La ferrovia sotterranea, Colson Whitehead

SUR

2017

Pensiamo di poter affermare abbastanza liberamente che “La ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead sia il libro dell’anno: consigliato da Barak Obama e proposto da Oprah Winfrey per la Oprah’s Book Club Selection; vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 2017 e del National Book Award nel 2016 – concomitanza che non succedeva da circa 20 anni, l’ultima autrice a raggiungere questa “doppietta” era stata Alice Walker con “Il colore viola” e chissà se è un caso che entrambi i libri abbiano come protagoniste donne di colore pesantemente provate dalla vita ma mai completamente vinte o succubi. Con queste premesse le aspettative attorno a questo libro erano davvero molto molto alte e, in questi casi, la delusione potrebbe essere dietro l’angolo, ma non è stato questo il caso.

Colson Whitehead==The 67th National Book Awards Ceremony & Benefit Dinner==Cipriani Wall Street, NYC==November 16, 2016==©Patrick McMullan==Photo - Sylvain Gaboury/PMC==

Tuttavia i lettori della “confraternita”, quando per la prima volta avevamo proposto “La ferrovia”, avevano preferito scegliere “Lions” di Bonnie Nadzam, forse intimoriti da tanto clamore e dal tema difficile o semplicemente affascinati da un libro meno acclamato ma intrigante come quello della Nadzam. Allo stesso tempo si era creata una sorta di lobby “sotterranea” e così a dicembre abbiamo riproposto e spinto molto la storia narrata da Whitehead che questa volta è stata protagonista di un vero e proprio plebiscito.

La protagonista del nostro romanzo è la giovane Cora, una schiava che lavora in una piantagione della Georgia. Cora ci viene presentata come una “randagia”, diffidente, forte – almeno all’apparenza -, incapace di restare indifferente davanti alle ingiustizie e, per questo, relegata tra i “pazzi” e vittima di dolorosissime e violente “punizioni” inflitte dal padrone e dai suoi aguzzini. La giovane schiava è stata abbandonata dalla madre, Mabel, l’unica schiava ad essere riuscita nell’impresa impossibile di fuggire dalla piantagione. Cora, incoraggiata da un compagno di schiavitù, decide di tentare la stessa strada della madre, la fuga verso la libertà. Verrà quindi a conoscenza della Ferrovia Sotterranea, una linea di trasporti che permette ai fuggitivi di muoversi da uno Stato all’altro in clandestinità. La Ferrovia sotterranea, elemento fantastico nel romanzo, nella realtà era il nome con cui si identificava la rete di persone che aiutavano i fuggiaschi a liberarsi dalla schiavitù, prima  che questa venisse abolita.

Nel corso della sua fuga Cora attraverserà quattro Stati – Carolina del Sud, Carolina del Nord, Tennessee e infine Indiana, scoprirà che la schiavitù può assumere varie forme anche quando non si è più in catene, che la cultura può facilitare la fuga e rendere la vita più interessante, che la paura è una delle peggiori forme di schiavitù perché impedisce alle persone di discernere tra il bene e il male e, infine, che non bisogna mai abbandonare la speranza di farcela. Nonostante le innumerevoli sfide e insidie, da ragazzina “randagia”, incolta e incapace di amare e di provare rimorso Cora sboccerà in una donna consapevole, capace di amare e di affidarsi, ferma nell’intento di ritagliarsi il suo posto nel mondo.

“Era sempre il Sud, e il demonio aveva dita lunghe e agili. […] Nella Carolina del Sud le catene erano di nuova fabbricazione – […]- ma assolvevano comunque al loro scopo di catene. Non erano andati molto lontano”

“Che fosse nei campi, nel sottosuolo o in una soffitta, l’America continuava a tenerla prigioniera”

“In tanti, dopo essere stati liberati, rimanevano comunque prigionieri degli orrori che avevano sopportato”.

I personaggi che animano la storia sono tutti molto ben caratterizzati. Tra quelli da cui siamo rimasti maggiormente impressionati rientrano: i capostazione, disposti a mettere in pericolo la propria vita per aiutare i fuggitivi; Ridgeway, il terribile e affabulatore cacciatore di schiavi, fermo sostenitore dell’imperativo americano (“se una cosa sai tenertela allora è tua. La tua terra, il tuo schiavo, il tuo continente.”); Mabel, a metà tra la madre egoista e una figura mitica ma che alla fine scopriremo essere solo l’ennesima vittima del destino; ed Ethel, la moglie di uno dei capostazione, che per paura osteggia l’impegno del marito, che mostrerà il suo lato altruista e al contempo egoista. Quest’ultima ci è sembrata particolarmente “umana”, un personaggio con luci e ombre che sta nel mezzo, incapace di prendere posizione, che ci ha ricordato quanto sia difficile schierarsi dalla parte del bene quando si ha paura.

Questo romanzo ci ha portato a riflettere sulla storia americana e su come sia possibile convivere con un passato impastato con il sangue degli indiani e degli schiavi. Abbiamo riflettuto sull’importanza del ricordo e della memoria come antidoto al male passato e come avvertimento in relazione al male di cui potremmo essere capaci in futuro in quanto esseri umani.

Infine “La ferrovia” ci ha aperto finestre su altri libri e autori che abbiamo amato – Steinbeck, Harper Lee, Kathryn Stockett, Zadie Smith, Baldwin – e che desideriamo conoscere e approfondire – Toni Morrison.

La colonna sonora del libro ci viene suggerita dallo stesso autore che nei ringraziamenti dichiara che la sua scrittura è sempre accompagnata da David Bowie, Prince con la sua Purple Rain e i Sonic Youth con Daydream Nation.

A chi consigliamo questo libro? A tutti gli amanti delle grandi avventure ed epopee, a chi non teme di trovarsi di fronte a immagini di violenza inaudita e sconcertante, a chi desidera approfondire la Storia, a chi ha l’ambizione e il coraggio di stare dalla parte dei giusti e dei più deboli nonostante tutti i rischi che questa scelta comporta, a chi ha voglia di leggere un gran bel libro!

“Il mondo può anche essere cattivo, ma le persone non devono esserlo per forza, possono rifiutarsi”

2,488 Visite totali, 9 visite odierne