“La scrittrice abita qui” di Sandra Petrignani

 

 

petrignani_la_scrittrice

Questo libro è per chi vuole fare un magnifico viaggio senza spostarsi dal proprio divano. Per chi ha voglia di sostare dove alcune delle più grandi donne del Novecento hanno abitato. Per chi vuole vivere i luoghi che hanno ispirato scrittrici straordinarie. 

Sandra Petrignani è nata a Piacenza nel 1952 sotto il segno del Cancro, da padre romano e mamma napoletana. Oggi vive nella campagna umbra insieme al marito, due cani, quattro gatti e sette galline. Avevo già apprezzato la sua scrittura in Marguerite, la storia romanzata della vita di Duras, ma la lettura di La scrittrice abita qui, pubblicato nel 2015 in una seconda edizione tascabile 13 anni dopo la prima, mi ha letteralmente entusiasmato.

Il libro presenta alcune scrittrici del Novecento attraverso i luoghi in cui hanno vissuto e le case in cui hanno abitato. Qui Sandra Petrignani si spoglia degli abiti da giornalista e indossa quelli della scrittrice viaggiatrice. La sua non è una ricerca a tavolino: non si limita a cercare sul web foto e informazioni di repertorio: si reca nei luoghi, compie dei viaggi, noleggia automobili, incontra le persone che in un modo o nell’altro sono legate a queste  donne straordinarie. Così facendo, il lettore è proiettato in vite e luoghi conosciuti fino ad ora solo indirettamente.

Non trattandosi di un romanzo, dividerò in parti questo mio commento all’opera, cercando di legarle da un filo sottile. Troverete anche le foto e i video perché possiate, leggendo il libro, vedere con i vostri occhi le stanze, i giardini, i luoghi meravigliosi in cui queste donne hanno vissuto. Per questo non citerò quasi mai i grandi romanzi che tra queste pareti sono stati partoriti. Mi dedicherò in altri momenti ad un commento dedicato a ciascuno di essi.

L’idea di questo libro, come afferma la Petrignani nell’ultima parte, nasce a Charleston nel 1986:

Charleston è l’apoteosi di questa idea. Credo che nulla sia più rivelatore sull’affettività di un essere umano quanto il luogo in cui vive e gli oggetti di cui si circonda. […] Impressi nelle case restano i segni indelebili delle presenze che le hanno popolate.

Interni Charleston Farm

Interni Charleston Farm

Charleston Farm si trova a Lewes, nel Sussex ed è l’abitazione dove Vanessa Bell, sorella di Virginia Woolf, si installò insieme all’ex marito Clive Bell, al compagno Duncan Grant e ai figli nel 1916. Questa casa ha accolto negli anni esponenti della letteratura, della musica, del giornalismo e di ogni forma di arte, dando vita ad un luogo non convenzionale. Charleston è in sé un’opera d’arte.

Vanessa Bell

Vanessa Bell

Se la casa di Vanessa mescolava arte antica e post impressionismo in una commistione di generi che non appare mai troppo pesante, la Monk House di Rodmell, quella dove hanno vissuto Virginia e Leonard Woolf, è molto diversa. Oggi casa museo, l’abitazione in cui i coniugi Woolf vissero, a quindici chilometri da Charleston, è molto diversa. Non a caso la Woolf ne parlava definendo Monk House il convento.

Camera di Virginia Woolf

Vita Sackville-West e Virginia Woolf

Vita Sackville-West e Virginia Woolf

La camera della scrittrice, realizzata undici anni dopo l’acquisto della casa, nel 1929, è l’unico luogo luminoso, del cottage.  Nata per diventare la stanza tutta per sé dove dedicarsi alla scrittura, si rivelò ben presto inadatta allo scopo. Per questo le preferì una “baracca” in fondo al giardino dove era circondata solo da silenzio.

Il capitolo dedicato a Virginia e Vanessa si intitola Le tre V. Oltre alle celebri sorelle, la terza V è quella di Vita Sackville-West. Vita era alta e molto maschile. Fu lei ad ispirare Orlando, romanzo col quale tentò di possederla e di fermarla per sempre,almeno sulla carta. Vita abitava insieme al marito  Harold Nicolson e al suo inseparabile cane nel Kent.

