforismi sulla saggezza del vivere –ultima parte del primo volume di Parerga e Paralipomena -, ed è lì, come dice lui, che in pochi minuti, tutto è cambiato.

Scopenhauer è  un modello per ogni filosofo a venire, afferma Houellebecq. In questo saggio commenta  alcuni brani scelti de Il mondo come volontà e rappresentazione o dei suoi Aforismi. Un approccio chiaro e per nulla didattico di Schopenhauer che profondamente influenzato Houellebecq. E al di là di questa presentazione, vediamo stabilire un dialogo in cui la filosofia del maestro è per lo studente un trampolino di lancio per costruire il proprio pensiero.

In questo dialogo il lettore è coinvolto fino ad un certo punto e la conoscenza del pensiero di Schopenhauer agevolerà il lettore. In realtà, il commento è spesso personale, Houellebecq condivide le sue ossessioni e non esita a gettare Schopenhauer nel XX secolo, immaginando cosa avrebbe pensato, per esempio, di ecologia e turismo di massa.

Lungi dal limitarsi a un’analisi pessimistica dell’uomo e del mondo, il filosofo propone una soluzione: la compassione. Una lezione di vita che arriva da Schopenhauer, noto come il pessimista radicale solitario e misantropo, che qui diventa lettura confortante per Houellebecq.

Essere in due, fa sentire meno soli.

Schopenhauer si differenzia da altri grandi pensatori del suo tempo perché è un filosofo buddista con l’ anima di un romanziere. Così lo elogia Houellbecq:

Lui sa parlare di ciò che non si può parlare: di amore, di morte, di pietà, di tragedia e di dolore.

Un incontro ideale, quello tra il filosofo tedesco e il saggista e romanziere francese che racconta la scoperta del tutto casuale di quello che definisce il libro più importante del mondo:

All’epoca conoscevo già Baudelaire, Dostoevskij, Verlaine, quasi tutti i romantici. Avevo letto la Bibbia, Pascal, La montagna incantata.

Quando per caso legge Il mondo come volontà e rappresentazione riconosce in Schopenhauer un modello per ogni filosofo futuro. Houellebecq mostra al lettore come il pensatore tedesco sia entrato nel campo dei romanzieri, dei musicisti e degli scultori, aprendo aprendo alla filosofia dei luoghi inesplorati prima di lui. Pur accettando il fatto che il pensiero di Schopenhauer è privo di allegria, l’autore ci dimostra come siano comunque presenti momenti di imprevista felicità in tutta la sua opera. Per questo cita, tra gli altri, questo breve passo da Il mondo come volontà e rappresentazione:

Chi ride molto è felice, chi piange molto è infelice – un’osservazione assai ingenua, ma a causa della sua verità così semplice non ho potuto dimenticarla, quantunque sia il superlativo di un’ovvietà. Così dobbiamo noi stessi, ogni volta che si presenta, aprire porte e finestre all’allegria.

Penso che il modo giusto per affrontare la lettura di questo saggio sia quello di accettare una lettura non esaustiva né accademica del filosofo. L’incontro tra anime affini rappresenta il pretesto per il saggista di parlare di sé, approfondendo temi ampiamente trattati dal filosofo e che qui sono rappresentati da una trentina di brani scelti: dall’epistemologia all’estetica, dalla morale al concetto di volontà. Il mondo è in tutto e per tutto rappresentazione: tutto ciò che esiste, è solamente oggetto in rapporto al soggetto. Oltre ad essere rappresentazione, il mondo non è altro che volontà, che secondo Schopenhauer equivale alla cosa in sé della filosofia kantiana e all’idea platonica.

