“Le serenate del Ciclone” di Romana Petri

Le serenate del Ciclone

Questo libro è per chi crede al manifestarsi della poesia. Per chi sa che le cose durano solo finché durano. Per chi è convinto che la vita può offrire solo a chi tiene sempre gli occhi ben aperti. Per chi, cantando, cede se stesso attraverso la voce. Per chi onora il padre sopra ogni cosa.

Questo libro ha scelto me. Lo ha fatto in un giorno di inizio agosto, quando ho avuto il piacere di essere inserita nella giuria dei lettori qualificati del Premio letterario SuperMondello 2016. Si è trattato di amore a prima vista. Si, perché un libro si inizia ad amare dalla copertina, ed io questa foto di Romana Petri bambina raggiante e fiera accanto al padre Mario “il Ciclone” Petri l’ho adorata.

25 anni sono gli anni che Romana ha impiegato per scrivere questo libro. Anni trascorsi portando il peso di una perdita prematura, inattesa, quella di un padre amato immensamente.

Questo di Romana Petri è un romanzo lungo, intenso, il racconto di una vita, narrato da chi crede ci sia qualcosa che vada custodito, conservato a beneficio dei posteri, difeso dalla dimenticanza. Questo romanzo riesce nell’intento: sottrae all’oblio l’artista, Mario Petri (1922-1985), facendo risorgere dal torpore mortale l’uomo che è stato.

Il romanzo inizia e finisce insieme a Mario Petri.

La prima parte, narrata in terza persona, inizia nel 1922 quando un neonato gracile di appena due chili, viene messo al mondo a Cenerente, un borgo medievale del comune di Perugia. Romana ci racconta l’infanzia e l’adolescenza di un bambino nato mingherlino, ma che cresce robusto e vigoroso, nutrito dalle uova della nonna Olimpia.

Mario è il primogenito di Terzilia e Attilio, genitori estranei tra loro in un modo che probabilmente non hanno mai intuito realmente. Un padre violento, incline al bere, che di mestiere faceva il commerciante, e una madre che ha rischiato la sua stessa vita per mettere al mondo quel figlio.

Malgrado ciò, è ad Attilio che Mario deve la scoperta del suo talento più grande. Il fonografo ricevuto in dono dal padre, spalanca davanti a sé il mondo misterioso e ricco di avventure che la musica saprà dargli. Ascoltare ed imitare le voci diffuse da quel grammofono gli consente di trovare la sua parte migliore e di cedere se stesso attraverso una voce unica.

Cantando trascorrono gli anni e il bambino gracile cresce in fretta e lascia il posto ad un gigante. Troppo presto si accorgerà di essere una figura ingombrante, grande e grossa, un ragazzo che diventa il capo banda di alcuni altri scavezzacollo suoi pari, che rimarranno amici per tutta la vita, Orlando e il Kid, gli stessi che lo hanno “battezzato” il Ciclone. Picchiava forte Mario, così velocemente che i malcapitati di turno non riuscivano a fermare i ganci velocissimi che assestava con tanta naturalezza.

Certe volte si fermava, gli chiedeva una pausa, non c’era mica nessuno che gli stava correndo dietro, no? E Mario gli rispondeva che non lo sapeva se qualcuno gli correva dietro o no, ma certo qualcosa dentro ce l’aveva, e non solo in quel momento, sempre. Era come una fretta, anzi, una specie di emozione, un brivido, un’attesa. Non lo sapeva come spiegargliela quella palpitazione, ma lui ci si svegliava e se la portava appresso fino a che a notte fonda non s’addormentava. Ma il sonno mica gli arrivava più facilmente. Ormai sembrava se lo dovesse sempre guadagnare.

«È come un’urgenza, mi capisci?»

«Una minaccia» rispondeva Orlando.

«Forse» diceva Mario. «Ma non di morte, di vita».

Romana Petri

Trascorrono gli anni dell’adolescenza tra Cenerente e Perugia. Mario inizia a cantare in quel pezzetto di un’Italia rurale, dove guadagna i primi soldi facendo serenate su commissione insieme all’inseparabile Orlando. La passione ben presto diviene intenzione e fa sì che Mario non aspetti che sia il destino ad andargli incontro.  Lascia la sua terra per trasferirsi a Roma, lontano da quel futuro già scritto dal padre, alla ricerca della realizzazione del sogno. Mario Cusmic è stato il suo primo maestro di canto, che pagò con i soldi racimolati grazie a degli incontri di boxe.

