“E morirono tutti felici e contenti – Fiabe non più fiabe”, AA. VV.

A cura di Massimo Avenali

Neo edizioni

2008

A dicembre noi lettori della #Confraternita abbiamo scelto di leggere le “fiabe non più fiabe” edite nel 2008 dall’allora neonata casa editrice Neo. Se nelle fiabe che hanno popolato la nostra infanzia i beniamini alla fine “vissero felici e contenti” qui il lieto fine non è contemplato. “E morirono tutti felici e contenti” è una raccolta di 18 fiabe rilette e riscritte con ironia e sarcasmo da altrettanti autori con l’obiettivo di stravolgere il mondo irreale e magico delle fiabe e trasporre le storie originali nel mondo vero, attuale e spaventoso più del cacciatore di Cappuccetto Rosso.

“Una serie di racconti che, partendo dal mondo invisibile, arrivino a toccare le vicende di tutti i giorni fatte di cronaca, politica, religione, espedienti, lotte intime”.

Tra le fiabe rimaneggiate si trovano le più note tra cui Biancaneve e i sette nani, La bella addormentata, Cappuccetto Rosso, La bella e la bestia, La piccola fiammiferaia, Cenerentola, Aladino, Il brutto anatroccolo e Pollicino. Sono state recuperate anche altre fiabe meno conosciute come Il centesimo rubato, Storia di uno che se ne andò in cerca della paura, I fiori della piccola Ida, I cigni selvatici, Griselda, Le fate, Enrichetto dal ciuffo, Scarpette rosse e, infine, Ali Babà e i quaranta ladroni. Trattandosi di una raccolta con autori vari, ognuno ha differentemente interpretato il “compito”: c’è chi si discosta completamente dalla storia recuperando solo pochi espedienti, chi invece riporta tutti i personaggi ma facendo affrontare loro le sfide e gli sforzi del quotidiano e chi invece recupera solo i nomi o un’assonanza scrivendo ex novo un racconto.

Non dovrei sbagliarmi affermando che “E morirono tutti felici e contenti” è stato il primo volume pubblicato dalla Neo e, in un certo senso, potrebbe essere considerato come una sorta di manifesto di questa casa editrice nata tra i monti dell’Abruzzo. Vale la pena ripercorrere gli intenti e l’identità della casa editrice per capire a pieno questa raccolta di “fiabe non più fiabe”: “Neo” non solo nel senso di nuovo ma anche come un fattore inaspettato che destabilizza e àltera l’immagine; si legge dalla loro linea editoriale che i testi che desiderano promuovere devono essere caustici, turbativi, ironici, scomodi, deliranti e portatori di sguardi inattesi. Tutto questo avendo soprattutto a cuore la buona scrittura. E in questa raccolta l’intento è pianamente mantenuto e raggiunto.

I temi dibattuti sono numerosi: la ricerca della propria affermazione, le connessioni ai tempi dei social network (da “Storia di uno che se ne andò in cerca della paura” di Carlo Calcaterra “Aveva raggiunto la cifra di 1167 amici. Virtualmente s’intende […] Conosceva tutti. Virtualmente s’intende”), le violenze domestiche e la prostituzione, la malattia mentale, la solitudine, il precariato, la droga. I protagonisti sono tutti antieroi moderni in cui è facile immedesimarsi, del resto “l’antieroe va sempre di moda, anche in un mondo da favola come questo”.

È stato interessante constatare i diversi modi in cui ciascuno dei lettori della #confraternita ha affrontato questa lettura scomoda e dissacrante. Alcuni non se la sono sentita di andare avanti perché il “colpo alla testa” di cui parla il curatore nella sua nota iniziale è stato troppo forte; altri hanno letto solo alcune storie e senza seguire l’ordine proposto dalla raccolta; e c’è anche chi ha fatto un ranking di gradimento assegnando da uno a tre pallini a ciascuna storia.

Tutti abbiamo trovato che si trattasse di storie che restano sottopelle; racconti in alcuni casi disturbanti, di quelli che non ti vien voglia di andare avanti perché ti senti quasi offeso, ma in realtà non puoi farne a meno.

Leggere è un ottimo strumento per approfondire la conoscenza e la consapevolezza di noi stessi, leggendo “E morirono tutti felici e contenti” c’è chi si è scoperto particolarmente sensibile davanti alla violenza che l’uomo è capace di provocare e che si perpetua in situazioni di grave disagio e “bruttezza”. Crudele ma vera la denuncia verso l’indifferenza che la società riserva a contesti di degrado e marginalità. In alcuni casi avrei avuto bisogno di un bollino rosso, una sorta di avvertimento del tipo “a seguire immagini molto crude”; in realtà il monito è presente nella nota del curatore: “Queste narrazioni saranno come un colpo violento alla testa, una botta che al contempo avrà la proprietà di essere stordente e chiarifricatrice”

Le nostre preferite sono state le seguenti: “Griselda” che mantiene l’ambientazione fiabesca ma riporta sentimenti assolutamente umani come l’incapacità di fidarsi e di affidarsi alle persone amate e la profonda sfiducia nei sentimenti; “La piccola fiammiferaia” che racconta la storia di una prostituta massacrata nel corpo e nello spirito dalle numerosissime violenze subite sin dall’infanzia, questa è di certo la storia più coraggiosa e sconvolgente contenuta nel libro, bellissima dal punto di vista letterario ma terribile e spietata. Al gradino più alto del podio abbiamo messo “Cenerentola”, la storia di una ragazzina ricca e annoiata nelle torride giornate estive di Milano (riadattata da Nicola Manupelli), e “Storia di uno che andò in cerca della paura” che è, a parere del gruppo, la meglio costruita, la più avvincente, ironica e divertente.

La lettura di questa raccolta può essere accompagnata dalle sonorità uniche dei Pink Floyd in The dark side of the moon, che completeranno le diverse ambientazioni dei racconti con atmosfere oniriche ma allo stesso tempo potenti.

Per chi è questo libro? Per chi ha stomaci forti, per chi non ha paura di guardare in faccia il dolore, per chi ha voglia di leggere storie scritte molto bene e insolite. Per lettori consapevoli del potere salvifico della scrittura. Per chi desidera cambiare punto di vista e guardare il mondo con occhi nuovi.

“Quello che interessa delle favole è il messaggio, ciò che davvero vogliono insegnarci, aiutandoci ad evitare gli errori che altri, prima di noi, hanno commesso”.

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