“Larchfield” di Polly Clark

Questo libro è per chi ha apprezzato “The Hours”; per chi ama le vite immaginarie degli scrittori; per chi non sa come affrontare la solitudine; per chi sente di non appartenere a nulla.

Larchfield” è primo romanzo di Polly Clark è, almeno in parte, un racconto fittizio del tempo trascorso da WH Auden  a Helensburgh, in Scozia, dove è stato insegnante di scuola alla Larchfield Academy nei primi anni ’30.

Polly Clark

46 anni dopo la sua morte, Auden continua a comparire sulla scena letteraria come il proverbiale fantasma della festa e metà di questo romanzo è dedicata a un resoconto vividamente immaginato della sua vita e del lavoro tra i suoi colleghi insegnanti e i loro allievi.

Dora, occupa l’altra metà della storia, ambientata ai giorni nostri. Si è trasferita a Helensburgh da Londra con suo marito, Kit. Come Auden, Dora è una poetessa e si trova a disagio a Helensburgh, con “il suo odio ribollente verso gli estranei”.

Quando Dora diventa madre di Beatrice, nata prematura,  si trova ad affrontare le sfide affrontate una profonda crisi pre parto e presto inizia a sprofondare in una depressione, una condizione non aiutata dalla travagliata relazione con i suoi vicini invadenti e ipocriti. A poco a poco, mentre la presa di Dora sulla realtà si attenua, la sua relazione con Auden diventa sempre più importante e reale.

Polly Clark fornisce un resoconto completo della vita di WH Auden attraverso più trame e sottotrame, e linee temporali complesse e incrociate.
La vera domanda che il romanzo pone, e alla quale cerca coraggiosamente di rispondere,  è questa: come è possibile affrontare la solitudine, il desiderio, l’assoluto dolore travolgente del desiderio che non può essere realizzato?

WH Auden scrisse che un poeta è, prima di ogni altra cosa, una persona appassionatamente innamorata del linguaggio. Ebbene, Polly Clark è una poetessa al suo debutto come romanziera.

Larchfield inizia con il giovane Auden che arriva in treno in una piccola città scozzese per occupare una cattedra in una scuola maschile.

Il romanzo si sposta avanti e indietro tra la vita di Auden nel 1930 e le esperienze della  giovane moglie e madre, Dora, che si trasferisce nella stessa città circa 80 anni dopo. Anche Dora è una poetessa, ma ha abbandonato la Londra letteraria per stare con suo marito, Kit. Solo quando Dora scopre che Auden viveva nelle vicinanze, le sue ambizioni artistiche riprendono il sopravvento.

In quei giorni scriveva soltanto a matita, sentendo che le sue parole non meritassero l’inchiostro. La scrittura era un demone che appariva soltanto per ricordarle la sua incapacità di parlare.

Clark disegna un sacco di legami sottili e significativi tra i capitoli alternati che aiutano a collegare la storia attraverso il tempo. Quando ci troviamo con WH Auden, un ragazzo ha paura di essere lasciato solo in un dormitorio nel suo primo giorno in collegio; poche pagine dopo Dora è inorridita dalla prospettiva di dividere un reparto ospedaliero con altre future mamme.

Un altro insegnante respinge il tentativo di amicizia del poeta, dicendo: “Non ti ho mai voluto qui. Non sei dei nostri”, mentre Dora e Kit sono tormentati dai loro vicini, uno dei quali grida,” Non capisco perché sei venuta qui! Tu non appartieni a questo luogo”.

Individuare i legami e considerare il loro significato diventa parte della gioia del romanzo – e ricorda alcuni dei piaceri della poesia, in cui il significato è spesso oscurato e deve essere accuratamente divelto per ottenere il massimo effetto.

L’appartenenza è uno dei temi centrali di questo romanzo. Auden, gay e introverso, è una presenza impacciata e impotente nei campi di rugby della sua scuola. Solo quando fa un viaggio a Berlino per visitare il suo amico e romanziere Christopher Isherwood,  può essere finalmente sé stesso mentre trascina ragazzi sessualmente disinibiti nella aperta città prebellica dove, in una scena angosciante, le Camicie nere stanno già mostrando la loro ferocia. Vorrebbe essere Erich, il suo giovane amante berlinese, invece:

Lui può scrivere di un eroe, ma non può esserlo. L’eroe è libero dalla vergogna, ed è proprio la vergogna a storpiare Wystan. Perché Dio lo disprezza così tanto? Certo, lo sa il perché. Era il brillante e incantevole figlio di una madre amorevole, e in qualche modo ha deragliato ed è diventato un abominio.

Allo stesso modo, Dora è completamente isolata nella sua nuova casa, soprattutto perché Terrence e Mo, i suoi vicini, la disprezzano in ogni modo.

Mentre crescono i suoi sentimenti di solitudine, Dora comincia a perdere la presa sulla realtà e, in quel momento, le storie si uniscono  in un salto generazionale magico.

Velleità da scrittrice? Affatto. L’incontro narrativo funziona alla perfezione, e in qualche modo Auden e offre saggezza e conforto alla sempre più instabile Dora.

I capitoli si alternano tra Dora nel presente (scritti al passato) e Auden nel passato (scritti al tempo presente), ci mostrano anime affini logorate dalla solitudine. Il racconto è stratificato, intelligente, accattivante. Ma a metà strada, Clark assume un enorme rischio con le sue trame parallele. Lei le fonde. Il lettore perde l’orientamento e non è sa più per certo in quale decennio è realmente, solo che tutto è disegnato in maniera impeccabile, molto più credibile di quanto dovrebbe essere.

In questo modo, l’architettura speculare del romanzo potrebbe sembrare troppo ovvia, ma anche se capitoli successivi, alternando Auden nel passato e Dora nel presente, invariabilmente contengono almeno qualche eco l’uno dell’altra. Sia Wystan che Dora stanno cercando di trovare le risposte in un posto dove non sembrano essercene: Wystan attraverso l’amore, e Dora attraverso il risorgere delle sue ambizioni di scrittrice.

 

Quale colonna sonora per questo romanzo? Solitude, di Due Ellington & Louis Armstrong.

Buona lettura e buon ascolto!

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