“Da grande” di Jami Attenberg

Questo libro è per chi ama i racconti di Lorrie Moore. Per chi non ha ancora capito cosa fare da grande. Per ogni donna alla soglia dei 40 con un curriculum privo di figli e matrimoni. Per chi si è sentito chiedere troppe volte”quando ti sistemi?” 

Quante volte ti hanno detto di crescere e di comportarti come una persona della tua età? E se non fossi sicura di volerlo fare, e se volessi andare contro le norme della società e non essere una moglie e una madre, ma rimanere single e fare un lavoro che non ti piace?

Dopo Edie e Mazie, le protagoniste dei due precedenti romanzi di Jami Attenberg pubblicati sempre da Giuntina, è la volta di Andrea. Andrea si avvicina rapidamente a 40 anni, è single e senza figli. Lavora nella pubblicità, un lavoro che odia, e vive a New York. Immaginandola, molte potrebbero guardare ad Andrea e invidiare il suo stile di vita.

Andrea, comunque, non sa davvero come si sente. Sa di essere infelice, ma vuole solo la felicità alle sue condizioni. Non è sicura di essere single per scelta, o se si annoia facilmente con gli uomini.

La sua vita è lungi dall’essere semplice. Andando avanti e indietro nel tempo, casualmente, a partire dai suoi anni dell’adolescenza, si comprende perché Andrea ha una vita così complessa, perché, sente e agisce come fa oggi. I suoi genitori sono tutt’altro che perfetti: una madre attivista e un padre tossicodipendente morto prematuramente per overdose. Non solo la sua famiglia ha plasmato la sua vita, anche i suoi colleghi di lavoro e gli amici hanno un ruolo importante.

Da grande è un romanzo che amerai o odierai. Di certo non è un libro per tutti.

Molto spesso sembra di guardare un film. Uno di quei lungometraggi in cui il personaggio principale cerca di spiegare come è diventato la persona che è oggi e cerca di fornire giustificazioni plausibili ai suoi comportamenti grazie a dei flashback che scavano nel profondo del proprio passato. Andrea vuole solo essere capita, mentre allo stesso tempo cerca di capire se stessa.

Il libro,in sole 148 pagine, induce a innumerevoli riflessioni. Sono onesta, non sono nemmeno sicura che mi sia piaciuto veramente, ma c’è qualcosa in questo libro che mi ha fatto desiderare di leggerlo, qualcosa che mi ha trattenuto sulle pagine. Non erano i personaggi, né la trama, certamente non  originale. È stata l’onestà che caratterizza la scrittura della  Attenberg. Scava in profondità nella tua anima e coinvolge tutti i tipi di emozioni, dandoti quel bisogno di leggere, il bisogno di cercare di capire, ricordandoti che la vita non è facile, e non tutto quello che sembra reale.

Questo è un romanzo impressionante, commovente, che non dimenticherai in fretta. Andrea è una donna che chiede di essere ascoltata. La differenza rispetto a Santa Mazie è l’ambientazione, contemporanea nel caso di Da grande, rispetto a quella anni 20 del precedente e la traduzione, affidata a Viola Di Grado (che sarà presente insieme all’autrice da ModusVivendi Libreria di Palermo il prossimo 25 settembre).

In una serie di vignette sovrapposte, più vicine a racconti collegati che a un romanzo, la vita fragile di Andrea viene tracciata mentre progredisce. Andrea apprezza la sua libertà, e da qualche parte lungo la linea, “libertà” è diventata sinonimo di completa mancanza di cura o di qualsiasi responsabilità. Affronta la sua prima vera crisi adulta quando la figlia di suo fratello nasce con una malattia mortale.

Non è che vuoi un bambino, o vuoi sposarti, o niente del genere. Non è cosa tua. Solo che per qualche ragione ti senti stanca. Stanca del mondo. Stanca di cercare di incastrarti dove non c’è posto per te.

Andrea Bern,  è single, senza figli e non è mai stata sposata: il il tipo di protagonista letteraria che non è molto amata da lettori e lettrici. Una versione 2.0 di Carrie Bradshow? Affatto. Andrea, è più della sua solitudine, e il romanzo è incentrato sulla cosa  significhi essere adulti. Andrea riflette questa domanda mentre il mondo intorno a lei cambia.

Il libro si struttura di più su quello che succede nella testa di Andrea, invece di quello che le accade ogni giorno. Non viene descritto quello che fa al lavoro ogni giorno, ma sappiamo tutti su come il lavoro la fa sentire. Questo conferisce maggiore significato alla sua piccola vita, rendendola più riconoscibile.

Jami Attemberg

La cronologia confusa e costantemente reintrodotta nei personaggi permette di familiarizzare con Andrea a un livello più profondo. Prima leggi di quando ha 39 anni, poi torna a quando ne aveva 13 anni, e infine 26 anni.

Ho anche amato le verità nascoste di ogni storia: in ognuna di esse c’è un frammento di qualche verità o lezione che ha imparato da quella situazione, una narratrice che trae la maggior parte della sua ispirazione a scrivere da tristezza, situazioni difficili o depressione, e che usa la scrittura come forma di crescita e apprendimento.

Andrea Bern ha la mia età e, come me, si guarda intorno e vede donne che hanno messo su famiglia, che pagano mutui ventennali, che abitano vite ordinate in famiglie apparentemente convenzionali. Questa non è una trama rivoluzionaria, originale, ma il modo in cui Jemi Attemberg racconta la “sopravvivenza” di Andrea è originale.

Vado dalla mia analista e le dico: – Perché il fatto che sono single è l’unica cosa a cui la gente pensa quando pensa a me? Io sono anche altre cose.-

Le domande esistenziali sollevate dalla breve vita della nipotina, rappresentano sono un varco sulle paure di Andrea.  Cosa rende viva una persona? Cosa rende la vita degna di essere vissuta? Nessuno sa cosa significhi essere un adulto. 

È difficile amare un libro il cui protagonista è sfortunata come Andrea. Eppure Da grande è un romanzo intelligente, avvincente, esilarante, grazie all’umorismo e alle feroci osservazioni sociali della Attenberg, che offrono un ritratto delle donne singole di 40 anni. Una donna insensibile e immatura ma onesta e divertente!

Mi offre il bambino.  -Prendilo,- dice -prendi Effy. È il miglior antidepressivo che conosco-. Preferivo il vino.

Rispecchia il modo in cui raccontiamo le nostre storie, rielaborandole per adattarle alle circostanze, tagliandole, aggiungendo qualcosa per raggiungere i nostri scopi. Attenzione però: questo non è un libro di pettegolezzi e cronache di notti femminili, ma un romanzo su come esserci per le persone che ami quando non sai nemmeno dove ti trovi tu.

Il romanzo è pieno di musica: da Patty Smith a quartetti di classica passando per Pink Floyd e David Bowie. La colonna sonora che ho scelto è l’album Free Jazz di Ornette Coleman. Questo album ha portato il jazz a un livello completamente nuovo. L’intero pezzo è stato creato spontaneamente, proprio sul posto dalla formazione: Ornette, Don Cherry, Scott LaFaro e  Billy Higgins a Freddie Hubbard. L’album, nonostante assomigliasse alla pittura astratta sulla copertina di Jackson Pollock, esaltava il concetto di improvvisazione collettiva aveva in realtà radici profonde nella storia del jazz, orgoglioso di riflettere la libertà e la di espressione agli inizi degli anni 60.

 

Buona lettura e buon ascolto!

C.O.

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