“L’imperfetta meraviglia” di Andrea De Carlo

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Questo libro è per chi tradisce se stesso per non deludere gli altri. Per chi ha domande che non trovano risposte. Per chi, da qualunque parte provi a girare la situazione, non riesce a vedere una via d’uscita percorribile.  Per chi non smette di sorprendersi.

Andrea De Carlo è entrato nella mia vita quando, ragazzina, leggevo i libri presi in prestito dagli scaffali di mia madre. Una prosa inconfondibile quella di un giovane sessantatreenne milanese nato sotto il segno del Sagittario. Il suo stile è leggero, scorrevole e l’ho ritrovato in questo suo ultimo diciannovesimo romanzo, per la prima volta pubblicato da Giunti.

La meraviglia imperfetta del titolo è ben rappresentata dall’illustrazione di copertina: un gelato immortalato nel momento perfetto, quando la consistenza è quella giusta, pronto per essere assaporato. Un attento osservatore noterà la piccola goccia che tende verso il basso: quella è l’imperfetta meraviglia. Ci ricorda che la perfezione del sublime è sempre imperfetta, perché impermanente, passeggera.

Questo romanzo è la storia della meraviglia dell’inatteso. Si svolge a Fayence, un piccolo comune nel dipartimento del Var, tra Provenza e Costa Azzurra. Siamo a metà novembre 2015, quando la regione si svuota dei turisti di massa che hanno popolato le strade dei villaggi arroccati. In quattro giorni, il periodo temporale in cui i fatti si svolgono, conosciamo i protagonisti di questa storia ed entriamo nelle loro vite attraverso più punti di vista.

In apparenza molto diversi e ancora ignari l’uno della presenza dell’altro, Milena e Nick hanno in comune molto più di quanto non ci si aspetta. Milena è l’italiana proprietaria della gelateria di Fayence, La merveille imparfaite.  È un’artista  alla costante ricerca di sapori puri. Nick invece è un ricco leader di una band musicale inglese, i Bebonkers, in vacanza in una delle sue numerose proprietà immobiliari sparse per il mondo.

Entrambi attraversano un momento di profondi cambiamenti, entrambi costretti  a fare scelte importanti: Nick è in procinto di sposarsi per la terza volta, Milena in attesa di sottoporsi alla fecondazione assistita per avere il primo figlio insieme alla compagna Viviane. Entrambi in bilico tra la via dei sogni e quella del mondo razionale, fatto di pretese, di scelte per soddisfare l’egoismo di chi li circonda.

Milena svolge il suo lavoro con dedizione. La creazione di un gelato richiede la ricerca accurata di ingredienti di stagione; l’utilizzo di procedure lunghe e costose per raggiungere dei risultati che si avvicinino alla perfezione. Si tratta di una produzione limitata, la sua, che prevede una lavorazione lenta, meticolosa, molto distante dall’idea di gelateria di massa cui siamo avvezzi. Milena è un’artista e il suo messaggio è chiaro ed è ben esposto all’ingresso della sua gelateria:

Ogni sapore cambia, di volta in volta: non rimaneteci male se non troverete la replica esatta di quello che vi era piaciuto, ma cercate di apprezzare le differenze.

Nick ha due ex mogli, cinque figli e una vita fatta di paradossi. Diventato ricco grazie ad un lavoro che ai più sembra un hobby,  si è ormai assoggettato alle richieste del mercato discografico trasformandosi irrimediabilmente in un prodotto da supermercato. Circondato da moltissime persone Nick è profondamente solo. L’unica donna dalla quale riceve affetto sincero e disinteressato è Jeanne,  una perfetta sostituta mamma a pagamento che si occupa della sua vita domestica a Fayence.

Dopo decenni trascorsi sui palchi, è in questo villaggio provenzale che Nick apprezza il silenzio e la solitudine. Stanco di recitare ancora la parte che si era inventato agli esordi della sua carriera, sente di non appartenere più alla band che gli ha garantito l’attuale tenore di vita. Vive come una condanna il non poter indirizzare in altre vie le sue intuizioni musicali.

L’ncontro casuale tra Nick e Milena genera la meraviglia imperfetta.

Perché la meraviglia imperfetta? Perché non dura. Se ne va. Insieme allo stupore, la curiosità, l’attenzione millimetrica, il divertimento, il piacere, la gioia che conteneva.

Un romanzo, questo, che tratta temi dei giorni nostri, come l’omosessualità e la maternità in vitro, con semplicità, senza che il narratore oltrepassi mai il confine che separa il racconto dal giudizio. A tratti sembra quasi una scrittura femminile, tanto è il pathos con cui De Carlo affronta temi di cui solo una donna potrebbe esprimere pienamente le emozioni, le ripercussioni personali e sociali.

Si pone tante domande il narratore, e ci lascia spazio per trovare le risposte. L’onniscienza lascia spazio alla riflessione. La maternità non è descritta come la realizzazione naturale di una donna, ma come intralcio, ostacolo verso obiettivi altri che non sempre prevedono nei piani di una coppia la procreazione. Maternità come una forma di prepotenza, quindi.

Altro tema chiave di questo romanzo è lo spazio, inteso come luogo vitale. Sia Milena che Nick cercano luoghi dove sottrarsi all’ordinario. Nick ha case immense ma non ha spazi vitali. Gli unici posti dove riesce a trovare rifugio e ad allontanarsi dall’assuefazione, unica vera nemica della meraviglia, sono il suo studio ed un piccolo capanno in mezzo a un bosco. Lo stesso vale per Milena, che solo all’interno del suo laboratorio, quando prepara i suoi gelati, riesce ad attingere alla meraviglia, l’unica cosa che riesce a salvarla.

De Carlo fa buon uso anche della metafora del volo. Dall’alto del suo aliante, Nick è finalmente libero dal peso della vita quotidiana e dalle aspettative di chi lo circonda.

L’unica cosa che ha voglia di fare adesso è mettersi ai comandi dell’aliante, farsi tirare su e salire in circoli nel cielo, guardare questa valle e le colline e i monti dall’alto finché le case e le strade e le esistenze che contengono diventeranno così piccole da scomparire dall’irrilevanza.

La colonna sonora di questo romanzo è già scritta dal suo autore, che è anche un musicista. Un piano solo, una melodia che è una nenia. Leggendo queste pagine io ho riascoltato la raccolta dei grandi successi dei Beatles, One. L’album, pubblicato nel 2000, in occasione del trentennale dello scioglimento della band di Liverpool. Quando la narrazione sceglie il punto di vista di Nick, è questa la musica che l’accompagna. Una su tutte è We can work it out, brano scritto da McCartney e Lennon nel 1965. Una ballata acustica che ci ricorda che la vita è breve e che non bisogna tradire se stessi per non deludere gli altri.

Life is very short, and there’s no time
For fussing and fighting, my friend
I have always thought that it’s a crime
So I will ask you once again
Try to see it my way
Only time will tell if I am right or I am wrong
While you see it your way
There’s a chance that we may fall apart before too long
We can work it out

La musica che accompagna le vicende sentimentali di Milena e Viviane è invece scritta da Evelyn Glennie, percussionista e compositrice scozzese che incanta il pubblico quando suona la sua marimba. Le sue esecuzioni si basano sempre su esplorazioni. Non usa trucchi, non ha regole, non segue dettami che indicano cosa è giusto e cosa è sbagliato. Come Milena, la Glennie sperimenta continuamente nuovi territori mai esplorati per raggiungere la meraviglia imperfetta. Un esempio? Ascoltate il suo concerto a Monaco nel 1991.

Nick e Milena saranno trasportati da una corrente di inevitabilità che li porterà alla presa di coscienza di ciò che va fatto. Attraverso lo scambio di respiri, perdendo i propri contorni e fondendosi in fiamme gemelle, capiranno veramente ciò che è necessario affinché la meraviglia che hanno conosciuto possa continuare a manifestarsi.

Buona lettura e buon ascolto!

 

 

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

2 thoughts on ““L’imperfetta meraviglia” di Andrea De Carlo

  1. Angela Scipioni

    Bel pezzo che fa venire voglia di leggere il libro (già fatto!) e di ascoltare la musica. Segnalo solo che il brano dei Beatles è intitolato “We Can Work It Out” (e non Can’t), e che il cognome di Paul è McCartney (non McCartheney).

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