Vita e Virginia diventarono amiche nel 1925 ed ebbero una relazione poco coinvolgente che mise in risalto le profonde differenze tra le due. Quando Virginia compiva 11 anni, in Italia, nel cuore della Sardegna, a Nuoro, nasceva Grazia Deledda. Alta appena 1,54, sembrava una piccola fata janas del folclore sardo.

Grazia Deledda

Grazia Deledda

Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne, ho guardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo, ho mille e mille volte appoggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce, per ascoltare la voce delle foglie, ciò che raccontava l’acqua corrente; ho visto l’alba, il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne; ho ascoltato i canti e le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo, e così si è formata la mia arte, come una canzone od un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo.

Una poetessa primitiva che ha studiato solo fino alla quarta elementare ed ha poi vinto il Nobel per la letteratura nel 1926. Una donna che ha sempre vissuto in un luogo che le stava stretto, il cui unico scopo era quello di trovare un marito, il quale avrebbe rappresentato il lasciapassare per il “continente”.

casa_di_grazia_deledda_nuoro_

Casa natale di Grazia Deledda

La casa di Nuoro l’ho visitata qualche anno fa, durante una vacanza in Sardegna. Oggi è un museo e si trova di fronte al monte Ortobene che tanto caro fu alla scrittrice sarda.

L’Ortobene è uno solo in tutto il mondo; è il nostro carattere, tutto ciò che c’è di grande e di piccolo, di dolce e duro ed aspro in noi.

stanza Grazia Deledda

Camera da letto di Grazia Deledda

 

 

Al suo interno, la casa natale presenta un arredamento rigoroso, semplice ed elegante. La mobilia rispecchia la linearità austera della sua abitante. In una  soffitta all’ultimo piano, si trova ancora oggi la sua camera da letto. Se nella casa paterna Grazia scrisse e pubblicò le sue novelle, specializzandosi nel racconto del folclore sardo, quando finalmente giunse a Roma, dopo il matrimonio con Palmiro Madesani, nel 1900, visse in una casa-torre, una casa-fortezza, dove la cucina era la stanza più calda, quella che racchiuse molti dei suoi segreti.

A Nuoro Grazia Deledda ha lasciato la passione per l’amore della vita, Stanis Manca, il quale le lascerà un rancoroso disprezzo nei confronti dell’amore.

grazia_deledda

Palmiro Madesani Grazia Deledda e Sardus

Non esiste foto in cui la Deledda accenni ad un sorriso. Come afferma la Petrignani:

Le foto si fanno impressionare dai lati oscuri del carattere, quelli che nella quotidianità smussiamo dietro l’addolcimento delle maschere.

studiodeledda-

Studio romano di Grazia Deledda

Trasferitasi a Roma, dove vivrà fino alla morte, scopriamo un’abitazione che assume le sue sembianze. Un ambiente austero come quello della casa nuorese, arricchito di tanto in tanto da oggetti che rivelano il vezzo femminile: un vaso con dei fiori e due statuine sarde decorano la sua scrivania.

Non conserva, non accumula, mantiene solo i libri e gli oggetti dai quali non può separarsi. Sulle pareti i quadri di pittori sardi, come Le fanciulle al lavatoio, di Giuseppe Biasi. Intraprende e mantiene anche dopo la maternità, una vita cadenzata da ritmi prestabiliti. Scriveva due ore al pomeriggio su fogli protocollo a righe.

grazia-deledda-1

Busto al Pincio

È morta a 65 anni, dieci anni dopo aver ricevuto il Nobel e a seguito di un cancro al seno. L’unico ricordo che Roma conserva di questa scrittrice immensa, è un busto nel parco sul colle del Pincio, che la ritrae nella sua espressione più frequente. Alla donna Grazia Deledda voglio dedicare l’Intermezzo di Cavalleria Rusticana. Fu amica di Pietro Mascagni e lo frequentò durante le vacanze estive a Viareggio. Composto nel 1889, rappresenta il momento musicale che separa le due parti di questa opera in un unico atto. Una breve ma tra le più intense pagine musicali che siano mai state scritte, in cui i violini sono protagonisti. Uno spunto di riflessione in musica, quasi una preghiera che riascolto leggendo queste parole di Grazia Deledda:

