“Furore” di John Steinbeck

Questo libro è per chi sa bene che la sfortuna dei migranti non è dettata da condizioni sfavorevoli, ma da altri esseri umani. Per chi crede che l’unità familiare possiede la più grande forza salvifica. Per chi è consapevole che buona parte del male proviene dall’egoismo. 

Devo la lettura di questo romanzo a LeggoNobel e ammetto che l’esperienza di leggere un libro contemporaneamente ad altre lettrici e lettori mi ha entusiasmato.

John Steimbeck è stato insignito della massima onorificenza da parte dell’Accademia di Svezia nel 1962, anche se Furore è stato pubblicato per la prima volta nel 1939 con il titolo The grapes of wrath (I grappoli d’ira). Io ho letto la versione tradotta nel 2013 da Sergio Claudio Perroni per Bompiani.

Il romanzo racconta la storia di una famiglia di agricoltori, i Joad, che dall’Oklahoma emigrano in California. La Route 66 diviene il sentiero di un popolo in fuga. La California, descritta in queste pagine come terra promessa, mi ha fatto pensare all’attuale condizione dei migranti e al modo in cui questi sono visti dai popoli che ne rifiutano l’accoglienza:

Be’ la California è grande. Non è tanto grande. E nemmeno tutto il paese è tanto grande. Non c’è abbastanza posto per voi e per me, per i ricchi e per i poveri tutti insieme, per i ladri e la gente onesta. Per chi ha fame e chi ha la pancia piena, perché non ve ne tornate da dove venite?

La prima cosa della quale il lettore si accorge è la struttura del romanzo a capitoli alterni. I capitoli dispari forniscono un quadro generale delle migrazioni di migliaia di agricoltori verso la California, mentre quelli pari pongono i riflettori sui Joad. Dapprima ci troviamo in auto lungo la polverosa Route 66, costipati su un furgone malmesso insieme ai Joad, poi ci troviamo a leggere pagine in cui è il contesto ad essere messo in primo piano, provocando una necessaria riflessione sociale, storica e simbolica.

L’autore non fa che ricordare, attraverso un tono che spesso rasenta il predicatorio, che le difficoltà che devono affrontare i Joad sono diffuse, colpiscono decine di migliaia di famiglie che come loro sono costrette a lasciare una terra cui il cotone ha succhiato tutto il sangue.

Tra tutti i personaggi che popolano questo romanzo, ce ne sono alcuni che mi hanno colpito maggiormente. Il primo è Jim Casy, l’ex predicatore che Tom Joad  incontra all’inizio del romanzo, quando fa ritorno a casa dopo 4 anni di detenzione per omicidio volontario. Jim Casy è, per molti versi la guida morale del romanzo.

John Steimbeck

È Jim che articola esplicitamente molte tematiche ricorrenti nel romanzo. La vita umana è sacra e che una sola vita ha poco senso se non partecipa e contribuisce a una comunità più grande. Questa idea costituisce la base per gli atti di carità e di bontà che uniscono i migranti lungo tutta la storia. Inoltre, Casy svolge un ruolo fondamentale nella trasformazione di Tom Joad in attivista sociale. In molti aspetti, Casy assomiglia alla figura di Gesù Cristo, (con il quale condivide anche le iniziali). Pur non essendo più un predicatore, egli diviene un rappresentante di poveri e oppressi e, sarà martire divenendo immortale esempio per la sua comunità.

Se Jim è il profeta, Tom diviene il suo discepolo riluttante durante il lungo viaggio verso Ovest. Solo dopo l’assassinio del predicatore, Tom si rende conto che non può stare a guardare rimanendo testimone silenzioso delle ingiustizie del mondo e sceglie la stessa via di chi lo ha preceduto.

Oltre a Jim Casy e Tom Joad, una delle figure più affascinanti di questo romanzo è Ma’ Joad. Prima di raccontarvi il mio punto di vista su questa donna è giusto fare una premessa.  Quando il romanzo inizia la famiglia Joad si fonda su una struttura tradizionale in cui sono gli uomini a prendere le decisioni:

Le donne e i bambini sapevano dentro di sé che non esistevano disgrazie insormontabili se i loro uomini restavano saldi.

Le donne e i figli obbediscono: Ma’ onora Pa’ che diventa capofamiglia alla morte del nonno. Giunti in California, però, è Ma’ che si assume la responsabilità di prendere decisioni. Ma’ è il personaggio femminile attorno al quale ruotano tutte le vicende. Forte, determinata e amorevole, Ma’ Joad emerge come il centro della famiglia. Indipendentemente dall’evolversi desolante delle circostanze, è lei a trovare una soluzione ad ogni problema senza mai perdersi d’animo.

I suoi occhi sembravano aver vissuto ogni tragedia possibile. Sembrava sapere che se avesse vacillato, l’intera famiglia avrebbe tremato.

Di volta in volta, Ma’ mostra una capacità sorprendente per tenersi insieme, e per tenere unita la famiglia, a fronte anche di eventi drammatici: viaggia accanto al cadavere della madre morta per non inficiare sull’animo dei familiari che stanno per raggiungere la Terra Promessa.  Questa capacità di agire con decisione, e di agire per il bene della famiglia, consente Ma’ di guidare i Joads quando Pa’ inizia a vacillare e esitare. Alla fine del romanzo la struttura familiare ha subito una rivoluzione in cui la figura della donna prende il controllo e quella maschile si ritira in buon ordine.

Il finale del libro, devastante nella sua crudezza, vede proprio Ma’ suggerire alla figlia un atto di carità e amore che sembra tanto naturale quanto necessario. Ancora una volta Steimbeck non fa che dimostrare che anche le circostanze più drammatiche possono essere affrontate con dignità.

La potenza salvifica della fratellanza esula dai legami di sangue. Questo fenomeno è chiaro al lettore quando i Joad incontrano i Wilson, una coppia in difficoltà In pochissimo tempo, i due gruppi si fondono in uno, condividendo gli uni degli altri disagi e impegnandosi a uno di un altro sopravvivenza. Questa fusione avviene tra la comunità di migranti in generale, così:

Le venti famiglie diventavano una famiglia i figli diventavano figli di tutti. La privazione della casa diventava una privazione comune e gli anni felici nell’Ovest erano un sogno comune.

I Joads hanno subito perdite incomparabili: Noah Connie, e Tom hanno lasciato la famiglia, Roseofsharon dà alla luce un bambino nato morto, la famiglia possiede né cibo né promesse di  lavoro. Eppure è proprio in questo momento finale che la famiglia è unita nell’eseguire un atto di gentilezza e generosità insuperabile nei confronti di un uomo che sta morendo di fame.

Un realismo inflessibile pervade Furore dando vita ad una visione brutale, che non vuole nascondere nulla. I migranti esistono in un mondo caratterizzato da sporco, polvere e sofferenza e sono costretti ad affrontare quotidianamente fame, morte, povertà e disperazione. Steinbeck non esita a fornire dettagli onesti, fino a rendere Roseofsharon donatrice di vita inattesa. Con questo Steimbeck vuole lasciare al lettore un messaggio di speranza? Secondo me no. A suo modo non lascia scampo ai protagonisti e all’ineluttabilità della loro condizione.

La musica pervade questo romanzo. Lo fa attraverso gli oggetti:

I grossi pneumatici cantano una nota alta sull’asfalto mentre la terra impallidisce e il vento ulula e mugola e i violini cercano una melodia durante le feste negli accampamenti.

Ci sono canzoni che ricordano gli anni Venti, come Yes Sir, that’s my baby, oppure espliciti riferimenti a Bing Crosby fino a The streets of Laredo, musiche che si ascoltavano in quegli anni. Ma un grande interprete della canzone americana ha dedicato un brano proprio ad uno dei protagonisti di questo romanzo. Si tratta di Bruce Springsteen e del suo singolo The gosth of Tom JoadPubblicato nel 1995 l’album omonimo ha come tema centrale proprio la condizione dei migranti negli Stati Uniti d’America:

Families sleepin’ in their cars in the Southwest
No home no job no peace no rest

The highway is alive tonight
But nobody’s kiddin’ nobody about where it goes
I’m sittin’ down here in the campfire light
Searchin’ for the ghost of Tom Joad

A questa colonna sonora io aggiungo il tributo di una grande interprete femminile, Nina Simone, che ha riletto uno dei brani più conosciuti di Duke Ellington, Bye bye black bird. Un omaggio all’indimenticabile protagonista di questo romanzo, Ma’.

Buon ascolto e buona lettura!

 

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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