Letture estive – parte seconda

Secondo appuntamento dedicato ai consigli di lettura per questa estate. Cinque libri, altrettanti modi di raccontare delle storie che non dimenticherete. L’ordine è sparso, andate e leggeteli tutti!

Pubblicato nel 2016, mai come in questo momento la lettura di questa testimonianza è necessaria. Pietro Bartolo, lampedusano da sempre e medico della sua isola da oltre 25 anni, insieme a Lidia Tilotta, giornalista siciliana da sempre attenta ai migranti, hanno dato vita a un libro che racconta la cura, l’amore e l’accoglienza senza risparmiare violenza, orrore, dolore e disperazione di uomini, donne e bambini, che hanno viaggiato in condizioni terribili a bordo dei barconi la cui meta è Lampedusa.

Pietro Bartolo mescola ricordi personali di una famiglia povera, la sua, che ha sacrificato ogni cosa pur di consentirgli di studiare e intraprendere la professione che ha sempre esercitato, per scelta, insieme alla moglie Rita, nella sua isola.

Al lettore non resta che sostare sul molo Favaloro, accanto all’uomo costretto ad aprire un sacco verde e cercare un segno, qualcosa in grado di rendere riconoscibile un corpo. Non numeri ma storie di famiglie intere che continuano a perdere i propri figli.

Quando ho visto le immagini dei respingimenti, delle migliaia di persone ricacciate indietro senza pietà, rispedite in quell’inferno da cui sono arrivate, ho pianto di rabbia. Cosa siamo diventati? Come abbiamo fatto a perdere la memoria in questo modo?

Colonna sonora: Stiamo tutti bene, Mirkoeilcane

Lacrime di sale|Pietro Bartolo e Lidia Tilotta |Mondadori |settembre 2016 |pp. 139 |prezzo 12€

 

Questo è il romanzo di esordio di Giorgia Tribuiani, marchigiana classe 1985. 30 giorni nella vita di Giada, 30 giorni in un museo dove una mostra temporanea espone cadaveri plastinati: corpi umani spogliati della pelle, in posa, che espongono muscoli, ossa, tessuti e organi. Sono esposti nell’atto di compiere azioni: giocano a scacchi, danzano, si specchiano. Tra loro c’è anche un corpo con una macchina fotografica: è il fidanzato di Giada, che prima di morire ha scelto di donare il suo corpo al dottor Tulp, affinché lo trasformasse in un’opera d’arte. Attorno a questo corpo inizia e finisce questa storia.

Una lettura che si conclude in poche ore, ma che lascia strascichi per lunghe riflessioni. Una scrittura magistrale dove si alternano la narrazione in prima e in terza persona: un dialogo tra la donna e l’oggetto d’arte in cerca della liberazione di chi rimane. Giorgia Tribuiani scava a fondo nel rapporto tra vita e arte e al confine tra di essi.

Arte è solitudine, il tentativo di fermare qualcosa di vero e la speranza che qualcuno si fermi a guardarlo.

Ecco che l’oggetto di osservazione diventa non solo l’u0mo in mostra, ma la donna che ogni giorno gli sta accanto, divenendo l’oggetto vivo dell’esposizione.

Guasto era il suo amore, guasta la ballerina, guasto era in fondo il destino di tutte le persone, immobili nelle loro esistenze come lei era stata immobile sull’altalena, che visitavano le sale e non capivano che in fondo stavano guardando il futuro, che prima o poi sarebbe toccato a loro, che la carica sarebbe finita e con quella ogni possibilità di muoversi o dondolare, e che forse non sarebbero mai stati dei plastinati, ma guasti senza alcun dubbio: senza alcun dubbio guasti.

Colonna sonora: Un malato di cuore, Fabrizio De André

Guasti|Giorgia Tribuiani |Voland |giugno 2018 |pp. 113 |prezzo 14€

 

Questo è un lungo e doloroso monologo di una madre in attesa fuori la sala operatoria serba in cui Eva sta per diventare Alessandro. La voce della madre accompagna la sua bambina nell’ultimo viaggio da femmina.

La madre di Eva in attesa, ripercorre la sua vita a partire dalla nascita di quella figlia tanto attesa e amata, l’unica. Rilegge, reinterpretandoli, i segnali che sin dai primi anni di vita Eva le mostrava senza indugio. Insieme al marito, questa madre sapeva, ma insisteva nel non voler vedere, nel non dire. Genitori che sopportano che “la follia” sparisca.

Una trasformazione che coinvolge tutti, che ferisce e che porta alla ricerca dell’errore. Questa è la storia di una doppia rinascita: quella di Alessandro nel corpo di Eva e quella di una madre che deve accettare, e tenere unita rafforzando le radici che sembrano piantate su terra che sgretola.

Silvia Ferreri è madre, si percepisce dalle parole che utilizza, dall’amore, dalle sensazioni che racconta, privilegio solo di chi ha vissuti gravidanze, di chi ha messo al mondo vite. Questo romanzo invita a una riflessione profonda sulla disforia di genere, ma anche sulla maternità, su come cambiano le relazioni quando si diventa genitori.

Ci sono genitori i cui figli a vent’anni sono campioni di nuoto o di ginnastica. Li guardano in televisione insieme agli amici e ai parenti, quando gareggiano lontano da casa. E ci sono genitori che hanno figli che a vent’anni muoiono su una strada, lasciano la vita contro un Guard Rail o a un incrocio non rispettato. Sui cigli ci lasciano piccole tombe. Ci sono genitori che hanno figli che vanno lontano, figli che si sposano, figli che divorziano. Figli che fanno figli. E ci sono genitori che hanno figli che cambiano sesso. A diciotto anni. Dopo una vita passata a guardarti con gli occhi sbagliati.

Colonna sonora: Sweet child O’mine, Guns N’ Roses

La madre di Eva|Silvia Ferreri |Neo Edizioni |ottobre 2017 |pp. 195 |prezzo 15€

 

Non leggo gialli fatta eccezione per due autori: la zia Agatha Christie e Salvo Toscano. Confesso il mio grande amore nei confronti dei fratelli Corsaro, protagonisti del 6° romanzo a loro dedicato dal giornalista e scrittore palermitano.

Roberto e Fabrizio Corsaro sono due fratelli e vivono a Palermo. Avvocato il primo e giornalista di nera il secondo, hanno sempre un’indagine da condividere. Ogni capitolo è affidato a uno dei due: doppia voce e doppia personalità. Roberto è padre di famiglia, sposato con Monica. Fabrizio è un bello e maledetto tombeur de femmes  e da sempre innamorato di Maria. Alle storie personali Salvo Toscano riesce sempre a coniugare una grande storia tinta di giallo accompagnata dall’immancabile colonna sonora dei Beatles. In questo suo ultimo lavoro si è superato. In un intreccio egregiamente strutturato, lo scrittore tratta temi attuali come la violenza sulle donne, i crimini di guerra e il giustizialismo.

Il figlio di uomo in carcere da anni con l’accusa di omicidio contatta i fratelli Corsaro per chiedere di indagare su una testimonianza che potrebbe ribaltare le accuse e far riaprire il caso. Scoperto il vaso di Pandora, a Fabrizio e Roberto non rimarrà che procedere in un’indagine che provocherà ferite e danni, mettendo a rischio la propria vita e quella delle persone a loro più care.

In una Palermo decadente e rassegnata raccontata da chi la conosce a fondo, vittime e carnefici si cedono il passo in una storia che vi terrà inchiodati alla pagina fino all’ultimo rigo.

I semi del male germogliano rapidi, mettono radici profonde e robuste con cui infestano e avvelenano tutto ciò che incontrano sulla loro strada, generando altro male e altra ingiustizia.

Colonna sonora: Gazza ladra, ouverture, G.Rossini

L’uomo sbagliato|Salvo Toscano |Newton Compton |luglio 2018 |pp. 284 |prezzo 9,90€

 

La promettente casa editrice Spartaco, inizia a farsi spazio nelle librerie indipendenti con autori e titoli molto interessanti. Oggi vi parli del romanzo d’esordio di Alberto Maria Tricoli, che ho avuto il piacere di conoscere in occasione dell’ultima edizione di Una Marina di Libri 2018.

Partendo dall’esperienza del nonno, Alberto ha realizzato un affresco storico  che comincia e termina a Vazzarìa, un immaginario paese dell’entroterra siciliano dove  si discute come sia possibile una piazza senza una statua della Madonna. Qui iniziano due storie: quelle di Nirìa e Libbertu. Disertore durante la seconda guerra mondiale il primo e arruolato volontario nelle camicie nere il secondo, accompagnato nelle sue scorribande da padre e figlioletto.

In un romanzo che è grottesco e tragico, quanto divertente e disperato, Tricoli ci ricorda che tenere vive le ferite di guerra non solo è possibile, ma è anche un atto di responsabilità- Privo di pietismo, tratta temi come paura e morte prendendo spunto da un evento realmente accaduto: l’operazione Micemeat, ideata dagli inglesi per confondere i tedeschi sullo sbarco in Sicilia.

Realtà e finzione si mescolano dando vita a una storia che fonde fiction e non fiction rendendo il lettore spettatore della strage che una guerra provoca.

In un linguaggio che fa uso sapiente di italiano e dialetto senza mettere in difficoltà il lettore non siciliano, Tricoli non perde occasione per guardare al futuro e darci il suo punto di vista.

Secondo di sette figli aveva imparato, sulla propria pelle, che non sempre i sogni nel cassetto riescono a uscire fuori. Aveva imparato che la fatica del lavoro non sempre si trasforma in soddisfazione, non sempre nobilita l’uomo, non sempre diventa stabilità economica. A Libbertu sembrava di partecipare a una gara, una corsa lunga e faticosa: e finalmente, quando intravedi da lontano la linea d’arrivo, la meta, qualcuno sposta quella linea più avanti.

Colonna sonora: War Requiem, B.Britten

Lo scemo di guerra e l’eroe di cartone|Alberto Maria Tricoli |Edizioni Spartaco |marzo 2018 |pp. 172 |prezzo 10€

 

Buona lettura e buon ascolto!

C.O.

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Letture estive – parte prima

Vacanza per me significa stare sotto l’ombrellone con qualcosa di fresco da bere e una borsa piena di libri. Ecco dei brevi consigli di lettura per le vostre ferie.

In una rubrica come questa non poteva mancare questo saggio extra large targato Il Palindromo. Gli autori, Maurizio Stefanini e Marco Zoppas, ci accompagnano in un viaggio caleidoscopio che apre a mille nuove avventure. Le suggestioni sono infinite. Partendo dalla tradizione orale di Omero, cantastorie che declamava i suoi versi accompagnato da una lira o da una cetra, gli autori si muovono abilmente in un percorso talmente ricco e variegato da invogliare il lettore più curioso a interrompere la lettura per ascoltare ogni brano citato.

Dal canzoniere al folk, dall’opera al rock nessun genere viene escluso da questo almanacco necessario. Un saggio colto e ben scritto ricco anche di citazioni letterarie da oriente a occidente.

Ha ancora senso domandarsi se una poesia, una volta messa in musica, rimane una poesia?

Colonna sonora: Conspirathory Visions of Gomorrah, Asaf Avidan

Da Omero al rock|Maurizio Stefanini e Marco Zoppas |Il Palindromo |maggio 2018 |pp. 304 |prezzo 18€

 

 

 

Tara Westover è nata e cresciuta nel Midwest americano, su una montagna solitaria nel bel mezzo dell’Iowa, stato scelto da Marilynne Robinson per l’ambientazione di Le cure domestiche. In questo luogo alla periferia della vita economica del paese, e spesso anche sociale, Tara e la sua famiglia sono esseri disperati e pietosi, tanto quanto brutali e superstiziosi.

Nata nel 1986, settima figlia di una coppia di mormoni, la Westover racconta la sua infanzia con impareggiabile chiarezza e, più sorprendentemente, con curiosità e amore, anche per coloro che hanno seriamente fallito o l’hanno offesa. Straniera in terra straniera, Tara mescola i suoi ricordi e quelli dei suoi familiari per rimettere insieme la sua infanzia. Il suo è innanzitutto il tentativo di capire, anche di rispettare, coloro dai quali ha dovuto staccarsi per liberarsi. Un padre che si crede profeta, una madre ostetrica e guaritrice, un fratello violento e affetto da disturbo bipolare. Tara è cresciuta preparandosi per la fine dei giorni. Ha trascorso le  estati imbottendo le pesche ei suoi inverni accumulando scorte d’emergenza. Nessuna istruzione è prevista per Tara e i suoi fratelli: non ha certificato di nascita, documentazione medica o istruzione formale fino all’età di sedici anni, quando decide di frequentare la scuola.

L’educazione è la storia di come Tara  è sopravvissuta alla sua infanzia brutale. Ma questo non è un memoir  di chi vuole vendicarsi. È  una storia su come l’amore può sopravvivere di fronte alla crudeltà insondabile perpetrata da chi ami. Tara ci ricorda che la migliore difesa contro l’ideologia repressiva è il pensiero critico, che viene fornito con l’educazione.

La mia vita era una narrazione in mano d’altri. Le loro voci erano decise, enfatiche, categoriche. Non avevo mai pensato che la mia voce potesse essere forte quanto le loro.

Colonna sonora: Sinfonia n.9 “Dal nuovo mondo”, Antonín Dvořák

L’Educazione|Tara Westover |Feltrinelli |maggio 2018 |pp. 384 |prezzo 18€ | Traduzione di Silvia Rota Sperti

 

 

 

Hanns-Josef Ortheil racconta la storia di un bambino che cresce in silenzio accanto a sua madre, completamente paralizzata dalle perdite di quattro figli morti durante la seconda guerra mondiale e il dopoguerra. Il padre lo salva dal suo isolamento grazie a un pianoforte e a un modo nuovo di imparare a parlare. Il suono della vita non è solo un’autobiografia insolita, ma un inno all’amore.

Per questo romanzo Hanns-Josef Ortheil ha dovuto inventare pochissimo, ha solo dovuto raccontare la storia della sua vita. Johannes non è che l’alter ego di Ortheil, rimasto in silenzio fino all’età di sette anni e quindi escluso dal mondo “normale”. Solo l’amore del padre e la musica riescono a salvarlo da un destino fatto di solitario silenzio.

Hanns-Josef Ortheil sceglie Roma, città tanto amata, dove ha vissuto i suoi più bei anni dell’adolescenza, ma anche il crollo dei suoi piani futuri, perripensare ai primi due decenni della sua vita e registrare le sue memorie imprimendole su carta. È un’esplorazione della città e un’incantevole momento per ricordare chi ha avuto un ruolo nella sua giovinezza lì: primo amore, primi successi, amicizie e delusioni. A distanza di oltre tre decenni, raggiunge la serenità necessaria sopportare il dolore. restituendo le immagini dell’infanzia con maggiore chiarezza. La musica accompagna tutta la narrazione, entrando e uscendo da questo romanzo, cambiando ogni cosa:

Oggi so di non aver mai vissuto un attimo più intenso e più bello. Da un istante all’altro tutto cambiò: d’un tratto percepivo la vita, eccola lì, fresca, travolgente, entusiasmante, quasi pronta ad afferrarmi con forza e a liberarmi dalle mie fantasticherie! Fu una sorta di rivelazione che mi inebriò subito, sì, quella musica fu un turbine e io la seguii senza pensarci due volte, perché era un canto che parlava di gioia e di libertà e in un sol colpo mi fece dimenticare tutta la sofferenza.

Colonna sonora: Sonata per pianoforte n.24 in D major, Joseph Haydn

Il suono della vita|Hanns-Josef Ortheil |Keller Editore |maggio 2018 |pp. 544 |prezzo 19€ | Traduzione di Scilla Forti

 
Il libro perfetto per le sere d’estate. Quando la spiaggia, liberatasi dagli avventori molesti del week end, accoglie i piedi nella sabbia fresca e t’incazzi solo perché Leifur beve Unicum ghiacciato e a te non resta che mezza minerale calda. Ma chi se ne frega! Con Il caso letterario dell’anno ho trascorso due ore in ottima compagnia.

Leifur, islandese di nascita, vive a Bologna, ha un libro nel cassetto da troppo tempo, e il suo letto è popolato da ragazze delle quali ha difficoltà a ricordare il nome il giorno dopo. La storia inizia quando alla sua porta  bussa il suo io futuro per consegnargli i numeri vincenti per le lotterie (sui nomi delle quali ho riso 20 minuti buoni: Vinci o muori da pezzente, Fanculo i poveri, Cassaintegrato disperato, …).

Un viaggio rocambolesco tra presente e futuro alla ricerca del proprio passato. Da Bologna al cuore dell’Islanda in compagnia di un trio indimenticabile: Leifur, la traghettatrice Leila e Boris, uno strampalato Sancho Panza in ecopelliccia rosa.

Che poi non capisco perché ai lettori interessino queste storie che iniziano e finiscono. Le loro vite non sono così, non vanno da nessuna parte e si interrompono senza motivo, magari proprio quando sembra che stiamo acquisendo un senso.

 

Colonna sonora: Son of a preacher man, Dusty Springfield

Il caso letterario dell’anno|Marco Visinoni |Arkadia Editore |giugno 2018 |pp. 141 |prezzo 14€

 

Buone letture e buon ascolto!

c.o.

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Le letture di questi mesi – parte terza

Questo post lo dedico alla casa editrice Clichy. Lo faccio perché di recente ho letto quattro libri, tutti da consigliare.

Sono nata sotto il segno della Vergine. Questo implica una serie di manie ossessivo compulsive come ordinare la biancheria per colore e catalogare ogni cosa. Questo libro fa per me perché è una Guida tascabile per maniaci dei libri. Dietro questa indispensabile bibbia per lettori onnivori, si cela un collettivo di autori che è riuscito, con maestria, a condensare in un libro poco tascabile ma economico, un compendio che vivrà in pianta stabile sul mio comodino.

Dietro The Books Fool Bunch, questo è il nome del collettivo, si cela un gruppo di esperti e maniacali lavoratori dell’editoria italiana. Io aggiungo: e si vede. Caratterizzati dal necessario dono della sintesi, sono riusciti a condensare in poco meno di 500 pagine, 1100 libri fondamentali, le vite, gli incipit, i premi, i best seller e le stroncature eccellenti, senza dimenticare curiosità legate a cibo e alcool.

Un libro che fa venir voglia di rileggere ciò che si è già letto e intraprendere nuovi viaggi alla scoperta di scrittori ingiustamente dimenticati, partendo proprio da uno dei suggerimenti.

Come leggere la Guida? Io l’ho fatto saltando da una parte all’altra, senza mai perdere l’orientamento, sorridendo per la cura e la maniacali pervasiva di chi ha lavorato all’impeccabile costruzione di questo delizioso oggetto necessario.

E allora eccoci a questa guida, frutto di un lungo e paziente lavoro, di una dedizione a questa necessità, e a quello che può essere considerato alla fine semplicemente un atto d’amore. Amore per i libri, amore per le storie, amore per la bellezza e per l’orrore, amore per le donne e per gli uomini che hanno vissuto prima e accanto a noi e per quelli che verranno dopo di noi, amore per la memoria, per la vita, per l’amore. Tutte cose che sono dentro i libri e che stanno nei libri come non potrebbero stare in nessun altro luogo al mondo.

Colonna sonora: Il canto della Terra, Gustav Mahler

Guida tascabile per maniaci dei libri, The Book Fools Bunch – Clichy, 492 pagine

 

Non potevo lasciarmi sfuggire un libro con questa copertina e questo titolo. L’originale “Tibère et Marjorie” ricorda “Tristano e Isotta” e ” Bonnie e Clyde”, ma in questo caso non c’è amore senza fine né storie avventurose di coppie border line. Qui regna il disfacimento della coppia, la fine di un amore. Il romanzo di Regis Jauffret si apre come cronaca della decomposizione di una coppia ormai usurata.

Marjorie non sopporta più il sesso di Tiberio. Lei non ne vuole più. Intorno ai due protagonisti, c’è Gauthier Volvic, il ministro degli Esteri, Boris, l’autista e la coppia di vicini di casa. La storia è concentrata nell’appartamento di Tiberio e Marjorie, a Boulevard Raspail e in alcuni luoghi noti della Rive Gauche di una Parigi che non ci aspettiamo. L’autore arricchisce i luoghi grazie a una trama che confina con l’assurdo, una commedie humaineRegis Jauffet scrive l’indicibile, l’impalpabile dell’amore, la paura di perdere l’altro, la sfiducia nei confronti della dipendenza emotiva. Tutte  domande che popolano queste pagine, rimanendo senza risposta.

Per poter amare veramente qualcuno, devi andartene?

L’autore si mescola alla coppia con abilità. Si assume il coraggio di far preferire alla protagonista Sex Toys al sesso del compagno, che la spaventa.

Lui, nonostante il suo nome da imperatore romano, incarna l’archetipo del maschio contemporaneo, indeciso metrosessuale. Marjorie è anoressica, fan del Power Plate e più di ogni altra cosa di vibratori, che  preferisce al sesso del suo uomo.
Tiberio e Marjorie si amano, ma non fanno sesso. Si separano, una sera, e la storia inizia lì. La loro pausa segna il punto di partenza di una notte insonne e surreale, deriva incredibile di una Parigi che non ci aspettiamo.

Erano stati spesso felici insieme, ma poiché vivevano insieme sarebbe stato strano esserlo ognuno per conto proprio.

Colonna sonora: Round Midnight, Michel Petrucciani

Dark Paris Blues, Régis Jauffet – Edizioni Clichy, 253 pagine

Richard e Joan Maple sono una coppia molto diversa da Tiberio e Marjorie. La loro prima apparizione è avvenuta nel 1956 con il primo racconto dal titolo Neve al Greenwich Village, scritto da John Updike quando aveva appena 24 anni e apparso sul New York Times.

Questo libro raccoglie 18 racconti, scritti nell’arco di quasi 50 anni. Per prima cosa, sono ovviamente autobiografici, ma riguardano anche il matrimonio in generale, con la piacevole universalità di tutta la finzione veramente ben raccontata. Updike è affascinato dal mondo domestico, in particolare dall’arena dei legami sessuali e matrimoniali. Le storie, in ordine cronologico, esplorano la vita coniugale con ironia, cinismo documentandone la fine attraverso un declino che inizia quasi subito. Updike si immerge nell’ordinario facendosi maestro nel descrivere le superfici leggendo tra le righe, mostrando drammi indimenticabili di un matrimonio travagliato caratterizzato da una pessima vita sessuale, ma contraddistinto da una rara capacità di comunicare che tiene insieme i Maples molto tempo, 20 anni di matrimonio. Un libro da regalare ai genitori e da leggere prima di convolare a nozze che ci ricorda che tutte le tragedie possono trasformarsi in commedie. Ecco il momento che segue la firma del divorzio:

Obsoleti come la loro cerimonia, Richard e Joan si allontanarono dal banco del giudice all’indietro, all’unisono, e restarono fianco a fianco, incerti su come girarsi, e Richard finalmente si ricordò di cosa doveva fare; la baciò.

Colonna sonora: The way we were, Barbara Streisand

Scene da un matrimonio, John Updike – Edizioni Clichy, 255 pagine

 

Per questo libro voglio usare un termine inflazionato: lirico. Lo è sin dall’incipit. Un romanzo breve, complesso, che nasce da un lutto e che ho riempito di segni, evidenziazioni e sottolineature. Jacqueline Woodson parte dal dolore sospeso. August, la voce narrante, è un adulta che guarda indietro alla sua adolescenza negli anni ’70. È venuta a Brooklyn con suo fratello minore vent’anni prima, quando il padre sperava che tutti potessero iniziare una nuova vita lontano dalle tragedie che avevano distrutto la loro famiglia nel Tennessee. Con una voce che mescola il desiderio della bambina con la consapevolezza dell’adulta, August  si lega rapidamente a tre ragazze di Brooklyn, e le quattro formano un gruppo  in un mondo determinato a umiliarle, desideroso di molestarle. Alcuni dei passaggi più commoventi del libro riguardano i loro sforzi per incoraggiarsi l’un l’altra. Conosciamo i sogni di chi vuole diventare attrice, ballerina, avvocato, ma tutto cospira contro i desideri di queste adolescenti. Un romanzo di formazione di chi guarda il mondo al quale vuole appartenere attraverso il vetro sul quale ha il naso schiacciato. Una scrittura che è poesia e che mette in scena le emozioni che sono più difficili da definire: amore, speranza, intimità e perdita. Grazie alla sensibilità della Woodson questi temi sono trattati con garbo, lasciando che sia il lettore a riappropriarsi della propria adolescenza.

L’August protagonista e la narratrice che guarda indietro alla sua adolescenza, si confondono, mescolandosi in un turbinio di emozioni che rifiutano di trasformare la morte della madre in memoria.

Gli anni ci cancellano.

Colonna sonora: My baby just cares for me, Nina Simone

Figlie di Brooklyn, Jacqueline Woodson – Edizioni Clichy, pagine 166

Buona lettura e buon ascolto!

Cinzia

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Le letture di questi mesi – parte seconda

Ecco cinque libri che ho molto amato per motivi diversi. Per ciascuno di essi, un commento, una citazione e la colonna sonora.

I saggi offrono la libertà di esplorare, divagare, scegliere un punto dal quale partire per poi ripercorrere a ritroso le pagine. Possono abitare i nostri comodini per mesi, sostando tra romanzi e biografie, senza farci mai sentire in colpa per una lettura a spizzichi e bocconi. Questa raccolta di Charles d’Ambrosio, il cui titolo originale è Loitering (che significa ciondolare) rappresenta al meglio l’aggirarsi liberamente tra verità inaspettate. Ora che i suoi saggi sono riuniti in questa selezione così generosa, ci si accorge che D’Ambrosio è uno dei saggisti contemporanei più affascinanti e promettenti.

Il libro si apre con due splendidi scritti ambientati a Seattle, città natale dell’autore. Seattle, 1974 è un magnifico memoriale sul crescere nel Pacifico nord-occidentale e sul sentirsi fuori luogo, inadatto, venendo inevitabilmente plasmato da quella sensazione di straniamento. È un testo malinconico che introduce questa raccolta divisa in tre parti.

Un altro saggio di quel periodo è Caccia alle balene nel profondo Ovest, che affronta l’annoso dibattito tra gruppi animalisti e la tribù Makah, cacciatrice di balene. D’Ambrosio smonta delicatamente la posizione dei primi, sottolineando come certi animali siano umanizzati e trasformati in mascotte.

La famiglia di D’Ambrosio non è mai lontana dalla sua mente. L’autore è ossessionato dal suicidio del fratello più giovane e dal tentato suicidio del fratello sopravvissuto, un’eredità a cui allude spesso e che dedica al saggio Documenti, una selezione di lettere dei suo familiari, tra cui una dolorosa corrispondenza con il padre mentre cercano di dare un senso alla loro perdita condivisa.

Il mio saggio preferito è Salinger e singhiozzi in cui l’autore racconta la sua tardiva scoperta del giovane Holden, che definisce “un libro tutto sul Suicidio e sul Silenzio”.

Leggendo speravo di allontanarmi il più possibile dall’omiletica cattolica, e scoprii in fretta che la miglior fonte di consigli senza la morale era la buona letteratura.

Colonna sonora: Some Day, Ornette Coleman & Charlie Haden

Perdersi, Charles D’Ambrosio – Mimimum Fax, 312 pagine

Traduzione Martina Testa

 

Quello per Alessandro Zaccuri è un amore nato con la lettura de Lo spregio. Il suo talento è conferma questo libro che raccoglie 10 classici + 1 e i cui diritti d’autore saranno devoluti all’Associazione Nocetum Onlus. L’intento dell’autore, dichiarato nella premessa, è quello di parlare di libri famosissimi come se fossero ancora da leggere. Quella che in apparenza potrebbe sembrare una mossa folle e sconsiderata, si pone e raggiunge l’obiettivo di trovare ancora qualcosa da dire su testi che sono stati oggetto di analisi, critica e che possiedono centinaia di studi e riflessioni filosofiche.

Ecco che Zaccuri ci accompagna in romanzi come Don Chisciotte o Robinson Crusoe, facendoci accedere dalla porta laterale, ricordandoci che nessuna lettura si consuma mai in se stessa.

Ci insegna che I Promessi Sposi è un libro magnifico da leggere, non solo da studiare. Romanzi talmente famosi da essere già conosciuti, ma che meritano una rilettura. Storie che intervengono sulla realtà che stiamo vivendo condizionandola perché un grande libro è la storia che racconta.

Non si leggono libri per vantarsi di averli letti, né leggere rende necessariamente persone migliori, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario.

Colonna sonora: Cloud Atlas Sextet, Tom Tykwer

Come non letto, Alessandro Zaccuri – Ponte alle Grazie, 194 pagine

 

 

Il romanzo di Marinette Pendola, nata a Tunisi da genitori siciliani, è stato una bella scoperta per diversi motivi. Innanzitutto, è ambientato in parte nella mia isola, la Sicilia, della quale l’autrice rende pienamente l’atmosfera domestica raccontata dai nonni: la vita in provincia sullo sfondo dell’emigrazione italiana in Africa nella prima metà del XX secolo.

Angela ci trascina nella sua vita. Vive a Partinico, in provincia di Palermo, insieme alla madre. Ricama, si prende cura dell’orto e non sopporta di essere toccata. Con inerzia e apatia accetta la proposta di matrimonio del guaritore mastro Filippo. Si rassegna, accetta di condurre il resto della vita insieme a un uomo che non ama ma che accetta. Dopo alcuni mesi di matrimonio, scanditi da giorni sempre uguali, Angela e mastro Filippo si trasferiscono a Tunisi. Le si presenta una nuova occasione, un inizio in un luogo dove nessuno la conosce e dove potrà sentirsi padrona del mondo. Trascorrono i giorni, i mesi, gli anni, fino a quando non bussa alla porta una vecchia conoscenza di Angela. Da questo momento tutto cambia: Angelina decide di impossessarsi della sua vita, rivendica la propria indipendenza e compie delle scelte che le renderanno la libertà e l’autonomia tanto desiderate. Un romanzo che mescola natura e spiritualità e che tratta con garbo il tema dell’emigrazione e quello dell’emancipazione femminile.

Basta guardare e la natura insegna.

Colonna sonora: S’iddu moru, Laura Lala

L’erba di vento, Marinette Pendola – Arkadia, 140 pagine
Questo libro mi è stato consigliato un anno e mezzo fa da un amico. Ingiustamente seppellito sotto cumuli di libri che affollano il mio comodino, è stata una lettura piuttosto recente. Che dire? Adorato. Giorgio D’Amato non solo è un artista eccezionale (dipinge splendidi acquerelli che potete ammirare su Rusulè), ma è anche uno scrittore eccezionale.

Il romanzo è ambientato nell’agosto del 1982 a Casteldaccia, un paese della provincia di Palermo. Il narratore ha sedici anni e insieme al suo amico Antonio ricostruisce fatti di cronaca mafiosa  a esperienze di vita quotidiana di quello che in quegli anni era definito il triangolo della morte (Casteldaccia, Bagheria e Altavilla Milicia).

Il bar eletto quartier generale dal boss don Ciccio, punto di ritrovo di una generazione che conosce la mafia ma se ne tiene alla larga, fa da sfondo a otto giorni e 15 morti ammazzati. L’autore dimostra di essersi documentato, ma la sua prosa non è mai appesantita dai fatti di cronaca che racconta dal punto di vista di chi li ha vissuti. Scorrevole, ben scritto, ironico e coinvolgente, questo romanzo di Giorgio D’Amato si legge d’un fiato. Ricco di citazioni letterarie e musicali ci fa fare un balzo indietro nel tempo facendo rivivere i luoghi che un palermitano conosce bene e riportando alla memoria un pezzo di storia che non possiamo dimenticare.

La verità è come le sottane delle femmine antiche, togli la prima e togli la seconda e ne trovi sempre un’altra. Appena le togli tutte arrivi finalmente al dunque.

Colonna sonora: More than this, Roxy Music

L’estate che sparavano, Giorgio D’Amato – Mesogea, 139 pagine

 

Ho atteso questo libro con l’impazienza di una bambina. Adoro Natalia Ginzburg, della quale ho letto quasi tutto e posso affermare lo stesso di Sandra Petrignani, che ho avuto il piacere di conoscere a Palermo in occasione della presentazione di La scrittrice abita qui. Ricordo che Sandra stava lavorando a questo libro e approfittò della tappa palermitana per visitare la casa natale della Ginzburg, poco distante dalla libreria Modus Vivendi.

Ho iniziato la lettura di questo libro a Torino, città dove Natalia ha vissuto la sua infanzia, nei luoghi raccontati in Lessico Familiare, passeggiando lungo le strade che hanno percorso insieme lei e Cesare Pavese. Avevo paura. Paura che Sandra mi rivelasse una donna diversa da quella che ho sempre immaginato leggendo i suoi scritti. Invece eccola, la donna schiva, malinconica, che non sorride quasi mai nelle foto e che ha vissuto circondata da uomini: i Levi, Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Giulio Einaudi,  Adriano Olivetti, Italo Calvino, Cesare Garboli, Gabriele Baldini, … Sandra va a fondo, scruta tutti questi rapporti arricchendo questo ritratto con testimonianze, ricordi, citazioni e riferimenti letterari.

Un libro prezioso che deve stare accanto alle opere di Natalia Ginzburg.

Colonna sonora: Il corsaro, Luis Bacalov

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg, Sandra Petrignani – Neri Pozza, 450 pagine

 

Buona lettura e buon ascolto!

Cinzia

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