Quando frugavo in fondo all’anima dei miei personaggi, era nella mia anima che frugavo, e tutte le angustie che ho raccontato nelle migliaia di pagine dei miei romanzi e che tanta pena vi hanno fatto, erano i miei dolori, le mie angosce, i dubbi, le lacrime che io piansi.

yourcenar-anziana

Marguerite Yourcenar a Petit Plaisance

Seppur appassionata di musica classica, Marguerite Yourcenar ascoltava spesso Bob Dylan. Mi piace immaginarla seguire alla radio il concerto che Dylan tenne nel luglio del 1978 a Parigi (la scrittrice non possedeva un TV). In quell’anno si trovava nel luogo che dal 1939 era diventata la sua casa, Petit Plaisance, una villa nello stato del Maine, dove visse fino alla sua morte, nel 1987. Petit Plaisance è una casa lucida e bianca di legno, con tanti abbaini e il tetto spiovente, Un cottage accogliente, nessuna recinzione, una collezione di animaletti africani in pietra acquistati in Kenya durante un viaggio con Jerry Wilson. Se Jerry ha rappresentato l’amore della terza età, bisogna dire che l’amore di una vita è stato quello contrastato nei confronti di Grace Frick.

Grace Frick

Grace Frick

La vediamo su una delle sue poltroncine in vimini, davanti Petit Plaisance, in un grande giardino disseminato di casette per uccelli e felci giganti. Amava i cani la Yourcenar, passione che ritroveremo in Karen Blixen e in Virginia Woolf. Una donna spirituale, attratta dal buddhismo che ritiene la sola religione che si sia costruita una psicologia veramente profonda.

yourcenar

Marguerite Yourcenar con uno dei suoi cocker

Un cottage dove gli spazi sono organizzati per essere condivisi: Un patio esterno dove intrattenere gli amici, un grande studio dove la Yourcenar riscrisse Memorie di Adriano dopo aver dimenticato il manoscritto in un baule in Francia, nel 1939.  Le Librerie sono organizzate per argomento. Nello studio, ad esempio, la scrittrice teneva tutte le opere di Borges.

Petit Plaisance è una casa femminile, avvolgente, ricca di oggetti che raccontano delle storie, che parlano dei viaggi, degli adorati animali e delle letture di una donna e della sua compagna di una vita. Il ritratto che la Petrignani fa della Yourcenar ci presenta una donna egocentrica, egoista, a tratti spietata.

Non le importava di trovarsi a Bruxelles o a Parigi. Era pellegrina e straniera, convinta che bisogna pur stare da qualche parte, perché le cose durano quanto possono durare.

La gente invecchia con lo stile con cui è vissuta.

Jerry Wilson

Jerry Wilson

E Marguerite invecchia benissimo e sopravvive al grande amore, Jerry, 32 anni lui, 79 lei, insieme al quale trascorre i giorni più belli della sua vita. Marguerite è una donna più grande di lui, in ogni senso, come lo sarà anche Colette del suo grande amore senile, Bernard, figlio del secondo marito.

Nata Sidonie Gabrielle Colette, Gabri nasce a Saint Saveur en Pusaye il 28 gennaio del 1873 da una madre che lei stessa definì arrivata su questa terra con 300 anni d’anticipo ed un padre veterano di guerra. Da sempre portata per danza e canto, Gabri non amava scrivere, ma fece della scrittura la sua professione quando scoprì che era questo il sogno irrealizzato di entrambi i genitori.

sidoniegabriellecolette

Sidonie Gabrielle Colette

La scrittura, per lei, rappresentava un’esperienza lenta e faticosa.  Alta 1,63, fino a 30 anni portò i capelli lunghi fino ai piedi che raccoglieva in una treccia. Li tagliò solo quando si separò dal suo primo marito, Willy, e dopo essersi trasferita a Parigi.

casa Colette

Casa natale di Colette

In Borgogna, in quella che oggi è rue de Colette, si trova la casa natale: un edificio di due piani con il tetto in ardesia. La sua stanza era quella con la finestra più piccola (in alto a destra nella foto). Visse nella casa di famiglia fino a quando, a 16 anni, non si trasferì a Parigi, dove condusse una vita da bohemienne insieme a Willy.

