Culo Nero, A. Igoni Barrett

Traduzione dall’inglese a cura di Massimiliano Bonatto

66thand2nd

2017

Alla Confraternita dei lettori, dopo un po’ di mesi passati a conoscerci e discorrere di libri interessanti, abbiamo deciso di lanciare un ciclo di incontri che si intitola “viaggiando per i continenti tra i libri”. Ogni mese, da febbraio a giugno, leggeremo libri dedicati ad un Paese del mondo con il duplice obiettivo di scoprire culture lontane e di scovare autori che meritano attenzione ma che, se non debitamente stimolati, non leggeremmo perché di loro si parla poco.

E il primo incontro non sarebbe potuto andare meglio. Comodamente seduti sui nostri divani siamo volati in Africa, nella trafficata e afosa Lagos, in Nigeria. Tra le strade di Lagos ci siamo fatti accompagnare da A. Igoni Barrett che per i tipi di 66thand2nd ha pubblicato il suo primo romanzo, “Culo nero”. Dal titolo irriverente ci aspettavamo un libro ironico, sopra le righe, lieve; in parte le aspettative sono state confermate, lo stile di scrittura è deliziosamente ironico, schietto e scorrevole, alcuni personaggi e le scelte che compiono sono decisamente sopra le righe, tuttavia “Culo Nero” è molto più di questo.

Il traffico di Lagos

Il nostro Igoni adatta un espediente narrativo ampiamente usato in letteratura sin dai tempi di Ovidio fino a Kafka, ovvero la metamorfosi. Furo Wariboko è un trentenne nigeriano che passa le sue giornate alla ricerca estenuante di un lavoro; la mattina in cui avrà un colloquio importante si sveglierà vittima di una metamorfosi. Non assumerà le sembianze di un insetto come Gregor Samsa bensì quelle di un uomo bianco dai capelli rossi, un oybo. Furo scapperà dalla sua camera senza farsi vedere e a poco a poco si farà viva in lui la consapevolezza che quella è la sua lotteria, è il suo punto di non ritorno, l’occasione per cambiare vita e procedere su cammini inesplorati, per cambiare e vivere la sua metamorfosi.

 

“capì che non aveva più un passato, ne un futuro che fosse frutto del suo passato”

“è più facile essere che divenire”

 

Dapprima sarà del tutto disorientato, impaurito, si sentirà inadeguato, vittima degli sguardi persistenti di quelli che fino a poco tempo fa erano visi conosciuti e che adesso non lo riconoscono più. Ma Furo capirà presto che essere bianco in Nigeria vuol dire essere considerato un privilegiato, c’è un pregiudizio dilagante che presuppone che se sei bianco sei anche ricco – e quindi tutti sono pronti ad approfittarsi di te, dai taxisti alle escort – sei competente e altamente istruito tanto da ricevere offerte di lavoro per posti dirigenziali senza un minimo di esperienza alle spalle. Se sei bianco sei degno di rispetto.

Uno dei temi centrali del romanzo di Barrett è sicuramente questo, essere i diversi, provare come ci si sente ad appartenere ad una minoranza, vittime di preconcetti culturali legati al colore della pelle, in questo caso favoriti ma comunque vittime.

Igoni Barrett con Marcello Fois e Massimiliano Bonatto alla presentazione nella libreria “La Confraternita dell’uva”. Dicembre 2017

Ma c’è un altro tema altrettanto cruciale che ha sollecitato le riflessioni dei lettori della confraternita: la costruzione dell’identità e quanto conti la percezione che gli altri hanno di noi, quanto pesano i loro sguardi sulle nostre debolezze. Il cardine attorno a cui ruota tutto il romanzo è proprio questo: chi è Furo? Qual è la sua personalità? Chi decide di essere in virtù del suo nuovo aspetto? Barrett ci mette davanti ad una verità: l’identità è la cosa più difficile da definire e da spiegare perché è un incrocio di sangue, radici e destino.

“Come la luce del sole e l’acqua nutrono un fiore che sboccia, allo stesso modo il nostro benessere si alimenta del  luccichio negli occhi altrui e de gorgoglio dell’amor proprio. Chi sono come persone va oltre il mio aspetto fisico, ma il modo in cui gli altri mi vedono è comunque una parte di me”.

“Nessuno sceglie di nascere, di essere bianco o nero o di qualsiasi sfumatura tra i due colori, eppure l’identità con la quale si viene al mondo è la cosa più difficile da spiegare agli altri.”

La soluzione che troverà Furo, passato il primo momento di disorientamento, sarà quella di rispondere alle aspettative della società sui bianchi, di tagliare tutti i ponti con il suo passato, di mostrarsi per quello che gli altri desiderano vedere in lui. Furo scappa, ma dal passato si riesce mai davvero a scappare?

Il romanzo è costruito su sei capitoli di lunghezza variabile: i tre più consistenti sono dedicati alla storia di Furo e, oltre a lui, troviamo due personaggi femminili dipinti in modo molto affasciante. La prima è Syreeta, una escort che lo accoglierà nella sua casa e lo aiuterà ad orientarsi nella sua nuova pelle; la seconda è Tosin, una collega del nuovo ufficio, l’unica che sarà capace di vedere oltre il colore della pelle di Furo e per questo costituirà un pericolo.

I restanti tre capitoli, più brevi, sono dedicati ad una storia trasversale il cui protagonista è Igoni, l’alter ego dell’autore. Igoni, nel romanzo, è uno scrittore alla ricerca di una storia; incontrerà Furo personalmente e, dopo approfondite ricerche su internet e twitter, scoprirà il segreto della sua metamorfosi. Igoni a sua volta sarà protagonista di un importante cambiamento, una metamorfosi cercata, non subita. Secondo alcuni dei nostri lettori queste parti sono le più deboli del romanzo, a me è parso invece che, proprio in virtù della grande consapevolezza che ha accompagnato la metamorfosi di Igoni, le riflessioni contenute tra questa pagine fossero quelle meglio costruite. La storia di Furo è avvincente e incalzante e lancia tra le righe spunti importanti, ma è Igoni a regalarci considerazioni profonde e intense. Inoltre uno dei tre capitoli ci è sembrato degno di particolare nota poiché è interamente scritto in tweet, ripercorre infatti la ricerca che Igoni compie su internet sulle tracce di Furo.

Massimiliano Bonatto all’incontro del gruppo di lettura “la confraternita dei lettori”. Febbraio 2018

All’incontro su “Culo nero” si è unito a noi anche Massimiliano Bonatto che ha tradotto il romanzo e ci ha raccontato alcune curiosità. Leggendo il libro spesso ci siamo imbattuti in termini pidgin senza la possibilità di poter attingere ad un glossario. Massimiliano ci ha spiegato che questa scelta è stata funzionale per rendere ancora meglio il contesto in cui è ambientata la metamorfosi di Furo e favorire l’immersione nella storia, inoltre non si voleva addomesticare eccessivamente la lingua locale. Igoni Barrett scrive in inglese ma fa un grande uso di pidgin, proprio come accade tutti i giorni nella lingua parlata. Inoltre il pidgin è conosciuto dai nigeriani di colore ed è meno diffuso tra i bianchi; Furo, un oybo (bianco) che usa il pidgin, risulta ancora più bizzarro agli occhi dei suoi connazionali.

Igoni e Massimiliano hanno avuto l’opportunità di incontrarsi in occasione del tour italiano del lancio del romanzo e, per il nostro traduttore è stata un grande emozione. Secondo quanto ci ha descritto Massimiliano, il rapporto tra un traduttore e un autore, solitamente, si esaurisce tra le pagine del libro; il traduttore trascorre moltissime ore a lavorare su quelle pagine e nella mente dello scrittore, questo fa si che l’autore diventi un amico pur rimanendo uno sconosciuto. In questo caso invece l’incontro si è concretizzato oltre le pagine di “Culo nero”.

“Culo nero” è un romanzo per chi vuole viaggiare tra le strade di Lagos senza lasciare il proprio divano, per chi ama guardare il mondo da prospettive insolite, per chi desidera interrogarsi sui concetti di identità e cambiamento e per chi è o vorrebbe essere immune dai giudizi della gente.

La colonna sonora di “Culo nero” è quella che ascolterebbe Syreeta nelle lunghe ore imbottigliata nel traffico: Drake, Rihanna ma soprattutto i P-Square; immancabile “Black or white” di Micheal Jackson…  Buona lettura e buon ascolto.

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