“La natura esposta” di Erri De Luca

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Questo è un libro per chi crede negli uomini ma conosce l’energia che la Fede produce nelle persone. Per chi mette in pratica l’empatia. Per chi ha voglia di conoscere un grande scrittore dei nostri giorni.

Ho avuto il piacere di incontrare Erri De Luca durante la presentazione di questo suo ultimo romanzo da Modus Vivendi.

Fa uno strano effetto poter guardare negli occhi chi per anni hai conosciuto attraverso delle pagine stampate. Poter osservare l’uomo, ascoltare la sua voce, potergli stringere la mano.

Erri De Luca

Erri De Luca ha l’età di mio padre. È un uomo magro, ossuto, dallo sguardo dolce e dalle grandi mani legnose. Non mentono le mani, mantengono le tracce di ciò che siamo e dei lavori che abbiamo svolto. Non sono mani di scrittore da tastiera, le sue. Sono mani di operaio, di scalatore, di artigiano. Sono mani coriacee, dalle unghie imperfette. Mani che sembra amino trascorrere del tempo tra i sassi, immerse nella terra umida, a contatto con minerali e fossili.

In questo suo ultimo romanzo, La natura esposta, De Luca predilige il senso del tatto.

La storia è semplice: un anziano che vive in Alta Badia, sotto le vette dei Monti Pallidi che si tingono di rosa, rosso e arancione quando si avvicina il tramonto, accetta un incarico importante. Deve restaurare un crocifisso restituendogli l’aspetto originario. Dovrà spogliarlo del panneggio applicato per coprire la nudità e ricostruirne la natura.

Non ha fede questo uomo di tanti mestieri: esclude la divinità dalla sua vita. Dal primo contatto con questa opera d’arte, il protagonista intraprende un rapporto non spirituale, ma tattile. La sensibilità diviene tangibile e consente l’avvicinamento al corpo di marmo suscitando una reazione inattesa, la compassione. Questa è la storia dell’avvicinamento prima che la materia diventi un corpo e che questo si trasformi in un simbolo.

Ci troviamo davanti una scultura, quella di un uomo la cui bellezza è al momento fisico migliore. L’uomo crocifisso è un atleta, è leggero, è un uomo le cui fattezze impresse sulla roccia calcarea hanno resistito tenacemente.  È il corpo colto nel momento dell’ultima terribile agonia. Attraverso questo restauro, il protagonista supera le distanze ed intrattiene una relazione intima con la materia di cui è fatto con estrema partecipazione emotiva.

Dev’essere l’effetto che fa l’arte: supera l’esperienza personale, fa raggiungere al corpo, ai nervi, al sangue, traguardi sconosciuti. Davanti a questo moribondo nudo si sono commosse le mie viscere. Mi sento un vuoto in petto, una confusione di tenerezza, uno spasmo di compassione. Ho messo la mano sui suoi piedi, per riscaldarli.

Il tocco suscita compassione, familiarità di un corpo verso l’altro. Il restauratore partecipa alla passione ricreando, come a volerlo rivivere, il contesto, la temperatura, il vento che soffiava nel momento ultimo della sua vita. Lo fa toccando quel marmo, avvertendone le ruvidezze, le ferite inflitte dalla verga, accarezzando i muscoli tirati dalla postura innaturale della crocifissione. Si avvinghia al suo corpo come un rampicante.

Al pari dello scultore che lo ha creato, il restauratore assume il punto di vista dell’uomo crocifisso, assumendone la stessa postura, commuovendosi dinanzi all’ultimo guizzo di vita coperto da un panneggio. L’ultimo atto della vita che si oppone con tenacia alla morte.

È viva questa statuasuda polvere di marmo. Lo scultore, prima del restauratore, si era immedesimato a tal punto da appendersi ad una trave per vedere come riprodurre i muscoli pettorali, osservando il proprio corpo, immaginando le anche magre, ossute, le ferite lasciate dalle frustate, le curve innaturali delle gambe e della schiena. Uno scultore che vuole essere compreso persino dai ciechi.  Il suo è un continuo imitare, ed è lo stesso gesto che compie il restauratore, fino al momento più forte, doloroso:

Mi sono avvicinato all’opera da corpo a corpo, fino all’imitazione della circoncisione.

Un panneggio che pesa come un macigno. Un ornamento messo a nascondere una reazione meccanica, quella dell’erezione. Un effetto collaterale, un dettaglio anatomico che nelle prime raffigurazioni cristiane non era censurato. Due sono gli esempi di nudi celebri privi di drappi a celarne la natura: quello marmoreo di Michelangelo e quello ligneo di Donatello. Dopo il Concilio di Trento venne vietata l’esposizione del sesso e da allora tutti i crocifissi sono velati da stoffe a ridurne l’intensità della rappresentazione.

Un panneggio che nasconde intenzionalmente agli occhi del pubblico, la vista della natura esposta, liberandolo così dall’umiliazione di chi è “costretto” a guardare. La natura esposta non è una qualunque parte dell’anatomia. È una parte diversa perché protetta. Le civiltà l’hanno coperta non per pudore, ma per difesa da urti, aggressioni, rischi. È la più vulnerabile.

La nudità del crocifisso suscita l’antica pietà per la natura indifesa. Le sue mani non possono coprire, le gambe non possono accoglierla all’interno. Lo strazio della posizione crocifissa culmina in quella parte denudata.

La colonna sonora che ho scelto per questo romanzo è stata ideata e composta nel 1899. Inizialmente concepita per sestetto d’archi Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) è un poema sinfonico del compositore austriaco Arnold Schönberg. Questo poema è evocativo e fortemente simbolico. Rappresenta il raggiungimento di un’espressività drammatica e narrativa attraverso la musica.

Come il restauratore attraverso il tatto, la musica di Schönberg congiunge parole e sentimenti, riuscendo a coinvolgere la partecipazione emotiva interiore di chi ascolta.

Sia La natura esposta che la Verklärte Nacht sono il risultato necessario del rapporto paritario tra soggetto e oggetto. Nessuno è prioritario, ci osserva o ascolta un’opera d’arte, una scultura, un poema sinfonico, non è meno importante di chi quell’opera, quella sinfonia la produce. È un do ut des imprescindibile.

Buona lettura e buon ascolto!

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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