Nella capitale, visse in rue Beaujolais 9, all’interno del Palais Royal, il cui appartamento è stato ricostruito nel museo
Colette realizzato nella casa natale per volere della figlia Colette II. A Parigi iniziò a farsi conoscere nell’ambiente intellettuale. Si sposò 3 volte ed ebbe l’unica figlia dal suo secondo marito, Henry de Jouvenel, un seduttore già padre di due figli, uno de quali, Bernard.

chambre_de_colette

Camera di Colette a Parigi

colette-2

Colette con uno dei suoi gatti

 La casa in cui  visse dal 1938 fino alla fine della sua vita, aveva una camera da letto che sembrava un bordello: domina il tripudio del rosso persino sul soffitto e nei tessuti. Una stanza  come trappola per topi, dalla quale non poteva uscire per via della grave artrite alle anche che la costringeva in un letto zattera. Una camera piena zeppa di sfere contenenti fiocchi di neve e gatti, gli esseri che amerà per tutta la sua esistenza.

Tre mariti, animali sempre a multipli di 3, morta il 3 agosto. Un numero, il tre,  che ritorna nella sua vita e che rappresenta l’ossessione anche del suo compositore preferito, Erik Satie. Altrettanto stravagante nella sua produzione musicale, il compositore francese, raggruppò molte delle sue opere in gruppi da tre, come ad esempio, le Trois Gymnopédies (1888)Bohémien e bizzarro nella vita proprio come Colette, è considerato il primo compositore a realizzare quella che oggi è conosciuta come musica d’ambiente. Le Gymnopédie sono brevi pezzi per pianoforte dal carattere espressamente malinconico.

170px-alexandria_david-neelinlhasa

Alexandra David-Neél

Colette visse una vita eccessiva, non convenzionale, esprimendo una libertà sessuale che circondò la sua figura da scandali continui. Al contrario, un’altra donna di cui scrive Sandra Petrignani, visse una vita al limite, in una sorta di volontaria esclusione da tutto ciò che rappresentava la sessualità, considerata un’inutile perdita di tempo.  Si tratta di Alexandra David-Neél, la più grande esploratrice del Novecento.  A 55 anni raggiunse Lhasa, città vietata agli stranieri, dopo 8 mesi di marcia dalla Mongolia. Era insieme a Yongden, il suo figlio adottivo, che allora aveva 22 anni.

maison-alexandra-david2

Ingresso Samten Dzong

La casa che scelse e che trasformò in fortezza della meditazione, si trova a Digne, in Francia, e si chiama Samten Dzong. L’ingresso è colorato dalle bandiere tibetane. L’interno della residenza è festoso e colorato, arricchito da arredi e suppellettili portati dall’Oriente che ha amato e studiato per tutta la sua lunga vita.

Lo studio dalle pareti azzurre è allegro e ci presenta il luogo di lavoro della scrittrice: tre tavoli di dimensioni diverse tutti molto rovinati dall’usura. Una poltrona di vimini dove sedeva lei, un tavolo più grande dove tenere i libri da consultare, ed infine un terzo scrittoio per il collaboratore di turno che copiava i testi sulla macchina da scrivere. La casa era circondata da un giardino immenso e all’ingresso della casa sorgeva un grande eucalipto.

maison-alexandra-david-neel-1434

Studio di Alexandra David-Neél

Alexandra, prima di diventare scrittrice, antropologa, ed esperta di Buddhismo tibetano, aveva girato il mondo come cantante lirica, diventando la prima donna dell’Opera di Hanoi. Inoltre, nel 1902, fu direttore artistico del teatro di Tunisi. Nel 1904, a 36 anni, sposò Philippe Neél. Lei aveva bisogno di essere finalmente presa sul serio, lui di una donna famosa ed estremamente intelligente.  Insieme adottarono Yongden.

Alexandra visse 101 anni, sopravvisse all’amato figlio ed al marito, che non amò mai dell’amore passionale, ma che fu sempre il suo più grande amico ed il suo miglior confidente. A lei voglio dedicare Guaranteed, uno dei brani che appartiene alla colonna sonora che Eddie Vedder ha scritto per il film Into the wild, diretto da Sean Penn e tratto dal libro di memorie di Jon Krakauer Nelle terre estreme. Entrambi hanno condiviso, seppur in epoche diverse, la passione per il viaggio e la necessità di intraprendere un percorso intimo alla scoperta di luoghi fino ad allora inesplorati.

view-of-karen-blixen-museum-in-rungstedlund-oresund-denmark-f65dh0

Casa natale di Karen Blixen

Un’altra scrittrice che ha fatto del viaggio un’esperienza necessaria, seppure per ragioni differenti da quelle della David e di Krakauer, è Karen Blixen. Nata a Rungsted, in Danimarca. La sua casa natale oggi è un museo e si trova in una riserva naturale per gli uccelli migratori. Qui è nata Karen nel 1885 e qui tornò a vivere dopo la parentesi africana.

Karen Blixen

Karen Blixen a Rungsted

La casa danese si contraddistingue per gli ampi spazi dedicati alla conversazione. Tre salotti pieni di vasi e fiori che la scrittrice amava comporre personalmente. La sala da pranzo era invece intima. Il tavolo ospitava al massimo otto persone perché la Blixen, che era un’oratrice eccelsa, non voleva che si finisse col parlare solo con il proprio vicino di posto.

download-3

Studio a Rungsted

Il suo studio è la stanza più fredda della casa. Noto come Ewald’s room, era stato lo studio dell’amatissimo padre morto suicida. Una stanza che è un sacrario di oggetti, fotografie e ricordi del passato della scrittrice.

Il sogno della sua infanzia, quello di far parte dell’aristocrazia ed ottenere un titolo nobiliare, lo realizzò sposando il Barone Bror Blixen, nel gennaio del 1914. Per lui si trasferì a Ngong, a 10 chilometri da Nairobi e lì la sua vita cambiò per sempre. L’Africa riusciva a contenere la sua spropositata personalità e a Nairobi conobbe il grande amore della sua vita, Denys Finch Hutton.

the-karen-blixen-house

Bogani House

Fu il fratello a convincerla a scrivere e a raccontare nel suo romanzo più conosciuto la sua esperienza lontano dalla Danimarca.  Persino in Africa riuscì a trasformare la fattoria in cui viveva con il marito, in un luogo dove condividere spazio e tempo con amici inglesi e danesi che si trovavano lì per affari. Lì conobbe Denys, il quale le regalò un grammofono che i due portavano anche in safari per ascoltare musiche di Schubert. La morte e la fanciulla e i Lieder Winterreise del compositore austriaco erano i brani preferiti dalla coppia. Un accenno merita anche la musica che ha composto John Barry per il film di Sidney Pollack, La mia Africa(1986) che vinse, tra gli altri, il premio oscar come miglior colonna sonora confermando il talento del compositore newyorkese.

La perdita di Denys, la scoperta di aver contratto la sifilide e il fallimento della piantagione di caffé, costrinsero Karen a rientrare in Danimarca e non fare mai più ritorno on Africa. Queste esperienze e l’incitamento del fratello la indussero a dedicarsi alla scrittura in un esordio tardivo: pubblicò il suo primo romanzo a 49 anni. Ebbe un successo insperato tanto che Hemingway, quando ricevette il Nobel per la letteratura nel 1954 disse che il Nobel lo meritava lei.

Finisce qui questa lunga carrellata nelle case e nei luoghi che hanno abitato alcune delle più grandi scrittrici del Novecento. A loro e alla magnifica Sandra Petrignani arrivi il mio omaggio musicale: l’aria di Händel che Denys cantava a Karen, Where’er you walk , magistralmente interpretata da Kathleen Battle.

Come sempre, a voi tutti, buona lettura e buon ascolto!

PS. Di seguito alcuni link a video di approfondimento che portano nelle case di alcune delle scrittrici citate. Purtroppo nulla in italiano, ma vi garantisco che vale la pena guardarli.

 

2,890 Visite totali, 8 visite odierne

by

Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *