“Nella casa del pianista” di Jan Brokken

Youri Egorov

Questo libro è per chi è costretto alla fuga per poter essere completamente se stesso. Per chi crede che la musica e la letteratura russa possono elevarsi ad altezze incomparabili. Per chi ama le storie vere.

Il 16 aprile del 1988, alle sette di sera, a trentatré anni, è morto Youri Egorov. Esistono delle strane coincidenze in fatto di morti di artisti eccellenti. Se pensiamo al Club 27, ricordiamo i cantanti che hanno fatto la storia della musica rock e che sono morti a 27 anni. Youri Egorov era un pianista ed è morto a 33 anni proprio come Dinu Lipatti.

Alla musica segue il silenzio, non è così? Il pezzo è concluso, il silenzio mette ancora più in risalto la musica appena ascoltata. In realtà bisogna rimanere zitti. Niente applausi, niente complimenti. Il silenzio fa parte della musica.

Queste sono parole di Youri Egorov poco prima della sua morte per eutanasia. Un addio scelto dopo una vita ed una carriera fulminanti. Questo libro racconta la sua storia da un punto di vista eccezionale, quello di un amico, Jan Brokken, musicologo, giornalista e scrittore, che 20 anni dopo l’addio alla vita di Egorov, ha deciso di rendergli omaggio scrivendo Nella casa del pianista, pubblicato da Iperborea e tradotto da Claudia Di Palermo.

Brokken ha scelto di raccontare l’uomo prima dell’artista. Lo ha fatto inserendo Egorov nel contesto culturale in cui ha vissuto, mostrando i luoghi che ha abitato e quelli dai quali è fuggito.

Il 30 gennaio 1980 Jan Brokken ha visto per la prima volta sul palco del Concertgebouw di Amsterdam il giovane pianista russo fuggito dall’Unione Sovietica e salvarsi dalle persecuzioni contro gli omosessuali. Sul palco della sala grande di uno dei più noti teatri europei di quegli anni, l’astro nascente Youri Egorov ha eseguito tutti gli studi di Chopin, come aveva già fatto prima di lui il suo maestro e mentore, Yakov Zak.

Questo libro racconta anche l’amicizia tra il giornalista olandese ed il pianista in fuga dalla sua patria.

Sala Grande Concertgebouw – Amsterdam

 

Egorov e Brokken

Dopo aver ascoltato la sua performance durante la recita al Concertgebouw, Brokken ha proposto al giornale per il quale lavorava, l’Haagse Post, un editoriale in cui avrebbe presentato il ritratto di quello che dai critici musicali del tempo veniva definito il nuovo Lipatti. Ancora non aveva scritto alcun romanzo, e il suo obiettivo, in quel momento, era quello di raccontare la storia della vita di un giovane talentuoso che viveva a poche centinaia di metri da casa sua.

Superata la riluttanza iniziale di Egorov, Brokken è riuscito ad entrare in sintonia con il ragazzo suo coetaneo, decidendo di seguirlo in giro per l’Europa  per comprendere appieno le dinamiche che avevano reso un artista un artista eccezionale.

Chi era Youri Egorov?  Fuggito dal Kazan a 17 anni per salvarsi dalle persecuzioni contro gli omosessuali, aveva lasciato la sua famiglia con la speranza, un giorno, di farvi ritorno. Costretto a 28 giorni di reclusione in Europa, in attesa di un passaporto e di un luogo dove potersi rifugiare, aveva scelto Ansterdam come rifugio ultimo del suo peregrinare. Qui ha conosciuto Jan Brokken ed altri amici che sono divenuti la sua famiglia di adozione. Una comitiva composta quasi esclusivamente da  omosessuali, con i quali ha condiviso la sua breve vita. Ad Amsterdam ha conosciuto anche l’uomo che è stato il suo compagno fino alla sua morte, Jan Brower, morto lo stesso anno a causa della stessa malattia e la cui tomba si trova accanto a quella identica del pianista.

Un amore lungo una vita, anche se quella di Egorov è stata costellata da rapporti promiscui con perfetti sconosciuti. Amsterdam, a partire dalla seconda metà degli anni 70,  gli concedeva un anonimato nel quale godere di appuntamenti clandestini. Era sempre nel bel mezzo di un party gay in una città dove era esplosa la primavera culturale.

Viveva molte vite che non si intonavano tra loro.

Il biglietto di ritorno per l’unione Sovietica mai utilizzato.

L’uomo e l’artista in fuga dal paese d’origine, per salvare la famiglia. In Olanda l’omosessualità era stata appena accettata, mentre era un reato perseguibile in Russia ancora nel 1987. La clandestinità era relegata ai rapporti occasionali. Egorov non ha mai nascosto a nessuno il motivo della fuga. Sarebbe rientrato in patria se avesse avuto le garanzie di tutela per la sua persona che non arrivarono mai.

