Il deserto dei Tartari e Fuga senza fine, ovvero Dino Buzzati e Joseph Roth, ovvero Giovanni Drogo e Franz Tunda.
Il primo faceva parte delle mie lacune letterarie, il secondo delle mancanze Rothiane, si perché di Roth ho letto molto ma non questo racconto prezioso. Al “Deserto” sono arrivata grazie al libro I figli di Vanni, alla “Fuga” grazie al Modusclub di Palermo. L’uno scritto alla vigilia del II conflitto mondiale, l’altro nel periodo tra le due guerre.
Li ho letti uno di seguito all’altro e sono rimasta letteralmente fol go ra ta dai due protagonisti così simili e al tempo stesso così diversi tra loro.
Il deserto dei Tartari
non ha una collocazione storica, sappiamo che ci sono carrozze e cavalli e non automobili, quindi presumo fine 800. Non ha una collocazione geografica, se non che la Fortezza si trova sul confine di un ipotetico Stato.

“Nominato ufficiale, Giovanni Drogo parti una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.”

Questo l’incipit. Non mi pare ci sia una sua descrizione fisica ma io me lo immagino alto, biondo, magro. In effetti verso la fine del libro Buzzati ci dice di lui di non essere mai stato bello, ma fa parte della personalità di Drogo non riconoscere i propri pregi. Chissà perché me lo immagino piemontese questo Giovanni, riservato, un po’ timido.

“Il tenente dell’esercito austriaco Franz Tunda fini prigioniero di guerra dei russi nell’agosto dell’anno 1916.”

Così inizia Fuga senza fine. Quindi qui si ha sia una data che una indicazione geografica. A parte ciò i due incipit hanno tre caratteristiche comuni:

  1. subito vengono presentati i due protagonisti con nome e cognome,
  2. sono entrambi tenenti
  3. le due storie iniziano verso la fine dell’estate.

Anche di Tunda non mi pare ci sia una precisa descrizione fisica, ricordo che Roth ci dice essere bello, e io me lo immagino bruno, occhio bleu un po’ Alain Delon. Ah, tutti e due sono appena ventenni.

Quante analogie dunque. Seppure i due libri siano diversi, ho percepito i due personaggi estremamente vicini nelle loro due solitudini. Drogo in una solitudine a cui non si è mai ribellato, Tunda solo, nella sua Fuga alla ricerca dell’amore. I due perdono la propria personalità l’uno nell’attesa della guerra, l’altro nella prigionia. Il tempo scorre loro tra le mani senza che riescano da soli a scegliere il proprio destino.

Sono comunque due libri molto diversi, almeno per come io li ho interpretati. Buzzati mi ha parlato soprattutto della vita, del tempo che scivola, delle occasioni perdute. É anche probabile, ma io lo metto in secondo piano, che ci sia un legame tra la guerra tanto anelata dai militari della Fortezza e il conflitto mondiale che è appena iniziato, il Deserto infatti è pubblicato nel 1940.
In Roth invece ho percepito non solo un discorso intimo sull’uomo alla ricerca di se stesso, ma anche una precisa descrizione dell’Europa del momento e del suo divenire. Incredibile quando Tunda afferma:

Voi volete conservare una comunità europea ma prima dovreste crearla. Questa comunità non esiste, altrimenti già saprebbe confermarsi da sola.

Drogo mi è parso prigioniero del suo personaggio ma sicuro di sé, Tunda al contrario è alla ricerca perenne di qualcosa in cui però, lui per primo, non crede o che non sa riconoscere. E la forza del primo e la fragilità del secondo mi hanno conquistata: forza e fragilità non sono forse gli elementi naturali dell’uomo ? L’una completa l’altra.

Eccezionali i due capitoli finali, non posso riportarli qui perché sarebbe un grosso dispetto per chi ancora non ha letto i due libri.

Accompagnamenti musicali: difficile; per la mia scarsa cultura musicale direi Beethoven. La Sinfonia n.9 per Roth, in omaggio alla vecchia e alla nuova Europa; la Sinfonia n.7 per Drogo, perché nel movimento Allegretto si sente proprio il ritmo del tempo che passa.

(Informazione non richiesta ma voluta dalla sottoscritta: Franz e Giovanni sono due nomi a me molto cari e molto vicini e forse per questo mi sono così tanto affezionata a questi due personaggi)

bbp

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