Sono arrivata a questa bella storia grazie a Giacomo Verri e alla sua pagina Libri tanto amati e desidero ringraziarlo!

I protagonisti sono Jimmy, Teresa e Italo. Dal primo decennio del ‘900 all’inizio degli anni ’60. Da Napoli a Boston. Un bel libro. Mi è piaciuto tanto. E’ una storia delicata e gentile. Roberto Todisco è giovane, nasce nel’82 a Napoli, finalista del Premio Italo Calvino 2017 (questo Premio si prefigge di scoprire nuovi scrittori) nella stessa edizione ha ricevuto la Menzione Speciale. Sicuramente ama il cinema e infatti molti sono nel libro i riferimenti diretti o indiretti al mondo della celluloide: Visconti,  Tornatore, Truffaut, Lubitsch, Chaplin; per non parlare della comparsa, breve ma MOLTO significativa, nel libro di una famosissima attrice. Anzi l’Attrice per eccellenza.

Non citerò né i film dei registi suddetti né il nome della Diva per non creare spoiler: odio infatti quelle recensioni dove vengono svelati i segreti della trama o talvolta addirittura il finale.

Come dicevo i protagonisti principali sono Jimmy, che in realtà si chiama Giacomo, è laureando in medicina; orfano di padre e, in pratica, anche di madre, viene allevato dalla zia Titta e dallo zio Gino, proiezionista in una sala cinematografica, che gli trasmette la passione per la settima arte, nonché le basi per affrontare la vita con romanticismo e ottimismo. E’ soprannominato l’Americano per essere da piccolo scappato e poi subito ritrovato nella sala d’aspetto della stazione da cui pensava di partire, appunto, per l’America.
Teresa è la figlia del Dottore e anche la moglie di Italo, giornalista italiano ma che arriva dalla Germania.
L’Italia descritta è un paesino vicino a Napoli, nell’epoca tra le due guerre. Siamo nel periodo del fascismo, con le prime avvisaglie di una guerra, i primi accenni all’antisemitismo, le prepotenze delle prime camicie nere. Poi una manciata di altre comparse: il Parroco, Gennarino detto “Rodolfo Valentino”, Luisa della casa chiusa, un attaché del Consolato americano a Roma.

I “perseguitati” del libro di Todisco si rifugiano in una Villa vicino a Napoli creando una sorta di comunità multicolor, in cui si gioca a tennis, si parla di cinema, un nascondiglio perfetto protetto dal nome altisonante della famiglia Clerici di cui l’unica sopravvissuta è Giulia, elegante e originale Signora. Ma la voglia di cinema metterà in pericolo il piccolo gruppo…

Cosa c’entro io con questa storia?” Fino a quel momento anche Jimmy si era ripetuto più volte quella domanda. Poi, improvvisamente, si ritrovò la risposta chiara in mente: Se qualcuno ci racconta una storia, allora questa storia ci riguarda, ne siamo responsabili.

La prima e seconda parte si leggono in b/n, la terza sicuramente in technicolor: questo non perché sia un libro sciapo che si rialza alla fine, no! Perché le vicende dei protagonisti seguono in parte l’evoluzione del cinema; d’altronde Todisco è particolarmente sensibile al mondo cinematografico:

Quelli che passano tra la fine di un film e la riaccensione delle luci in sala” pensò Jimmy “sono i secondi più intimi e intensi che a una persona è dato di vivere. Istanti in cui restare con se stessi, e dirsi quelle due o tre cose importanti, prima di affrontare la realtà.

Ho descritto all’inizio questo libro come delicato e gentile. Ci sono infatti dei passaggi che ti fanno vibrare le corde:

 Lasciare questa città mi addolora davvero, ma una guerra certo non si può fermare per un po’ di nostalgia. E poi, come ha detto la nostra comune amica, ho avuto quello che dovevo avere, il resto è appropriazione indebita di felicità.


…la felicità, non quella di cui parlano i filosofi o i romanzi rosa, parlo di quella vibrazione di luce che ti senti nella carne e rilascia onde di dolcezza che si propagano in tutto il corpo. E’ questo quello che gli uomini cercano, incessantemente.

Jimmy, il sognatore, il romantico, innamorato pazzo che, per rendere unico e indimenticabile il primo vero appuntamento con la sua bella, corre di bottega in bottega per acquistare della musica. Riuscirà con quel poco che ha in tasca, e anche grazie alla benevolenza del venditore, ad acquistare un vecchio grammofono con un unico disco  “Deep Purple. Paul Whiteman and his Concert Orchestra”, (Orchestra degli anni ’30 che nulla ha a che vedere, ovviamente, con i “nostri” Deep Purple, ma la canzone a cui i D.P. si sono ispirati, credo, per darsi il proprio nome).

https://www.youtube.com/watch?v=VPB5AA-Euks

Ci sono delle storie che forse non entreranno nei capolavori della letteratura ma che ti entrano dentro. E ci restano per un po’. E’ quello che è successo a me leggendolo. L’ho finito ormai da un giorno, ma Jimmy è ancora lì che mi parla e mi fa ballare

https://www.youtube.com/watch?v=Ng8QDwkKZsU

 

bbp

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