Provava una certa repulsione nei confronti delle donne, che teneva a debita distanza tranne Tatjana, la sua assistente, russa come lui, segretamente innamorata dell’artista e convinta di poterlo convertire all’eterosessualità. Youri l’amava, ma non come lei avrebbe voluto. Per lui quella donna rappresentava il suo paese, con lei poteva conversare nella sua lingua. Tatjana era il filo invisibile che ancora lo legava al passato.

La Russia gli mancava. Cercava di compensare quella mancanza leggendo autori russi, da Tolstoj alla Achmatova. In russia non poté tornare neanche alla morte del padre. Al lettore però, quel paese in quegli anni, viene mostrato da Brokken, che decide di scoprirlo per comprendere a fondo ciò che Egorov aveva lasciato dietro di se. Ha percorso l’immensa Unione Sovietica insieme alla moglie, nel 1983 e nel 1984, quando al Cremlino sedeva ancora Cernenko, ma iniziava a farsi strada un ambizioso Gorbacev.

I russi restano sempre russi, rimangono sempre legati alla Russia. Sono fissati con il loro paese come i marinai con il mare. La Russia ha la stessa immensità degli oceani. Ci sono pochi paesi in cui si ha la sensazione di poterci scomparire dentro. […] Nascere russo vuol dire vedersi assegnato un destino, uno scopo, una maledizione e un mistero. Un mistero che al termine della vita non hai ancora svelato.

Se i luoghi sono necessari a comprendere un uomo, il repertorio musicale scelto è fondamentale per conoscere l’artista. Brokken è un musicologo, oltre che giornalista e scrittore e grazie a questa sua sensibilità è riuscito ad arricchire la narrazione con elementi di critica musicale molto sottili. I preludi di Debussy è un programma che  Egorov ha studiato per la prima volta in Occidente e la sua registrazione che ha amato di più. L’influsso del compositore francese lo cambiò profondamente. Con lui Egorov sentiva una profonda affinità. La scrittura pianistica del primo preludio sfrutta tutti i tasti neri e richiedendo un’estrema delicatezza di tocco. Debussy non imita i suoi predecessori, è irrazionale, ma l’ apparente facilità di esecuzione dei Preludi richiede molto studio per una perfetta realizzazione. Egorov era onesto. Lo era con il compositore, con lo strumento e con se stesso. Cercava di raggiungere l’essenza del componimento.

Una delle sue esibizioni disponibili sul web è Carnaval di Schumann (1835). Questa raccolta di 22 pezzi musicali rappresenta appieno la dualità intrinseca a Egorov. Si avverte lo slancio fatto ora di impeti ora di tenerezze, di introspezione.  Schumann trova un abile interprete in Egorov che punteggia sapientemente la sua esecuzione mettendo in mostra  stati d’animo diversi e contrapposti.

Un francese ed un tedesco quindi i compositori prediletti dal pianista russo. Egorov era diventato cittadino del mondo occidentale: teneva le spalle rivolte all’Oriente dal quale però non riuscì mai a separarsi. La sua timidezza e la sua volubilità miste a timidezza, erano i tratti distintivi di un artista  volubile e solitario nel privato, ma capace di gesti di grande virtuosismo in ambito musicale. Droghe, uomini, alcol erano ingredienti necessari alla sua sopravvivenza di uomo, ma l’artista non si risparmiava mai quando sedeva davanti un pianoforte.  Si spingeva sempre ai limiti per eseguire impeccabilmente qualsiasi esecuzione nella quale decideva di cimentarsi.

Nel ritratto quotidiano che Brokken ci fornisce conosciamo l’uomo prima dell’artista, ma ci accorgiamo ben presto che le due parti sono indistinguibili.

Poi una mattina, davanti allo specchio sentì l’energia fluire via dal suo corpo.

Era sieropositivo. Hanno così inizio lunghi mesi in cui la malattia prende il sopravvento sull’uomo condizionando la sua socialità, e sull’artista, impedendogli di studiare, costretto a lunghi ricoveri ospedalieri. Mesi che uniscono gli amico attorno ad un uomo che sa di essere condannato a morte. Colpito dai sensi di colpa, convinto che quella fosse la punizione estrema per uno stile di vita dissoluto, riteneva l’AIDS il prezzo da pagare per la sua promiscuità.

Da quel momento, dalla presa di coscienza di essere di passaggio e di avere ancora poco tempo a disposizione, Egorov si dedicò solo alla sua musica. Sentiva di avere ancora tanto da dare al suo pubblico. L’ultimo concerto, il suo testamento musicale, si tenne ad Amsterdam, nella sala grande di quel teatro che lo aveva accolto la prima volta, di fronte al pubblico che più di ogni altro lo aveva amato. Affidò ai Moments Musicaux di Schubert l’ultimo saluto pubblico.

Un romanzo intenso, pieno d’amore per un artista e per la musica.

Buona lettura e buon ascolto!

 

 

 

3,774 Visite totali, 16 visite odierne

by

Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *