Letture estive – parte seconda

Secondo appuntamento dedicato ai consigli di lettura per questa estate. Cinque libri, altrettanti modi di raccontare delle storie che non dimenticherete. L’ordine è sparso, andate e leggeteli tutti!

Pubblicato nel 2016, mai come in questo momento la lettura di questa testimonianza è necessaria. Pietro Bartolo, lampedusano da sempre e medico della sua isola da oltre 25 anni, insieme a Lidia Tilotta, giornalista siciliana da sempre attenta ai migranti, hanno dato vita a un libro che racconta la cura, l’amore e l’accoglienza senza risparmiare violenza, orrore, dolore e disperazione di uomini, donne e bambini, che hanno viaggiato in condizioni terribili a bordo dei barconi la cui meta è Lampedusa.

Pietro Bartolo mescola ricordi personali di una famiglia povera, la sua, che ha sacrificato ogni cosa pur di consentirgli di studiare e intraprendere la professione che ha sempre esercitato, per scelta, insieme alla moglie Rita, nella sua isola.

Al lettore non resta che sostare sul molo Favaloro, accanto all’uomo costretto ad aprire un sacco verde e cercare un segno, qualcosa in grado di rendere riconoscibile un corpo. Non numeri ma storie di famiglie intere che continuano a perdere i propri figli.

Quando ho visto le immagini dei respingimenti, delle migliaia di persone ricacciate indietro senza pietà, rispedite in quell’inferno da cui sono arrivate, ho pianto di rabbia. Cosa siamo diventati? Come abbiamo fatto a perdere la memoria in questo modo?

Colonna sonora: Stiamo tutti bene, Mirkoeilcane

Lacrime di sale|Pietro Bartolo e Lidia Tilotta |Mondadori |settembre 2016 |pp. 139 |prezzo 12€

 

Questo è il romanzo di esordio di Giorgia Tribuiani, marchigiana classe 1985. 30 giorni nella vita di Giada, 30 giorni in un museo dove una mostra temporanea espone cadaveri plastinati: corpi umani spogliati della pelle, in posa, che espongono muscoli, ossa, tessuti e organi. Sono esposti nell’atto di compiere azioni: giocano a scacchi, danzano, si specchiano. Tra loro c’è anche un corpo con una macchina fotografica: è il fidanzato di Giada, che prima di morire ha scelto di donare il suo corpo al dottor Tulp, affinché lo trasformasse in un’opera d’arte. Attorno a questo corpo inizia e finisce questa storia.

Una lettura che si conclude in poche ore, ma che lascia strascichi per lunghe riflessioni. Una scrittura magistrale dove si alternano la narrazione in prima e in terza persona: un dialogo tra la donna e l’oggetto d’arte in cerca della liberazione di chi rimane. Giorgia Tribuiani scava a fondo nel rapporto tra vita e arte e al confine tra di essi.

Arte è solitudine, il tentativo di fermare qualcosa di vero e la speranza che qualcuno si fermi a guardarlo.

Ecco che l’oggetto di osservazione diventa non solo l’u0mo in mostra, ma la donna che ogni giorno gli sta accanto, divenendo l’oggetto vivo dell’esposizione.

Guasto era il suo amore, guasta la ballerina, guasto era in fondo il destino di tutte le persone, immobili nelle loro esistenze come lei era stata immobile sull’altalena, che visitavano le sale e non capivano che in fondo stavano guardando il futuro, che prima o poi sarebbe toccato a loro, che la carica sarebbe finita e con quella ogni possibilità di muoversi o dondolare, e che forse non sarebbero mai stati dei plastinati, ma guasti senza alcun dubbio: senza alcun dubbio guasti.

Colonna sonora: Un malato di cuore, Fabrizio De André

Guasti|Giorgia Tribuiani |Voland |giugno 2018 |pp. 113 |prezzo 14€

 

Questo è un lungo e doloroso monologo di una madre in attesa fuori la sala operatoria serba in cui Eva sta per diventare Alessandro. La voce della madre accompagna la sua bambina nell’ultimo viaggio da femmina.

La madre di Eva in attesa, ripercorre la sua vita a partire dalla nascita di quella figlia tanto attesa e amata, l’unica. Rilegge, reinterpretandoli, i segnali che sin dai primi anni di vita Eva le mostrava senza indugio. Insieme al marito, questa madre sapeva, ma insisteva nel non voler vedere, nel non dire. Genitori che sopportano che “la follia” sparisca.