Molto vicino al Buddismo, Schopenhauer dichiara la più importante dottrina religiosa quella espressa nei Veda, pervenuto a noi nelle Upanishad. Noi siamo avvolti dal velo di Maya, che ci separa dalla conoscenza. Per comprendere a fondo il pensiero di Schopenhauer a chi non ha intenzione di leggere i testi, consiglio la visione della trilogia dei fratelli Wachowski:

Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. (Morpheus a Neo – 1° capitolo della trilogia)

Se la realtà che vediamo fosse già un artefatto? Se il mondo percepito dai nostri sensi fosse solo un’illusione, una copia imperfetta della realtà, che noi non riusciamo a vedere?

Per Schopenhauer il fenomeno è il mondo della rappresentazione, cioè apparenza, illusione, sogno, il regno della menzogna che nasconde la verità. Ciò che nell’antica sapienza indiana è detto velo di Maya. Il noumeno è invece la realtà, nascosta dall’apparenza del fenomeno, e che il filosofo ha il compito di rivelare.

Schopenhauer si avvicina alla filosofia indiana e buddista, che da sempre si è interrogata su queste tematiche, citando gli antichi testi dei Veda e dei Purana:

Maya è il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra che egli prende per un serpente.

Un saggio di appena 76 pagine può contenere il mondo e infiniti riferimenti, soprattutto quando in ballo c’è Arthur Schopenhauer. Essere esaustiva è impossibile, ma da cultrice del pensiero del filosofo tedesco, non posso che esortarvi alla lettura dei testi citati.

E la colonna sonora? Impossibile, quando si parla di Schopenhauer, non fare riferimento alla musica, argomento ampiamente trattato ne Il mondo come volontà e rappresentazione dove ne parla in questo modo:

La musica è staccata da tutte le altre arti belle. Non è quindi l’immagine delle idee, bensì immagine della volontà stessa. Perciò l’effetto della musica è tanto più potente e insinuante di quello delle altre arti.

Suonando o ascoltando un brano musicale vi è la possibilità di conoscere immediatamente l‟anima del mondo poiché tra la musica e la volontà si viene a creare un’intima relazione, che giunge a un livello talmente elevato, da poter affermare che il mondo è incarnazione della musica.

Si racconta che Richard Wagner leggesse Il mondo come volontà e rappresentazione durante la composizione di Tristano e Isotta. il filosofo di Danzica e il musicista di Lipsia presentano forti affinità, ma Schopenhauer non amava affatto le narrazioni e i personaggi tracciati nella tetralogia del Ring.

Schopenhauer elegge a modello per la sua filosofia della musica Gioachino Rossini  poiché è stato uno dei pochi compositori che è rimasto esente dall’assurda pretesa di accomodare la musica alle parole.

La musica per Schopenhauer è un crescendo, e ben si prestano le ouverture di Rossini a raccontare in musica ciò che il filosofo descrive nel terzo libro de Il mondo come volontà e rappresentazione. La gazza ladra, Il barbiere di Siviglia, L’Italiana in Algeri e il celebre finale dell’ouverture del Guglielmo Tell, da sempre apprezzate per la vivacità, il temperamento ritmico e la freschezza tipicamente rossiniana, sono esempi di  travolgenti crescendo. La musica non è il mondo, è solo l’intima essenza, ciò che sta sotto il velo della Maya. Una volta terminata l‟esecuzione si ritorna, inevitabilmente, intrappolati nelle fitte trame del principio di ragione. Ecco perché, dice Schopenhauer:

La musica non ci dà reale dolore, ma anche nei suoi accordi più dolorosi rimane ancora rallegrante, e noi percepiamo volentieri nella sua lingua l‟intima storia della nostra volontà e di tutti i suoi moti e delle sue tendenze. […] Quando invece, nella realtà e nei suoi errori, la volontà stessa è così stimolata e straziata; allora noi non abbiamo da fare con i suoni ed i loro rapporti numerici, bensì siamo piuttosto ora noi stessi la corda tesa, pizzicata e vibrante.

Credo di essere andata un po’ per le lunghe in questo post, ma spero di non avervi annoiato. Come sempre non mi resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura!

918 Visite totali, 8 visite odierne

by

Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *