Le letture di questi mesi – parte seconda

Ecco cinque libri che ho molto amato per motivi diversi. Per ciascuno di essi, un commento, una citazione e la colonna sonora.

I saggi offrono la libertà di esplorare, divagare, scegliere un punto dal quale partire per poi ripercorrere a ritroso le pagine. Possono abitare i nostri comodini per mesi, sostando tra romanzi e biografie, senza farci mai sentire in colpa per una lettura a spizzichi e bocconi. Questa raccolta di Charles d’Ambrosio, il cui titolo originale è Loitering (che significa ciondolare) rappresenta al meglio l’aggirarsi liberamente tra verità inaspettate. Ora che i suoi saggi sono riuniti in questa selezione così generosa, ci si accorge che D’Ambrosio è uno dei saggisti contemporanei più affascinanti e promettenti.

Il libro si apre con due splendidi scritti ambientati a Seattle, città natale dell’autore. Seattle, 1974 è un magnifico memoriale sul crescere nel Pacifico nord-occidentale e sul sentirsi fuori luogo, inadatto, venendo inevitabilmente plasmato da quella sensazione di straniamento. È un testo malinconico che introduce questa raccolta divisa in tre parti.

Un altro saggio di quel periodo è Caccia alle balene nel profondo Ovest, che affronta l’annoso dibattito tra gruppi animalisti e la tribù Makah, cacciatrice di balene. D’Ambrosio smonta delicatamente la posizione dei primi, sottolineando come certi animali siano umanizzati e trasformati in mascotte.

La famiglia di D’Ambrosio non è mai lontana dalla sua mente. L’autore è ossessionato dal suicidio del fratello più giovane e dal tentato suicidio del fratello sopravvissuto, un’eredità a cui allude spesso e che dedica al saggio Documenti, una selezione di lettere dei suo familiari, tra cui una dolorosa corrispondenza con il padre mentre cercano di dare un senso alla loro perdita condivisa.

Il mio saggio preferito è Salinger e singhiozzi in cui l’autore racconta la sua tardiva scoperta del giovane Holden, che definisce “un libro tutto sul Suicidio e sul Silenzio”.

Leggendo speravo di allontanarmi il più possibile dall’omiletica cattolica, e scoprii in fretta che la miglior fonte di consigli senza la morale era la buona letteratura.

Colonna sonora: Some Day, Ornette Coleman & Charlie Haden

Perdersi, Charles D’Ambrosio – Mimimum Fax, 312 pagine

Traduzione Martina Testa

 

Quello per Alessandro Zaccuri è un amore nato con la lettura de Lo spregio. Il suo talento è conferma questo libro che raccoglie 10 classici + 1 e i cui diritti d’autore saranno devoluti all’Associazione Nocetum Onlus. L’intento dell’autore, dichiarato nella premessa, è quello di parlare di libri famosissimi come se fossero ancora da leggere. Quella che in apparenza potrebbe sembrare una mossa folle e sconsiderata, si pone e raggiunge l’obiettivo di trovare ancora qualcosa da dire su testi che sono stati oggetto di analisi, critica e che possiedono centinaia di studi e riflessioni filosofiche.

Ecco che Zaccuri ci accompagna in romanzi come Don Chisciotte o Robinson Crusoe, facendoci accedere dalla porta laterale, ricordandoci che nessuna lettura si consuma mai in se stessa.

Ci insegna che I Promessi Sposi è un libro magnifico da leggere, non solo da studiare. Romanzi talmente famosi da essere già conosciuti, ma che meritano una rilettura. Storie che intervengono sulla realtà che stiamo vivendo condizionandola perché un grande libro è la storia che racconta.

Non si leggono libri per vantarsi di averli letti, né leggere rende necessariamente persone migliori, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario.

Colonna sonora: Cloud Atlas Sextet, Tom Tykwer

Come non letto, Alessandro Zaccuri – Ponte alle Grazie, 194 pagine

 

 

Il romanzo di Marinette Pendola, nata a Tunisi da genitori siciliani, è stato una bella scoperta per diversi motivi. Innanzitutto, è ambientato in parte nella mia isola, la Sicilia, della quale l’autrice rende pienamente l’atmosfera domestica raccontata dai nonni: la vita in provincia sullo sfondo dell’emigrazione italiana in Africa nella prima metà del XX secolo.

Angela ci trascina nella sua vita. Vive a Partinico, in provincia di Palermo, insieme alla madre. Ricama, si prende cura dell’orto e non sopporta di essere toccata. Con inerzia e apatia accetta la proposta di matrimonio del guaritore mastro Filippo. Si rassegna, accetta di condurre il resto della vita insieme a un uomo che non ama ma che accetta. Dopo alcuni mesi di matrimonio, scanditi da giorni sempre uguali, Angela e mastro Filippo si trasferiscono a Tunisi. Le si presenta una nuova occasione, un inizio in un luogo dove nessuno la conosce e dove potrà sentirsi padrona del mondo. Trascorrono i giorni, i mesi, gli anni, fino a quando non bussa alla porta una vecchia conoscenza di Angela. Da questo momento tutto cambia: Angelina decide di impossessarsi della sua vita, rivendica la propria indipendenza e compie delle scelte che le renderanno la libertà e l’autonomia tanto desiderate. Un romanzo che mescola natura e spiritualità e che tratta con garbo il tema dell’emigrazione e quello dell’emancipazione femminile.

Basta guardare e la natura insegna.

Colonna sonora: S’iddu moru, Laura Lala

L’erba di vento, Marinette Pendola – Arkadia, 140 pagine
Questo libro mi è stato consigliato un anno e mezzo fa da un amico. Ingiustamente seppellito sotto cumuli di libri che affollano il mio comodino, è stata una lettura piuttosto recente. Che dire? Adorato. Giorgio D’Amato non solo è un artista eccezionale (dipinge splendidi acquerelli che potete ammirare su Rusulè), ma è anche uno scrittore eccezionale.

Il romanzo è ambientato nell’agosto del 1982 a Casteldaccia, un paese della provincia di Palermo. Il narratore ha sedici anni e insieme al suo amico Antonio ricostruisce fatti di cronaca mafiosa  a esperienze di vita quotidiana di quello che in quegli anni era definito il triangolo della morte (Casteldaccia, Bagheria e Altavilla Milicia).

Il bar eletto quartier generale dal boss don Ciccio, punto di ritrovo di una generazione che conosce la mafia ma se ne tiene alla larga, fa da sfondo a otto giorni e 15 morti ammazzati. L’autore dimostra di essersi documentato, ma la sua prosa non è mai appesantita dai fatti di cronaca che racconta dal punto di vista di chi li ha vissuti. Scorrevole, ben scritto, ironico e coinvolgente, questo romanzo di Giorgio D’Amato si legge d’un fiato. Ricco di citazioni letterarie e musicali ci fa fare un balzo indietro nel tempo facendo rivivere i luoghi che un palermitano conosce bene e riportando alla memoria un pezzo di storia che non possiamo dimenticare.

La verità è come le sottane delle femmine antiche, togli la prima e togli la seconda e ne trovi sempre un’altra. Appena le togli tutte arrivi finalmente al dunque.

Colonna sonora: More than this, Roxy Music

L’estate che sparavano, Giorgio D’Amato – Mesogea, 139 pagine

 

Ho atteso questo libro con l’impazienza di una bambina. Adoro Natalia Ginzburg, della quale ho letto quasi tutto e posso affermare lo stesso di Sandra Petrignani, che ho avuto il piacere di conoscere a Palermo in occasione della presentazione di La scrittrice abita qui. Ricordo che Sandra stava lavorando a questo libro e approfittò della tappa palermitana per visitare la casa natale della Ginzburg, poco distante dalla libreria Modus Vivendi.

Ho iniziato la lettura di questo libro a Torino, città dove Natalia ha vissuto la sua infanzia, nei luoghi raccontati in Lessico Familiare, passeggiando lungo le strade che hanno percorso insieme lei e Cesare Pavese. Avevo paura. Paura che Sandra mi rivelasse una donna diversa da quella che ho sempre immaginato leggendo i suoi scritti. Invece eccola, la donna schiva, malinconica, che non sorride quasi mai nelle foto e che ha vissuto circondata da uomini: i Levi, Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Giulio Einaudi,  Adriano Olivetti, Italo Calvino, Cesare Garboli, Gabriele Baldini, … Sandra va a fondo, scruta tutti questi rapporti arricchendo questo ritratto con testimonianze, ricordi, citazioni e riferimenti letterari.

Un libro prezioso che deve stare accanto alle opere di Natalia Ginzburg.

Colonna sonora: Il corsaro, Luis Bacalov

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg, Sandra Petrignani – Neri Pozza, 450 pagine

 

Buona lettura e buon ascolto!

Cinzia

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