Una trasformazione che coinvolge tutti, che ferisce e che porta alla ricerca dell’errore. Questa è la storia di una doppia rinascita: quella di Alessandro nel corpo di Eva e quella di una madre che deve accettare, e tenere unita rafforzando le radici che sembrano piantate su terra che sgretola.

Silvia Ferreri è madre, si percepisce dalle parole che utilizza, dall’amore, dalle sensazioni che racconta, privilegio solo di chi ha vissuti gravidanze, di chi ha messo al mondo vite. Questo romanzo invita a una riflessione profonda sulla disforia di genere, ma anche sulla maternità, su come cambiano le relazioni quando si diventa genitori.

Ci sono genitori i cui figli a vent’anni sono campioni di nuoto o di ginnastica. Li guardano in televisione insieme agli amici e ai parenti, quando gareggiano lontano da casa. E ci sono genitori che hanno figli che a vent’anni muoiono su una strada, lasciano la vita contro un Guard Rail o a un incrocio non rispettato. Sui cigli ci lasciano piccole tombe. Ci sono genitori che hanno figli che vanno lontano, figli che si sposano, figli che divorziano. Figli che fanno figli. E ci sono genitori che hanno figli che cambiano sesso. A diciotto anni. Dopo una vita passata a guardarti con gli occhi sbagliati.

Colonna sonora: Sweet child O’mine, Guns N’ Roses

La madre di Eva|Silvia Ferreri |Neo Edizioni |ottobre 2017 |pp. 195 |prezzo 15€

 

Non leggo gialli fatta eccezione per due autori: la zia Agatha Christie e Salvo Toscano. Confesso il mio grande amore nei confronti dei fratelli Corsaro, protagonisti del 6° romanzo a loro dedicato dal giornalista e scrittore palermitano.

Roberto e Fabrizio Corsaro sono due fratelli e vivono a Palermo. Avvocato il primo e giornalista di nera il secondo, hanno sempre un’indagine da condividere. Ogni capitolo è affidato a uno dei due: doppia voce e doppia personalità. Roberto è padre di famiglia, sposato con Monica. Fabrizio è un bello e maledetto tombeur de femmes  e da sempre innamorato di Maria. Alle storie personali Salvo Toscano riesce sempre a coniugare una grande storia tinta di giallo accompagnata dall’immancabile colonna sonora dei Beatles. In questo suo ultimo lavoro si è superato. In un intreccio egregiamente strutturato, lo scrittore tratta temi attuali come la violenza sulle donne, i crimini di guerra e il giustizialismo.

Il figlio di uomo in carcere da anni con l’accusa di omicidio contatta i fratelli Corsaro per chiedere di indagare su una testimonianza che potrebbe ribaltare le accuse e far riaprire il caso. Scoperto il vaso di Pandora, a Fabrizio e Roberto non rimarrà che procedere in un’indagine che provocherà ferite e danni, mettendo a rischio la propria vita e quella delle persone a loro più care.

In una Palermo decadente e rassegnata raccontata da chi la conosce a fondo, vittime e carnefici si cedono il passo in una storia che vi terrà inchiodati alla pagina fino all’ultimo rigo.

I semi del male germogliano rapidi, mettono radici profonde e robuste con cui infestano e avvelenano tutto ciò che incontrano sulla loro strada, generando altro male e altra ingiustizia.

Colonna sonora: Gazza ladra, ouverture, G.Rossini

L’uomo sbagliato|Salvo Toscano |Newton Compton |luglio 2018 |pp. 284 |prezzo 9,90€

 

La promettente casa editrice Spartaco, inizia a farsi spazio nelle librerie indipendenti con autori e titoli molto interessanti. Oggi vi parli del romanzo d’esordio di Alberto Maria Tricoli, che ho avuto il piacere di conoscere in occasione dell’ultima edizione di Una Marina di Libri 2018.

Partendo dall’esperienza del nonno, Alberto ha realizzato un affresco storico  che comincia e termina a Vazzarìa, un immaginario paese dell’entroterra siciliano dove  si discute come sia possibile una piazza senza una statua della Madonna. Qui iniziano due storie: quelle di Nirìa e Libbertu. Disertore durante la seconda guerra mondiale il primo e arruolato volontario nelle camicie nere il secondo, accompagnato nelle sue scorribande da padre e figlioletto.

