Le letture degli ultimi mesi – parte prima

 

Care lettrici, cari lettori,

scusate la lunga assenza, ma gli ultimi mesi sono stati per me ricchi di tante novità e molti impegni. Come alcuni di voi sapranno, lo scorso 28 novembre, insieme ai miei soci Agostino e Giacomo, ho aperto Prospero, un’enoteca letteraria a Palermo. Un progetto importante nel quale sono confluite tutte le mie energie.

Eccomi qui, costretta a casa dalla febbre, a riappropriarmi di questo spazio che tanto mi è mancato. Ho pensato di segnalarvi le letture più belle di questi mesi, come sempre in ordine sparso e con un po’ di musica in sottofondo.

 “L’ambasciatore delle foreste” di Paolo Ciampi – Arkadia Editore

La lettura di questo libro ha sancito per me la nascita di due grandi amori: quello per Paolo Ciampi e quello per George Perkins Marsh. In questo libro Paolo Ciampi  ripercorre la vita di George Perkins Marsh e lo fa attraverso un viaggio sulle sue tracce. Un racconto che è una biografia sui generis, attenta alle emozioni e alle esperienze private.

George, un diplomatico ambasciatore degli Stati Uniti in Italia ai tempi di Lincoln, è raccontato da Paolo, uno scrittore e giornalista toscano. Un libro di viaggi, di luoghi e di alberi, che hanno reso George, ambasciatore delle foreste, ecologista ante litteram e precursore della coscienza ambientalista. La sua opera più famosa, Man and Nature, è stata pubblicata nel 1864 ed è stato uno dei primi libri a mettere in guardia sugli impatti distruttivi che gli esseri umani hanno sull’ambiente. Marsh fu la prima persona a suggerire che gli umani fossero pericolosi per l’ambiente, e descrisse l’interdipendenza della società e dell’ambiente, un’idea rivoluzionaria in un’epoca in cui la parola “ecologia” non era ancora stata inventata. George fu ambasciatore americano nell’appena formatosi Regno d’Italia – prima a Torino, poi a Firenze ed infine a Roma, e espresse la necessità della conservazione della natura. Rimase in Italia più di 20 anni e oggi è sepolto a Roma, dove conto di fare una visita in occasione della prossima trasferta nella Capitale.

Questo libro è per chi ama la scrittura di Mario Rigoni Stern e Franco Arminio; per chi considera gli alberi persone, non cose; per chi occupandosi delle vite degli altri, in fondo, si occupa della propria.”La musica ci salverà, la bellezza ci salverà. Ci salveremo grazie alle foreste, ci salveremo grazie a quello che  sapremo fare, se lo vorremo fare”.

Io ho solo una domanda da fare a Paolo:quale cd hai scelto dopo aver concluso la scrittura di questo magnifico libro?

Colonna sonora: Song of the birds di Pau Casals

 

Ritratti” di John Berger – Il Saggiatore

Una libreria che si rispetti deve avere questo libro. John Berger, scomparso due anni fa, è stato pittore, critico d’arte e scrittore. Il suo dono è quello di creare connessioni illuminanti tra secoli e generi. Ha scritto di arte  durante tutta la sua vita e in questa raccolta di scritti che va  dalle pitture rupestri della grotta di Chauvet a Randa Mdah, una giovane artista palestinese contemporanea ci sono spunti, connessioni e interdipendenze innovative e stimolanti. In mezzo ci sono poesie, lettere, testi dialogati, 88 ritratti di artisti o gruppi di artisti scritti tra il 1952 e il 2016.

La struttura segue l’ordine cronologico, ma come giustamente afferma la traduttrice e curatrice Maria Nadotti, saranno i lettori e le lettrici a consultarlo nell’ordine che via via sceglieranno. Ogni quadro, ogni scultura cela un segreto e una storia che Berger sa raccontare, in qualità di esperto storyteller. In questa raccolta sono presenti personaggi di spicco come Piero della Francesca, Hieronymus Bosch, Albrecht Dürer, Caravaggio, Velázquez, Rembrandt, Courbet, Léger e Francis Bacon,Frida Khalo insieme a artisti europei meno noti ma non meno interessanti come Rosita Kunovsky e Martin Noël.

A proposito dei ritrattisti del Fayyum, Berger dice: ” C’è una ragione per cui i ritratti del Fayyum oggi ci parlano. Come è stato fatto notare varie volte, il nostro secolo è il secolo dell’emigrazione per eccellenza, imposta e volontaria. Vale a dire un secolo di separazioni senza fine, e un secolo ossessionato dal ricordo di questi addii. E così ci osservano, i ritratti del Fayyum, come gli scomparsi del nostro secolo”

Colonna sonora: Round Midnight di Thelonious Monk

 

Il meglio di noi” di Joyce Maynard – Nutrimenti

Chi mi segue sa quanto io ami i memoir. Adoro immergermi in vite che non sono la mia. Per questo, e seguendo il suggerimento di Nicola Manuppelli, ho scelto di leggere questo romanzo autobiografico di Joyce Maynard.

Nel 2011, la scrittrice e giornalista Joyce Maynard, alla soglia dei sessant’anni, aveva costruito una vita da fantastica donna singola, esperta in relazioni mordi e fuggi rimediate senza troppo sforzo su Match.com (l’equivalente del nostro Meetic) e non lasciava spazio a nessuno di invadere la sua indipendenza e autonomia. Così, per gioco, conosce Jim,  un affascinante avvocato con la passione per la chitarra, la fotografia e la motocicletta. Entrambi reduci da matrimoni falliti e genitori di figli ormai adulti, iniziano una storia d’amore della maturità. Per la prima volta Joyce riesce a lasciarsi andare concedendosi un’ultima possibilità.

A un anno dalle nozze, a Jim viene diagnosticato una forma molto grave di cancro al pancreas. Durante i diciannove mesi che seguono, mentre combattono insieme la  malattia, Joyce scopre per la prima volta cosa significa davvero essere una coppia, essere un vero partner e averne uno. L’ennesimo racconto-testimonianza sulla malattia? Affatto. La Maynard racconta con sincerità e trasporto la trasformazione di una relazione devastata dalla malattia di uno dei partner senza mai scadere nella banalità.

 

Colonna sonora: un video realizzato da Joyce Maynard dal titolo Jim and Joyce in cui è chiara una cosa: le diagnosi non colpiscono solo i pazienti, ma anche chi li ama profondamente, si legge negli sguardi.

 

Senza fine” di Gabriele Romagnoli – Feltrinelli                                                                                                   Ho letto questo libro prima della Maynard, scoprendo solo al termine delle due letture quanto fossero profondamente legati questi due libri.  Gabriele Romagnoli, giornalista e scrittore, racconta le meraviglie dell’ultimo amore in 11 brevi scritti. Ecco, non mi avrebbe stupito trovare tra questi anche la storia di Joyce e Jim, perché di ultimo amore credo si tratti. Romagnoli ci racconta l’importanza dell’ultimo amore attraverso delle storie personali e lo fa con una scrittura convincente. Ogni episodio parla di un amore che ritorna, l’amore come approdo, amore come accettazione dell’altro. Romagnoli si concede, raccontando di se e della sua famiglia. Tra le pagine emerge chiara la convinzione che sul finire della vita è possibile incontrare l’amore definitivo, per vivere di nuovo, ancora o per la prima volta qualcosa di pieno, assoluto.

“Non è finita finché ricomincia. Può sempre farlo, se non resti voltato mentre sta succedendo.”

Colonna sonora: Our love is here to stay Ella Fitzgerald

 

Spero di tornare presto a raccontarvi delle mie letture. Intanto: buona lettura e buon ascolto!

Cinzia

 

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Le letture di questi mesi – parte prima

Care lettrici, cari lettori, in un anno e mezzo di blog, non sono mai stata tanto lontana da questo spazio. Impegni personali e professionali mi hanno allontanato da Libri in Musica, ma non dalle mie letture. Ho letto tanto ma non ho avuto tempo per raccontarvi le mie impressioni. Voglio dedicare questo post ai libri che hanno accompagnato questi mesi intensi di studio e lavoro. Lo farò in modo diverso dal solito, scrivendo un breve commento, la mia colonna sonora e una citazione. Vi prometto che tornerò presto ad approfondire come sempre le mie letture.

Saul Bellow conferma di essere un grande scrittore anche nei suoi lavori più brevi. Questo racconto è stato pubblicato per la prima volta nel 1949. Vivace e privo di distrazioni, riguarda la memoria e le necessità di conservare il passato. Ambientata a  a Chicago nel 1933, è la storia del primo incontro di un ragazzo di 17 anni con una prostituta, un episodio meravigliosamente comico che si verifica nel il cupo sfondo della malattia della madre del ragazzo.

Il narratore si rivolge a un lettore privilegiato, suo figlio, le avventure di un giorno nella vita del suo io più giovane, che descrive a turno come un lettore, un interprete, un cercatore di segni nelle lande desolate banali e caotiche della modernità meccanizzata che è la Chicago dell’era della Depressione.

Quando stanno succedendo troppe cose, più di quante tu ne possa sopportare, puoi scegliere di far finta che non stia accadendo niente di particolare, che la tua vita stia girando e rigirando come il piatto di un giradischi. Poi un giorno ti rendi conto che quello che credevi un piatto di giradischi, liscio e uniforme, era in realtà un mulinello, un vortice.

Colonna sonora: River, stay away from my door, Frank Sinatra

L’iniziazione, Saul Bellow – Mondadori, 49 pagine

traduzione di Masolino D’Amico

 

 

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