“Eureka street” di Robert McLiam Wilson

Questo libro è per chi ha voglia di un romanzo provocatorio, irriverente ma al tempo stesso sentimentale. Per chi vuole ridere insieme a personaggi strampalati e delle loro mirabolanti avventure. Per chi vuole scoprire come si viveva tra le strade di Belfast negli anni Novanta.

Where the streets have no name apre l’album del 1987 del più noto gruppo irlandese di tutti i tempi, gli U2. Prodotto da Brian Eno, appartiene a The Joshua tree (1987), il quinto album della band il cui titolo fu ispirato al suo leader, Bono Vox, dalla battuta per cui a Belfast si possono indovinare la religione e lo stato sociale di una persona già dal suo indirizzo di casa. 

Il titolo di questo romanzo è un indirizzo di una via di Belfast, ed è ciò che ha catturato la mia attenzione mentre curiosavo tra le bancarelle di libri usati.  Eureka street, di Robert McLiam Wilson è un gioiellino pubblicato da Fazi Editore nel 1999 nella traduzione di Lucia Olivieri. Si tratta del secondo romanzo dello scrittore irlandese, tradotto in 14 lingue e osannato da critica e pubblico sia in Irlanda che in Gran Bretagna.

Robert McLiam Wilson

Prima di raccontarvi perché ho amato tanto questo libro, è doveroso aprire una parentesi sull’autore. Nato a Belfast nel 1964, Robert McLiam Wilson è stato abbandonato dai cattolicissimi genitori quando aveva 15 anni, a causa dell’amore adolescenziale per una ragazza protestante. Per quasi un anno ha vissuto come barbone, fino a quando non è stato adottato da una famiglia irlandese di umili origini ma di gran cuore. Nella sua vita ha svolto ogni tipo di mestiere pur di sbarcare il lunario: muratore, commesso, venditore di kilt. Nel 1985 ha lasciato gli studi ed ha scritto il suo primo romanzo, Ripley Bogle (1989). Oggi vive a Parigi insieme a sua moglie Mary Ann.

Ambientato a Belfast negli anni 90, Eureka Street racconta la storia di due amici trentenni, Chukie e Jake e si sviluppa su due piani di narrazione. Da una parte c’è il grasso protestante Chukie, e le vicende sono narrate in terza persona; dall’altra la voce narrante si sposta assumendo il punto di vista del comprimario cattolico Jake che racconta i fatti in prima persona.

L’incipit è fulminante:

Tutte le storie sono storie d’amore.

Anche questo romanzo è un inno alla vita e ai sentimenti. Lo è non solo per le storie d’amore che coinvolgono direttamente Chuckie e Jake, ma per l’amore incondizionato che l’autore prova per la sua città natale. Questo romanzo è la sua personale ed originale dichiarazione d’amore nei confronti di Belfast.

Ecco che tornano i nomi delle vie in cui i due protagonisti abitano e che mostrano le due facce di una città controversa, magica e altrettanto sanguinaria di quegli anni. Poetry Street, la via in cui abita Jake, è una via di un quartiere benestante della città, una delle strade in cui vivono persone agiate. Eureka Street è invece la strada in cui Chuckie abita con la madre Peggy. Questa è una piccolissima via popolata da case minuscole: un luogo che non conferiva alle immense dimensioni di Chuckie quella grandezza cui ambiva.

Se Poetry Street si trovava in uno dei quartieri più eleganti della città, dove non si era abituati a vedere auto incendiate o pattuglie di polizia, Eureka Street si ergeva invece nel bel mezzo dalla zona occidentale, la West Belfast, dove invece la violenza era all’ordine del giorno.

Belfast è una città straordinariamente famosa. […] Poteva essere bellissima: raccolta attorno alla baia, quasi allo stesso livello dell’acqua, abbracciata dai monti e lambita dal mare. A Belfast basta alzare gli occhi e guardare in fondo alla strada, e vedrete sempre una collina o una montagna ricambiare il vostro sguardo. Invece non riesce più a sorprendere.

Al lettore viene presentata una città dal punto di vista di chi la abita. Sia Jake che Chukie erano talmente abituati alle bombe, alla violenza, da non farci più caso. Nei pub di Belfast, insieme ai loro amici, discutevano di libertà, di democrazia e dei morti ammazzati che riempivano le strade di una città martoriata da più di 20 anni.

Di Jake e della sua famiglia sappiamo molto poco. Anch’egli, come l’autore, era stato abbandonato poco più che adolescente dalla famiglia di origine per essere poi adottato da Matt e Mamie, una coppia che sembra creata apposta per rendere omaggio a quei genitori adottivi che hanno salvato McLiam Wilson dalla vita di strada. Al contrario Chuckie appartiene alla strampalata stirpe dei Lurgan, un’eccentrica famiglia cattolica con l’innata passione per la celebrità ed il danaro. Peggy, la madre, è stata abbandonata dal marito dopo la nascita dell’unico figlio e anche in questo caso manca completamente la figura paterna.

Non ci sono padri in questo romanzo, solo figli abbandonati, come anche Roche, il dodicenne spacciatore di barzellette che Jake ha incontrato lungo la sua strada. Proprio questo piccolo irlandese mi ha fatto tornare all mente una canzone dei Simple Minds, Belfast child (1989).Anche in questo caso un singolo inserito in un album il cui titolo contiene il riferimento alla strada: Street Fighting Year, ottavo album della band scozzese.

Jake e Chuckie sono ragazzi in cerca del proprio posto nel mondo, in un luogo difficile ma dal quale nessuno vuole andar via. Jake rinuncia persino alla sua amata Sophie per restare a Belfast. Grazie ad una truffa ben congegnata, Chuckie, è riuscito a diventare ricchissimo. Lo ha fatto ideando una truffa  geniale e divertente. Ha acquistato un vibratore gigante color rosa confetto e lo ha messo in vendita su una rivista scandalistica. L’annuncio ha ottenuto un numero esorbitante di richieste e altrettanti assegni da 9,99 dollari. Chuckie, grazie a questo consistente denaro ricevuto, ha aperto un conto corrente bancario e compilato altrettanti assegni per rimborsare gli acquirenti. Lo ha fatto  apponendo su ciascuno di essi un timbro rosso con una scritta gigante: RIMBORSO PER VIBRATORE GIGANTE. Ovviamente, nessuno è andato in banca ad incassarle un assegno che avrebbe creato imbarazzo, e a Chuckie è rimasto un bel gruzzoletto da reinvestire in altre idee altrettanto assurde.

Le straordinarie avventure imprenditoriali di Chuckie proseguono inarrestabili infarcendo le pagine di spunti talmente divertenti da far dimenticare il contesto. Il Conflitto nordirlandese, noto come The Troubles che si è svolto tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni novanta  e che ha causato oltre 3000 morti, resta lo sfondo costante. Belfast era una città dove ci si addormentava con il rumore degli elicotteri e dove assistere all’esplosione di una bomba era diventato normale. La città, all’apparenza incredibilmente piccola, era il luogo in cui le cui vite s’inseguivano e cessavano nello spazio di pochi isolati.

Qualunque siano le sue dimensioni, è un luogo magico. Le strade odorano di vecchio e di fatica. L’aria gronda di rimpianti e desideri. Il tempo non si ferma mai. La città sente il peso degli anni. Per quanto incantata e sfavillante, Belfast parla chiaro. Le bandiere, le scritte sui muri e i fiori sui marciapiedi parlano chiaro. È una città in cui la gente è pronta a uccidere e morire per pochi brandelli di stoffa colorata. Questo si aspettano i due popoli che l’abitano.

McLiam Wilson non risparmia al lettore l’esperienza dell’attentato. Viviamo l’esplosione che rende un giorno normalissimo in una tragedia teatro di un immane massacro. Da qui iniziano alcune delle pagine più belle di questo romanzo, in cui le vittime si fanno comprimari indispensabili:

Avevano tutti una storia. Non erano storie brevi, o non avrebbero dovuto esserlo.Quello di Fountain Street diviene il pretesto per raccontare chi si trovava lì come ha vissuto il suo momento di terrore, un po’ come a voler riascoltare le testimonianze di chi l’11 settembre era in prossimità delle torri gemelle. Ciascuno dei protagonisti di questo romanzo elabora l’accaduto a suo modo: Chuckie, colpito da acquisto ossessivo compulsivo, ordina un intero catalogo di oggetti tanto inutili quanto ingombranti; Peggy si rifugia nel suo appartamento e realizza di essere da sempre innamorata di Caroline, amica da sempre, Jake decide di andare alla ricerca dell’amore perduto di Sarah.

Nel 1994 l’IRA ha annunciato annuncia il cessate il fuoco e la completa fine di tutte le operazioni militari all’origine del conflitto nordirlandese.  Ecco che Wilson descrive ancora la sua città:

Belfast era nella stessa condizione di un fumatore incallito che decide di non prendere più in mano una sigaretta dopo 25 anni. Temevo la crisi d’astinenza. Cosa avrebbe animato le nostre discussioni? Come avremmo potuto esibire il nostro elegante atteggiamento di distacco?

Belfast ri-diventa una città dove vale la pena di abitare. Una città che pur essendo schiacciata, ferita e lacerata continua ad essere porto accogliente nei confronti di chi è alla ricerca del suo spazio nel mondo.

Belfast non è altro che un intrico di strade e collinette, un sussurro di Dio.

Buona lettura e buon ascolto!

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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