“La libreria delle storie sospese” di Cristina Di Canio

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Questo libro è per chi crede che leggere equivale a sognare. Per chi non ha paura di rialzarsi dopo essere caduto. Per chi sceglie di amare la città dove vive, pur essendo nato altrove. Per chi affronta l’ultimo viaggio della propria vita come se fosse il primo, con leggerezza.

Quando leggo un libro e decido di scriverne una recensione, mi pongo un unico veto: non leggere altri blogger, commenti di lettori e tutto ciò che di quel libro parla. Lo faccio dopo. Avevo sentito parlare di Cristina Di Canio, l’inventrice del libro sospeso. Questo è il suo primo romanzo.

Le protagoniste sono due donne, distanti anagraficamente, ma affini per interessi ed esperienze di vita. Adele, la voce narrante, è una donna anziana, vedova da poco di Domenico e madre di tre figlie. Nina è la giovane proprietaria di una piccola libreria dalle pareti lilla che si trova a Milano, tra centro e periferia, di fronte i binari di una stazione in disuso. Nina ha inventato “il gioco” del libro sospeso: un cliente acquista un libro e lo lascia in sospeso per il cliente successivo, in maniera del tutto anonima, come suggerisce la stessa libraia ad un cliente indeciso sul volume da scegliere:

L’idea è quella di regalare una storia che sia stata importante per noi, che ci abbia emozionato. Prendi qualcosa che hai amato veramente.

Cristina Di Canio

Nina sta attraversando un momento difficile della sua vita: ha da poco perso un’amica, sta affrontando per la prima volta la gestione di un’attività commerciale complessa e rischiosa ed è in procinto di lasciare un fidanzato distratto, Filippo, per Andrea.

Le storie di Nina e Adele si fondono insieme nelle pagine in un alternarsi tra il presente turbolento della giovane e i ricordi nostalgici del passato di Adele. Mentre ci appassioniamo alle peripezie sentimentali della giovane libraia, conosciamo una Milano scoperta da una giovane Adele, emigrata dalla Puglia insieme al marito molti decenni prima. Entrambe hanno scelto questa come città di appartenenza.

Adele ci racconta una storia che è ambientata quasi esclusivamente in questa libreria, un microcosmo dove accade di tutto:

Ho assistito a così tanti deliranti episodi assurdi tra queste mura da aver imparato che le librerie riescono a trasformarsi con facilità in un ritrovo di eccentrici, anticonformisti, stravaganti e, sciaguratamente, squilibrati. Sarà a causa dei mille mondi racchiusi tra le pagine, che attirano la più varia umanità.

L’unica vita concessa ad Adele è relegata proprio lì, tra quegli scaffali. Con Nina condivide determinazione, temerarietà, passione. È coraggiosa Nina, come lo era stata Adele durante la sua giovinezza. Ed è Nina che trattiene l’anziana amica in questo suo ultimo viaggio.

In questo romanzo la musica è presente in ogni capitolo, che si apre con un verso di una canzone italiana. Due dei personaggi di cui Cristina ci racconta, sono musicisti, ed entrambi sono artefici di importanti cambiamenti nella vita delle due protagoniste: Domenico e Leonardo.

-La leggerezza-

Il romanzo è pieno di citazioni e riferimenti musicali: la colonna sonora è già indicata dall’autrice. Io voglio arricchirla con una canzone italiana, una francese ed un brano di musica classica. La canzone italiana è “La leggerezza, del cantautore milanese Giorgio Gaber. Il brano è tratto dall’album Anche per oggi non si vola, pubblicato nel 1974 da Carosello Records. La leggerezza, quella dell’illustrazione di copertina del libro di Cristina e quella di questa canzone, hanno per me un’accezione calviniana:

Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.
In questa conferenza cercherò di spiegare, a me stesso e a voi, perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro.

L’autrice alleggerisce, toglie peso ai protagonisti, li rende leggeri, così come le pagine di questo romanzo. Lo fa infondendo fiducia nel futuro ed una lieve nostalgia per il tempo andato. Come nella celebre La vie en rose, cantata da Edith Piaf, immagino Nina indossare delle lenti rosa attraverso le quali guarda alla vita con gioia ed un pizzico di follia. Nonostante tutto. Nonostante uomini sbagliati, una madre ingombrante e la prima perdita importante che la vita le ha imposto.

Una canzone italiana, una francese, ma anche le musiche di un balletto: Lo schiaccianoci che Pëtr Il’ič Čajkovskij compose nel 1891. Per la prima volta viene utilizzata la celesta, strumento che rappresenta appieno la leggerezza. Vi consiglio l’ascolto della famosa Danza della fata confetto. Immaginate poi di essere in una libreria dalle pareti lilla, di affondare in una comoda poltrona che ha assunto la forma di un’anziana signora e di osservare l’andirivieni di clienti in cerca di un libro da lasciare in sospeso.

Quando non puoi più evitare la fine, non resta che provare a trattenere i ricordi belli, solo quelli, e ad andare avanti con quello che resta, nonostante tutto.

Buona lettura e buon ascolto!

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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