Le letture di questi mesi – parte prima

Care lettrici, cari lettori, in un anno e mezzo di blog, non sono mai stata tanto lontana da questo spazio. Impegni personali e professionali mi hanno allontanato da Libri in Musica, ma non dalle mie letture. Ho letto tanto ma non ho avuto tempo per raccontarvi le mie impressioni. Voglio dedicare questo post ai libri che hanno accompagnato questi mesi intensi di studio e lavoro. Lo farò in modo diverso dal solito, scrivendo un breve commento, la mia colonna sonora e una citazione. Vi prometto che tornerò presto ad approfondire come sempre le mie letture.

Saul Bellow conferma di essere un grande scrittore anche nei suoi lavori più brevi. Questo racconto è stato pubblicato per la prima volta nel 1949. Vivace e privo di distrazioni, riguarda la memoria e le necessità di conservare il passato. Ambientata a  a Chicago nel 1933, è la storia del primo incontro di un ragazzo di 17 anni con una prostituta, un episodio meravigliosamente comico che si verifica nel il cupo sfondo della malattia della madre del ragazzo.

Il narratore si rivolge a un lettore privilegiato, suo figlio, le avventure di un giorno nella vita del suo io più giovane, che descrive a turno come un lettore, un interprete, un cercatore di segni nelle lande desolate banali e caotiche della modernità meccanizzata che è la Chicago dell’era della Depressione.

Quando stanno succedendo troppe cose, più di quante tu ne possa sopportare, puoi scegliere di far finta che non stia accadendo niente di particolare, che la tua vita stia girando e rigirando come il piatto di un giradischi. Poi un giorno ti rendi conto che quello che credevi un piatto di giradischi, liscio e uniforme, era in realtà un mulinello, un vortice.

Colonna sonora: River, stay away from my door, Frank Sinatra

L’iniziazione, Saul Bellow – Mondadori, 49 pagine

traduzione di Masolino D’Amico

 

 

Papà Goriot è considerato uno dei libri più importanti di uno dei più noti e prolifici autori francesi del XIX secolo, un libro che ha cambiato per sempre la letteratura e la rappresentazione della realtà. Racconta la storia di Goriot e degli altri abitanti della pensione parigina di Madame Vauquer nel 1819. Goriot si è rovinato per sostenere le finanze delle sue due figlie stravaganti, vendendo tutto ciò che possiede fino a quando non rimane senza un soldo. Lo stress di non essere in grado di fornire di più per loro lo fa ammalare portandolo alla morte.

Al di là della trama, arricchita da personaggi secondari molto interessanti, come  Rastignac e Vautrin, ci sono degli elementi che rendono Papà Goriot particolarmente importante per la comprensione di cosa sia il realismo e di come Balzac abbia cambiato il volto della letteratura. La prima è la rottura con il romanticismo, affermata più chiaramente nel capitolo di apertura, ma implicita nell’architettura e nelle intenzioni della Commedia Umana. Quando Papà Goriot venne pubblicato, nel 1835, la società letteraria francese era nella coda di un periodo di romanticismo, che preferiva la rappresentazione di un mondo dominato dal fato, dal dramma e dallo spirito. Balzac era un romantico ma era anche molto interessato alla rappresentazione del mondo che lo circondava. Egli ha scelto di rappresentare la vita in un modo che il lettore comune sarà in grado di riconoscere come simile alla propria.

Se Balzac ha deciso di creare un universo immaginario realistico e riconoscibile, che non sia “né una finzione né una storia d’amore”, dovrebbe, sfortunatamente, aver lasciato indietro la sua sensibilità romantica.

Così farete voi, voi che reggete questo libro con la vostra candida mano, che vi sprofondate in una comoda poltrona dicendo: “Forse mi divertirà”. Dopo aver letto le segrete sciagure di papà Goriot, pranzerete con appetito, incolpando l’autore della vostra insensibilità, tacciandolo di esagerazione, accusandolo di far poesia. Ma sappiatelo: questo dramma non è finzione né romanzo. All is true, ed è così vero che ciascuno può riconoscerne gli elementi intorno a sé, persino nel suo stesso cuore.

Colonna sonora: Non, je ne regrette rien, Edith Piaf

Papà Goriot, Honoré de Balzac- Grandi classici BUR, 310 pagine

traduzione di Francesco Fiorentino

In questo romanzo troviamo uno dei temi centrali delle opere di Joseph Roth: dopo la prima guerra mondiale, le persone affrontano le rovine delle loro vite precedenti. Le fondamenta che sembravano così indissolubili, così indistruttibili qualche anno prima, non esistono più.

Franz Tunda è tenente dell’esercito austriaco in prigionia russa. Fugge, nascondendosi da qualche parte nella vastità della Siberia. Il suo viaggio di ritorno sarà un viaggio attraverso nuovi stati che ancora non esistevano sulla loro strada verso est.

Con ogni giorno del suo viaggio e ogni passo sulla via del ritorno, l’immagine della sua fidanzata svanisce e Tunda s’innamora della rivoluzionaria Natasha. La sua visione del mondo borghese perde valore e viene sostituita da quella di un combattente contro il vecchio ordine. È un momento in cui vive pienamente la rivoluzione, con tutta la passione e la crudeltà.

Quando finalmente fa ritorno in Austria, Vienna non è più a casa per lui: la sua vita non è più adatta a questa città. Rimarrà lì per un breve periodo e poi, inquieto e impotente, cercherà una casa altrove.

Dopo che il vecchio mondo si è estinto, Tunda non trova una nuova casa per sé. Sta cercando un lavoro per la sua vita, pensa sempre di averlo trovato di nuovo. Ma è sempre la passione a breve termine per una donna che lo lega a un paesaggio, a un gruppo di persone, a una certa vita per un certo periodo di tempo.

Tutto si ripete e tutto si ripeterà finché Tunda avrà vita. Cerca, trova, si stanca di quello che ha trovato, continua a cercare. Questo vortice è probabilmente un sintomo di molte persone all’indomani della fine della monarchia, una fuga senza fine.

Di tutte le lacrime che si ingoiano, le più care sono quelle piante su se stessi.

Colonna sonora: Le quattro stagioni, Vivaldi

Fuga senza fine, Joseph Roth – Adelphi, 151 pagine

traduzione di Maria Grazia Paci Manucci

A trenta anni, dopo tredici anni d’amore, Rimini e Sofia si separano.Per lui tutto è nuovo e brillante: riscopre il desiderio e cerca di recuperare il tempo perduto. Ma il suo rapporto con Sofia non è morto. Quando lei ritorna, tendendo un’imboscata, l’amore ha il volto del terrore.

Come un fantasma insonne e vendicativo, Sofia riappare per riconquistare Rimini, sempre in nome di un amore che cerca di dominare tutto. E Rimini affonda a poco a poco in un incubo, un inferno in cui il ricatto sentimentale, il tradimento e persino il crimine sono all’ordine del giorno.

Rimini inizia a perdere tutto: lavoro, salute, un nuovo amore, persino un figlio, e il suo calvario subirà una svolta inaspettata quando incontrerà le Donne che amano troppo, una cellula di terrorismo emotivo guidata da Sofia che si riunisce per cospirare in un bar chiamato Adela H.

Tra Sthendal e le feroci psicopatie matrimoniali di Philip Roth, Il passato è un trattato moderno sull’educazione sentimentale, un esempio esemplare delle metamorfosi subite dalle passioni quando entrano nel buco nero dell’ossessione. Un romanzo d’amore-orrore che mette a nudo l’altra parte, sia sordida e rivelatrice, sinistra ed esilarante, di quella commedia che gli esseri umani chiamano “coppia”.

Un romanzo formidabile, vertiginoso, ipnotico, La prosa di Alan Pauls non vacilla; non imita. Il tema ruota intorno a due interrogativi: quando si sa che l’amore finisce? E se finisce, come finisce? Per rispondere a queste domande il narratore ha avuto bisogno di esplorare i suoi personaggi, indugiando nella loro miseria, presentando le tante maschere che compongono lo spettro della normalità.

Non è di morte naturale che muore un vero amore, ma nel sangue, sotto i colpi di un altro, non necessariamente vero – perché le leggi dell’amore non conoscono nobili principi né pietà – ma sicuramente opportuno, e soprattutto, incitato dalla crudeltà le passioni giovani.

Colonna sonora: Unforgettable, Nat King Cole

Il passato, Alan Pauls – Big Sur, 599 pagine

traduzione di Tiziana Gibilisco

Paul Auster torna dopo sette anni con un romanzo di 939 pagine, il più lungo di gran lunga di qualsiasi libro che ha pubblicato, a raccontare la vita di Archie Ferguson, che si svolge lungo quattro archi narrativi, dalla nascita alla prima età adulta.

Tutti e quattro gli Archie Ferguson condividono la stessa storia di origine, che ha molto in comune con Auster: un nonno paterno che arriva negli Stati Uniti con un nome ebraico, una storia di famiglia rovinata dall’omicidio, un’infanzia nella periferia del New Jersey. Quattro romanzi in uno in cui ci si sente come un uomo che è stato condannato a sedere in una stanza e continuare a leggere un libro per il resto della sua vita. Quando un romanzo è tanto denso quanto avvincente, si presume che la dimensione sia un corollario dell’ambizione. Ferguson vive quattro vite parallele in un’America postbellica. Con questa narrazione frammentata, Auster racconta il prodotto silenzioso della vita di tutti i giorni sullo sfondo dei tumultuosi anni’60 e ’70.Le orbite sono diverse, ma la galassia è la stessa. In ogni vita, Ferguson va verso l’età adulta nei sobborghi del New Jersey e nella cacofonica New York. Sua madre lo adora e il riverbero di successo (o fallimento) di suo padre. In ogni vita ama Amy Schneiderman,

Mentre ogni capitolo del 4321 è diviso in quattro sezioni numerate corrispondenti a ciascuna versione di Ferguson, il dettaglio è così inesorabile, che quando arriva la morte, c’è un colpevole sollievo che il lettore abbia un Ferguson in meno da seguire.

Il mondo irreale era molto più grande del mondo reale, e c’era spazio abbondante per essere e non essere se stessi.

Colonna sonora: The jazz Album, Dimitri Shostakovich

4321, Paul Auster – Einaudi, 939 pagine

traduzione di Cristiana Mennella

 

 

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