“…la vita è incomprensibile. È dolore. È tragedia. È la forza che ci fa risplendere. “

 

Ieri ho letto fino alle due di notte, poi stamane uno sciagurato antifurto ha iniziato a suonare alle 5, e così ho ripreso questa Storia di Asta in mano e, purtroppo, sono arrivata alla fine. Purtroppo perché è un libro spettacolare, che mi ha commossa più volte durante le sue 479 pagine.

Forse il più bello di quest’anno. Anzi preferisco dire Quello che più mi è piaciuto perché si sa, i gusti son gusti e anche il contesto e il momento contribuiscono a farci amare, o al contrario a detestare, una data lettura. D’altronde lo dice l’autore stesso nei primi capitoli della Storia:

“Forse sta tutto lì, l’esistenza, la vita, il tempo, è tutta una questione di punti di vista.”

Però questo libro mi è letteralmente scivolato addosso entrandomi sotto la pelle.

Leggendo una recensione (https://www.illibraio.it/storia-asta-stefansson-871939/ ma attenzione fortemente spoiler)  ho trovato la definizione di questo romanzo, o meglio la tipologia a cui appartiene: è un romanzo polifonico. Non a più voci (anche se in effetti è così) ma proprio come se ci si trovasse di fronte a un’orchestra dove l’Autore è il Direttore e Asta il primo violino.

Mi spiego meglio: la Storia è quella di Asta sin dal suo concepimento negli anni ’50 a oggi, ma emergono tante altre storie di persone che hanno vissuto vicino a lei e sono proprio TUTTE queste singole storie che compongono quella di Asta.
E’ un libro che mi ha veramente colpito e quindi cercherò di non scrivere troppo per timore di rovinarlo con le mie ciance di lettrice amatoriale.

La Storia di Asta si intreccia con quelle dei suoi genitori Helga e Sigvaldi, del giovane Josef, di Arni e di sua madre Kristin che Asta incontra in un’estate di confino nei Fiordi Occidentali (in un’intervista J.K.S. spiega che era usanza mandare i giovani che a scuola combinavano guai, qualche mese in campagna a lavorare), della sua amata Balia, dello zio paterno, poeta senza rima, e di alcuni altri.

Il racconto avviene a più livelli con scarti temporali che potrebbero inizialmente rendere difficile la lettura, ma poi con un po’ di pazienza come in un complicato rompicapo, pezzettino dopo pezzettino la Storia di Asta (e ripeto volontariamente il titolo completo ogni volta) si ricompone e di colpo tutto diventa chiaro e, soprattutto, bellissimo.

Le voci sono quella dell’autore stesso che decide di prendersi una pausa in una piccola casa vicino a un faro per poter scrivere il suo libro, di Sigvaldi cioè il padre di Asta prima pescatore e poi imbianchino che ripercorre tutta la sua vita e, infine, di Asta stessa attraverso una serie di lettere scritte all’Uomo della sua vita. Si passa dall’Islanda alla Norvegia con qualche breve parentesi a Vienna e Barcellona.

La musica poi ci accompagna per tutto il libro : per esempio Asta ci spiega a proposito di Mozart, Chopin e Bach “…le sue note (Mozart) ti riempiono di gioia per la vita, mentre Chopin e Bach cancellano il confine tra vita e morte; la loro musica è composta per entrambe, e per questo ti trasporta dall’una all’altra dimensione senza alcuno sforzo.”

https://www.youtube.com/watch?v=ezhdevE9D6w

 

Oppure viene usata come arma di seduzione https://www.youtube.com/watch?v=PoPL7BExSQU

E ancora come ringraziamento a un’amica, Bjorg, che preoccupata per lei, le porta “una torta al cioccolato! Impastata con amore e tenerezza” e allora Asta mette un disco di Leonard Cohen https://www.youtube.com/watch?v=K8fT7rnRotY&list=PL_p-PlRlSaB-ZIvtiGMCAUPq6Gx9aXhjF

Insomma, una splendida e elegante colonna sonora.

(Nina Simone, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Cole Porter https://www.youtube.com/watch?v=koyTXGOnYqQ ma  ma anche Dvorak o Presley che canta Bob Dylan https://www.youtube.com/watch?v=3_HzZrOGlRk ) accompagna le donne di questo libro che, a tratti, diventa quasi un poema.

Molti i riferimenti alla letteratura islandese tra cui il bellissimo Pastore d’Islanda (che avevo letto nel 2016) : chi leggerà Storia di Asta capirà perché è così importante  e come una lettera dimenticata possa di fatto far virare l’esistenza …

“Ma allora la nostra esistenza ha radici così superficiali che un istante riesce a cambiare tutto? Una poesia. Una melodia. Una notte.”

Bello, poetico, romantico, sensuale: Jon Kalman Stefansson scrive degli uomini, della vita e della morte, come solo lui sa fare, o meglio, come a me piace leggere; lui è un GRANDE. Sovente, in tutti i suoi libri,  ci parla della morte e della vita con una sorta di ineluttabilità e un senso di umanità che tocca l’anima umana nel profondo:

“Il miglior modo di contrastare la morte è costruirsi dei ricordi che più avanti potranno accarezzare  amorevolmente le ferite della vita” oppure ancora “Alcuni muoiono più degli altri…….la loro morte diventa una parte inscindibile della tua esistenza. Un’ombra, il dolore di un’assenza, una malinconia, un rimorso….”

Sa far vibrare le corde ecco  e difatti scrive che “ciascun essere umano è uno strumento a sei corde e una delle corde di Asta si chiama malinconia. Ma ne ha un’altra che si chiama passione, una che si chiama curiosità”

La SUA malinconia è quella di cui ogni uomo, consapevole o no, è intriso: una malinconia che non è solo sinonimo di tristezza ma che sa essere, in certe fasi della nostra vita, anche una buona compagna

“Il colore del cielo cambia tutto, la pioggia ci tranquillizza, ci porta una lieve malinconia”

Bravissima la traduttrice Silvia Cosimini, e IPERBOREA che non ha mai tradito le mie aspettative.

Curiosando su Google ho trovato una recentissima intervista a J.K.S. http://www.letteratura.rai.it/articoli/j%C3%B3n-kalman-stef%C3%A1nsson-storia-di-asta/41947/default.aspx proprio su questo libro: è interessante anche perché spiega che seppur non sia autobiografico, ha attinto alla sua memoria famigliare nell’inventare alcuni dei personaggi; inoltre spiega che non c’è all’inizio una bozza completa di trama, ma solo un inizio e poi man mano che scrive o che si reca nei luoghi che descrive la storia va avanti da sé.

Quindi un libro veramente UNICO, ma io forse sono di parte visto che di Jon Kalman Stefansson ho letto TUTTO ma proprio tutto.

Concludo con questa dolcissima Nina Simone: ascoltando questo brano mi sembra di tornare nel libro e riguardare come in un film i suoi personaggi danzare nella Islanda di Stefansson.

https://www.youtube.com/watch?v=ua2k52n_Bvw

 

la vostra aff.ma bbp

 

 

622 Visite totali, 3 visite odierne