Memorie di un giovane medico, Michail Bulgakov

Traduzione e cura di Paolo Nori

Marcos y Marcos

2017

Questa raccolta è per tutti i professionisti alle prime armi, terrorizzati dalla loro inesperienza ma con una gran voglia di farcela. È per chi ama l’ambientazione fredda e desolata. Per chi si approccia per la prima volta alla letteratura russa ma che finora guardava ad essa con soggezione, intimorito davanti ai grandi volumi dei classici. Con Bulgakov si va sul sicuro!

Maggio, mese del Salone del Libro, mese dei libri, mese di Michail Bulgakov per noi della “Confraternita dei lettori”. Per riscoprire questo grande autore russo, siamo andati a cercarlo nelle sue “Memorie di un giovane medico”, una raccolta di racconti autobiografici in cui l’autore narra di quando, nel 1917, in piena rivoluzione, fresco fresco di laurea in medicina, viene mandato in uno sperduto ospedale di campagna.  Bulgakov scrive questi racconti nel 1917 e vengono pubblicati in una rivista medica separatamente tra il 1925 e il 1926. Saranno raccolti e pubblicati insieme per la prima volta nel 1963.

“Mi sentivo vinto, distrutto, schiacciato da un destino crudele. Mi aveva gettato in questo angolo sperduto e mi aveva lasciato a combattere da solo, senza nessun aiuto o indicazioni. […] In sostanza io andavo avanti a tentoni, non sapevo niente. Bè, fino a quel momento mi era andata bene, me l’ero cavata in situazioni incredibili, e quel giorno era andata male.”

Quello che contribuisce a rendere questa raccolta un romanzo involontario, come lo definisce Paolo Nori nella sua prefazione, sono il linguaggio, i personaggi ricorrenti, la medesima ambientazione e anche una sorta di trama che compone quasi un romanzo di formazione che ci restituisce di volta in volta un giovane medico sempre più consapevole, meno insicuro, più autorevole.

Una caratteristica del giovane medico Bulgakov che potrebbe stupire è la sua capacità di prendere la sua vita di totale abnegazione alla causa dell’ospedale con leggerezza e ironia dissacrante. Anche di questo aspetto abbiamo discusso al nostro tavolo e in realtà non ne siamo rimaste stupite. Chi conosce il Bulgakov scrittore e ha avuto modo di apprezzarlo in altri suoi lavori ha imparato a riconoscere la sua cifra stilistica fatta di ironia e di una certa leggerezza, caratteristica che lo rende unico nel panorama degli scrittori russi; chi tra noi conosce un giovane medico alle prese tutti i giorni con le proprie insicurezze e un grande senso di responsabilità verso i pazienti sa che la leggerezza è irrinunciabile e indispensabile per affrontare con serenità la propria professione quando si è a contatto con il dolore di pazienti e familiari.

Se i racconti ci sono sembrati “poco russi” nei toni, “molto russa” è l’ambientazione che ci regala neve, tempeste, desolazione, abbandono, slitte trainate da cavalli disorientati dalla tormenta. L’ideale insomma per affrontare l’estate anticipata che ci ha colto mentre leggevamo il libro.

“Ah, il cuore mi si stringeva per la solitudine, per il freddo, per il fatto che non c’era nessuno intorno”.

Per quanto riguarda i personaggi, oltre alle ostetriche, all’apprendista dentista, alla governante della casa e al guardiano suo marito, viene, secondo noi, assurta al ruolo di personaggio la Morte, un’eventualità non così lontana, la sente sempre accanto; teme di morire quando resta bloccato nella tormenta e si perde con la slitta; teme di non essere all’altezza dei casi che incontra ma vince la morte più spesso di quanto potesse immaginare all’inizio del suo percorso. E noi non possiamo che fare il tifo per lui!

10.05.2018, @La Confraternita dell’Uva, Bologna

Un altro elemento che è emerso al nostro tavolo e che ha alimentato la discussione è stato constatare che la maggior parte dei pazienti che Michail si troverà a curare sono donne o bambini. Si tratta di una scelta per restituire un elemento culturale in un contesto in cui gli uomini erano meno portati a mostrare le proprie debolezze ed erano restii a chiedere un supporto medico? O piuttosto si tratta di un elemento storico? I racconti sono stati scritti tutti nel 1917, tra la guerra e la rivoluzione, non è escluso dunque che molti degli uomini del villaggio fossero impegnati al fronte e nelle rivolte. A parte questo e alcuni appellativi tipici del periodo rivoluzionario – “compagno dottore” – Bulgakov non affronta temi politici, almeno non esplicitamente. In ogni caso ci restituisce una Russia rurale per lo più abitata da contadini poveri, scarsamente istruiti, dediti a pratiche arcaiche e poco avvezzi a farsi curare da un uomo di scienza.

E infine, ci siamo lasciati con la voglia di andare a recupere edizioni precedenti di questa raccolta per andare a cercare differenze di traduzione e soprattutto per recuperare un racconto – “Morfina” – in cui l’autore racconta di come sia riuscito a superare un grave infortunio grazie all’uso di questa sostanza da cui diventerà dipendente. Bisognerebbe chiedere agli editori di Marcos y Marcos o al curatore il motivo di questa scelta.

Insomma, il dibattito è stato particolarmente appassionante e vivace; con un bel libro come questo non poteva essere altrimenti.

10.05.2018 @La Confraternita dell’Uva, Bologna

Per la colonna sonora del libro, se fossi esperta di musica classica, saprei cosa consigliarvi. Ma siccome di musica classica ne conosco pochissima preferisco affidarmi al mio amato David Bowie e al suo Major Tom, così lontano e perso nello spazio da cui osserva la terra e si sente impotente, proprio come il nostro giovane medico.

“And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different today
For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do”

Space Oddity, David Bowie

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