Così il ragazzo diventa uomo. E lo fa attraversando anni storici importanti: sono gli anni del Fascismo, della Grande Guerra, che sfoceranno poi nella ripresa economica. Tutti accadimenti cui Mario non è sottratto.

Intanto diventa un basso- baritono e grandi Maestri del panorama musicale iniziano ad apprezzarlo. La nuova vita inizia per lui grazie ad Herbert Von Karajan, che lo sceglie per la parte del Don Giovanni di Mozart che nel 1950 lo portò alla consacrazione pubblica sul palco del Teatro alla Scala di Milano.

All’apice della sua carriera artistica, Mario conobbe Lena, che sarà sua moglie fino alla fine dei suoi giorni. Un’artista anche lei, ballerina classica gracile, fedele, uno scricciolo accanto ad un ciclope.

La seconda parte del romanzo inizia nel 1955, quando nasce Romana e la narrazione assume il punto di vista della narratrice. Il mito, il Ciclone, si fa uomo e diventa il padre, il marito, e viene raccontato con sincerità, da chi ha osservato un mondo riservato a pochi, quello di un genitore ormai famoso, bellissimo e ricco che però non ha mai perduto la schiettezza e la rettitudine originale. Grazie alla sua prestanza fisica, Mario diverrà anche attore di cinema. Sarà Pirata nero e Zorro, Achille e Golia, tutti personaggi e ruoli da lui recitati in film considerati di serie b che gli diedero notorietà anche sul grande schermo.

Totò contro il pirata nero. (1964)

Totò contro il pirata nero. (1964)

Quello di Romana è il ritratto di un padre colto nella quotidianità. Un padre amorevole, un gigante fragile col quale intessere un rapporto esclusivo, vissuto nelle storie raccontate la sera, quando il mondo dei grandi famosi che popolavano la sua vita e la sua casa, restavano fuori.

Insieme a Romana incontriamo tutte le celebrità che hanno popolato la vita di Mario. Incontriamo, tra gli altri, Von Karajan, Sergio Leone, Maria Callas e Thomas Mann, il quale gli dedicò una copia autografata del Doctor Faust alla fine di una recita del Don Giovanni, ruolo che lo rese celebre nel mondo. Le descrizioni dei personaggi di Romana Petri sono fotografiche: vediamo Riccardo Muti nel suo cappotto troppo grande, la rigorosa eleganza di Karajan, la bellezza triste della Callas.

Sarà proprio Muti la causa della ferita profonda che segnerà la fine del mito. Nel 1975 Mario Petri lasciò le scene dopo il celebre Macbeth diretto proprio da Muti, che in quegli anni era direttore del Maggio Musicale Fiorentino.

Una promessa non mantenuta, quella di Muti, che porterà il Ciclone alla consunzione. Sincero ed iroso, Mario non sarà mai capace di covare desiderio di vendetta. Lo farà Romana, scrivendo questo libro, raccontando l’uomo e l’artista e riscattando entrambi dall’oblio dal mondo.

La colonna sonora di questo romanzo è l’album del 1971 di Fabrizio De André, Non al denaro, non all’amore né al cielo dichiaratamente ispirato ad alcune poesie tratte dall’Antologia di Spoon River (1915) di Edgar Lee Masters. Ci sono in questi brani, alcuni degli episodi vissuti dal Ciclone. C’è l’esperienza della morte in guerra ne La collina. C’è l’antagonismo con Riccardo Muti nel brano Un blasfemo:

Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte. Mi cercarono l’anima a forza di botte.

Un’anima consunta quella di Mario, non dalle botte ma dall’indifferenza, dall’infrangersi immotivato di un sogno.

C’è soprattutto Il suonatore Jones, che è l’alter ego del Ciclone, per cui la libertà offerta dal bel canto era più importante di ogni cosa.

Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.

Jones morirà proprio come Mario, povero, ma senza alcun rimpianto. Non ci sono compromessi, non c’è mai slealtà. Mario subì un senso di perdita che non riuscì a sopportare e una sera di gennaio del 1985 lo strappò via ad una figlia troppo giovane per sopportare un grande dolore.

In un finale che sembra giungere troppo presto, sentiamo il grido di Romana. Avvertiamo i suoi spasimi, un dolore tagliente. Ci si commuove. Si ama un uomo che grazie a sua figlia verrà ricordato, sempre.

Buona lettura e buon ascolto!

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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