In un romanzo che è grottesco e tragico, quanto divertente e disperato, Tricoli ci ricorda che tenere vive le ferite di guerra non solo è possibile, ma è anche un atto di responsabilità- Privo di pietismo, tratta temi come paura e morte prendendo spunto da un evento realmente accaduto: l’operazione Micemeat, ideata dagli inglesi per confondere i tedeschi sullo sbarco in Sicilia.

Realtà e finzione si mescolano dando vita a una storia che fonde fiction e non fiction rendendo il lettore spettatore della strage che una guerra provoca.

In un linguaggio che fa uso sapiente di italiano e dialetto senza mettere in difficoltà il lettore non siciliano, Tricoli non perde occasione per guardare al futuro e darci il suo punto di vista.

Secondo di sette figli aveva imparato, sulla propria pelle, che non sempre i sogni nel cassetto riescono a uscire fuori. Aveva imparato che la fatica del lavoro non sempre si trasforma in soddisfazione, non sempre nobilita l’uomo, non sempre diventa stabilità economica. A Libbertu sembrava di partecipare a una gara, una corsa lunga e faticosa: e finalmente, quando intravedi da lontano la linea d’arrivo, la meta, qualcuno sposta quella linea più avanti.

Colonna sonora: War Requiem, B.Britten

Lo scemo di guerra e l’eroe di cartone|Alberto Maria Tricoli |Edizioni Spartaco |marzo 2018 |pp. 172 |prezzo 10€

 

Buona lettura e buon ascolto!

C.O.

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Letture estive – parte prima

Vacanza per me significa stare sotto l’ombrellone con qualcosa di fresco da bere e una borsa piena di libri. Ecco dei brevi consigli di lettura per le vostre ferie.

In una rubrica come questa non poteva mancare questo saggio extra large targato Il Palindromo. Gli autori, Maurizio Stefanini e Marco Zoppas, ci accompagnano in un viaggio caleidoscopio che apre a mille nuove avventure. Le suggestioni sono infinite. Partendo dalla tradizione orale di Omero, cantastorie che declamava i suoi versi accompagnato da una lira o da una cetra, gli autori si muovono abilmente in un percorso talmente ricco e variegato da invogliare il lettore più curioso a interrompere la lettura per ascoltare ogni brano citato.

Dal canzoniere al folk, dall’opera al rock nessun genere viene escluso da questo almanacco necessario. Un saggio colto e ben scritto ricco anche di citazioni letterarie da oriente a occidente.

Ha ancora senso domandarsi se una poesia, una volta messa in musica, rimane una poesia?

Colonna sonora: Conspirathory Visions of Gomorrah, Asaf Avidan

Da Omero al rock|Maurizio Stefanini e Marco Zoppas |Il Palindromo |maggio 2018 |pp. 304 |prezzo 18€

 

 

 

Tara Westover è nata e cresciuta nel Midwest americano, su una montagna solitaria nel bel mezzo dell’Iowa, stato scelto da Marilynne Robinson per l’ambientazione di Le cure domestiche. In questo luogo alla periferia della vita economica del paese, e spesso anche sociale, Tara e la sua famiglia sono esseri disperati e pietosi, tanto quanto brutali e superstiziosi.

Nata nel 1986, settima figlia di una coppia di mormoni, la Westover racconta la sua infanzia con impareggiabile chiarezza e, più sorprendentemente, con curiosità e amore, anche per coloro che hanno seriamente fallito o l’hanno offesa. Straniera in terra straniera, Tara mescola i suoi ricordi e quelli dei suoi familiari per rimettere insieme la sua infanzia. Il suo è innanzitutto il tentativo di capire, anche di rispettare, coloro dai quali ha dovuto staccarsi per liberarsi. Un padre che si crede profeta, una madre ostetrica e guaritrice, un fratello violento e affetto da disturbo bipolare. Tara è cresciuta preparandosi per la fine dei giorni. Ha trascorso le  estati imbottendo le pesche ei suoi inverni accumulando scorte d’emergenza. Nessuna istruzione è prevista per Tara e i suoi fratelli: non ha certificato di nascita, documentazione medica o istruzione formale fino all’età di sedici anni, quando decide di frequentare la scuola.

L’educazione è la storia di come Tara  è sopravvissuta alla sua infanzia brutale. Ma questo non è un memoir  di chi vuole vendicarsi. È  una storia su come l’amore può sopravvivere di fronte alla crudeltà insondabile perpetrata da chi ami. Tara ci ricorda che la migliore difesa contro l’ideologia repressiva è il pensiero critico, che viene fornito con l’educazione.

La mia vita era una narrazione in mano d’altri. Le loro voci erano decise, enfatiche, categoriche. Non avevo mai pensato che la mia voce potesse essere forte quanto le loro.

Colonna sonora: Sinfonia n.9 “Dal nuovo mondo”, Antonín Dvořák

L’Educazione|Tara Westover |Feltrinelli |maggio 2018 |pp. 384 |prezzo 18€ | Traduzione di Silvia Rota Sperti

 

 

 

Hanns-Josef Ortheil racconta la storia di un bambino che cresce in silenzio accanto a sua madre, completamente paralizzata dalle perdite di quattro figli morti durante la seconda guerra mondiale e il dopoguerra. Il padre lo salva dal suo isolamento grazie a un pianoforte e a un modo nuovo di imparare a parlare. Il suono della vita non è solo un’autobiografia insolita, ma un inno all’amore.

Per questo romanzo Hanns-Josef Ortheil ha dovuto inventare pochissimo, ha solo dovuto raccontare la storia della sua vita. Johannes non è che l’alter ego di Ortheil, rimasto in silenzio fino all’età di sette anni e quindi escluso dal mondo “normale”. Solo l’amore del padre e la musica riescono a salvarlo da un destino fatto di solitario silenzio.

Hanns-Josef Ortheil sceglie Roma, città tanto amata, dove ha vissuto i suoi più bei anni dell’adolescenza, ma anche il crollo dei suoi piani futuri, perripensare ai primi due decenni della sua vita e registrare le sue memorie imprimendole su carta. È un’esplorazione della città e un’incantevole momento per ricordare chi ha avuto un ruolo nella sua giovinezza lì: primo amore, primi successi, amicizie e delusioni. A distanza di oltre tre decenni, raggiunge la serenità necessaria sopportare il dolore. restituendo le immagini dell’infanzia con maggiore chiarezza. La musica accompagna tutta la narrazione, entrando e uscendo da questo romanzo, cambiando ogni cosa:

Oggi so di non aver mai vissuto un attimo più intenso e più bello. Da un istante all’altro tutto cambiò: d’un tratto percepivo la vita, eccola lì, fresca, travolgente, entusiasmante, quasi pronta ad afferrarmi con forza e a liberarmi dalle mie fantasticherie! Fu una sorta di rivelazione che mi inebriò subito, sì, quella musica fu un turbine e io la seguii senza pensarci due volte, perché era un canto che parlava di gioia e di libertà e in un sol colpo mi fece dimenticare tutta la sofferenza.

Colonna sonora: Sonata per pianoforte n.24 in D major, Joseph Haydn

Il suono della vita|Hanns-Josef Ortheil |Keller Editore |maggio 2018 |pp. 544 |prezzo 19€ | Traduzione di Scilla Forti

 
Il libro perfetto per le sere d’estate. Quando la spiaggia, liberatasi dagli avventori molesti del week end, accoglie i piedi nella sabbia fresca e t’incazzi solo perché Leifur beve Unicum ghiacciato e a te non resta che mezza minerale calda. Ma chi se ne frega! Con Il caso letterario dell’anno ho trascorso due ore in ottima compagnia.

Leifur, islandese di nascita, vive a Bologna, ha un libro nel cassetto da troppo tempo, e il suo letto è popolato da ragazze delle quali ha difficoltà a ricordare il nome il giorno dopo. La storia inizia quando alla sua porta  bussa il suo io futuro per consegnargli i numeri vincenti per le lotterie (sui nomi delle quali ho riso 20 minuti buoni: Vinci o muori da pezzente, Fanculo i poveri, Cassaintegrato disperato, …).

Un viaggio rocambolesco tra presente e futuro alla ricerca del proprio passato. Da Bologna al cuore dell’Islanda in compagnia di un trio indimenticabile: Leifur, la traghettatrice Leila e Boris, uno strampalato Sancho Panza in ecopelliccia rosa.

Che poi non capisco perché ai lettori interessino queste storie che iniziano e finiscono. Le loro vite non sono così, non vanno da nessuna parte e si interrompono senza motivo, magari proprio quando sembra che stiamo acquisendo un senso.

 

Colonna sonora: Son of a preacher man, Dusty Springfield

Il caso letterario dell’anno|Marco Visinoni |Arkadia Editore |giugno 2018 |pp. 141 |prezzo 14€

 

Buone letture e buon ascolto!

c.o.

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