“Berta Isla” di Javier Marías

Questo libro è per chi osserva un volto noto dal proprio balcone senza riconoscerlo. Per chi conserva ricordi. Per chi non vede chiaramente. Per chi ama il racconto di grandi rischi in piccole cose.

L’immagine di copertina di Berta Isla, l’ultimo romanzo di Javier Marías, tradotto da Maria Nicola e pubblicato da Einaudi, è quella che ho scelto per aprire questo post. Una donna fuma con uno sfondo boschivo e lascia che il fumo le copra il volto. Una moderna Penelope in attesa di Ulisse. In questa figura c’è tutto il romanzo.

Berta Isla, la protagonista che dà il titolo a questo nuovo romanzo di Marías, possiede un appartamento a Madrid  e dal balcone guarda fuori dalla sua casa in cerca di tracce del suo passato.

Cosa vediamo da un balcone, cosa succede? Penso a La finestra ad angolo del cugino uno degli ultimi racconti di E.T.A. Hoffmann. I due cugini che si affacciano da una finestra d’angolo sulla piazza del mercato di Berlino, dialogando tra di loro mettono in scena un magnifico racconto sulla visione, anzi sulla molteplicità dei significati che può avere una stessa immagine. Il racconto del 1822,  ha ispirato Alfred Hitchicock per la realizzazione del suo celeberrimo film La finestra sul cortile. Berta, i due cugini e il reporter Jefferies, sono tutti osservatori privilegiati che guardano fuori per scoprire che essi non sono nulla,  indifferenti al tempo. Come indicato alla fine di questo libro, la maggior parte delle vite stanno solo aspettando.  Ma questa è anche una lezione di storia, nel modo in cui cospira indifferentemente contro quelli di noi che non possono decidere quale vita vivere.

Questa è una delle caratteristiche di questo romanzo, il quindicesimo del madrileno Marías: condensato in scene statiche e teso come succede nella scena in cui un accendino Zippo minaccia di morte un bambino.

Il romanzo si svolge tra il 1969 e il 1995 e all’inizio i due protagonisti, Berta Isla e suo marito, Thomas Nevinson hanno 20 anni, sono manipolabili e spaventosi.

La storia inizia quando Tomás (Tom) Levinson, uno studente anglo-spagnolo, è coinvolto in un omicidio in Inghilterra, per il quale viene scagionato grazie all’intervento di un’organizzazione legata ai servizi segreti della corona. In cambio di tale aiuto, è invitato a prendere parte, da lì in avanti, alle missioni dell’organizzazione sfruttando la sua capacità camaleontica di lavorare come infiltrato. Berta Isla,  sua fidanzata al momento dell’incidente, diventerà sua moglie e la madre dei suoi figli, ed è da questo privilegiato punto di vista che ci racconta la sua storia.

Berta Isla è un romanzo incentrato principalmente sulla gestione dell’assenza, sulla finzione.

Berta doveva accettarlo e lo accettava: c’era una zona o una dimensione di suo marito che sarebbe rimasta sempre nell’ombra, sempre fuori dal suo campo visivo o dalla portata del suo orecchio, il racconto negato, l’occhio socchiuso o miope o meglio ancora cieco, lei poteva solo congetturarla o immaginarla.

Javier Marías

Contraffazione falsità, travestimento, tradimento e menzogna sono i temi su cui Marías tesse la trama di questo romanzo. Attenzione però: lo spionaggio non è quello di Ian Fleming o di Le Carré, la spia di Marías è necessaria per raccontare l’impenetrabilità dell’essere umano, i suoi lati oscuri. Per questo usa l’espediente della doppia voce narrativa. Berta è solo una parte del romanzo. Marìas ha avuto bisogno di un narratore onnisciente per definire lo spionaggio in tutta la crudezza dell’esperienza non soggettiva, sebbene focalizzato sull’esperienza di Thomas Nevinson. Nessuno, per quanto ne so, lo ha fatto con la figura della spia: sappiamo poco di Smiley e non diciamo nulla su Bond. Da Tomás Nevinson conosciamo quasi tutto: ciò che è e ciò che non è, e ciò che vorrebbe essere.

Queste connessioni sono importanti perché mettono il lettore in un’atmosfera in cui entrano e escono grandi classici: Shakespeare con Enrico V, o Dickens, Balzac, ma soprattutto la poesia di T. S. Eliot, che segna un ritornello, per lo sviluppo fondamentale della leggerezza dell’essere, dell’incoerenza e della morte di tutto, quando nulla è solido. Berta Isla è una rediviva Penelope che attende il marito, costretto a scomparire e diventare un fantasma.

I segreti, il non detto, fanno sì che Marias sposti l’attenzione verso l’esperienza interiore dei due protagonisti, sposati e ancora sconosciuti. Ecco che il ritmo della prosa diventa spesso quasi lirica, con versi di T.S.Eliot che si ripetono come un ritornello che ritorna in momenti diversi della storia per segnare il pathos di quell’essere e no essere, di ciò che è accaduto e quello che ancora non è successo, come se Thomas fosse il fantasma di se stesso. Marías ha forgiato un capolavoro, che gli permette anche di visitare luoghi storici reali come la Guerra delle Falkland e soprattutto l’orrore dell’Ulster.

Marìas affronta la fragilità e la tenacia di un rapporto destinato a segretezza e dissimulazione, un tema letterario, quello di coloro che lasciano e coloro che aspettano. Affronta l’importanza del non di agire, ma dall’attesa. Un romanzo in cui ogni pagina sembra l’ultima utilizzando una scrittura che aggiunge momenti lirici per affrontare grandi questioni universali come l’amore, i segreti e l’impenetrabilità dell’altro.

Javier Marías

Quanto è difficile questo libro. Difficile da creare e sviluppare in modo efficace. La gestione delle assenze imposte su cui è vietato chiedere, viene approfondita in questo romanzo attraverso chi la subisce. Berta Isla parla in prima persona del misterioso lavoro di suo marito, del quale ne sa sempre di meno.

Quell’angoscia fino alla fine delle 477 pagine si trasforma in un’immersione nell’inferno delle conseguenze della convivenza con una spia. Molti romanzi e centinaia di film ci raccontano le avventure e le disavventure di questi agenti segreti, ma Berta Isla lo fa offrendoci  il lato più personale delle implicazioni di questo mestiere.

Berta Isla, aspetta. La certezza iniziale si trasforma e si evolve fino a condizionare tutta la sua vita. È amore? No. È una dipendenza che tende alla malattia. Sappiamo che Berta non è quella piccola donna debole e indifesa che potrebbe sopportare la tortura del vivere-non vivere. Ed è per questo che la situazione è incomprensibile e frustrante. Eppure, l’autore cerca di spiegarci che si può vivere così. La trama si concentra sul senso tragico della vita. Non è un sacrificio, è rinunciare a tutto, come essere quella polvere nell’aria menzionata tra le pagine.

Berta è la stessa che vede come gli anni la sfuggono, i momenti non vissuti, ciò che potrebbe essere e ciò che non sarà. Le sensazioni, sebbene vengano trasformate nel tempo cronologico, vengono ripetute.In questo senso e con quella formula del movimento lento che Marías propone, le descrizioni parsimoniose e dettagliate delle caratteristiche fisiche dei suoi personaggi ad ogni passo, con ogni situazione e reazione diventano pesanti.

Questo è il senso del romanzo: il vuoto dietro i dubbi, le incertezze, la follia che è capace di procurare quel persistente non sapere e che viene dilatato nel tempo. Tuttavia, quando l’enigma viene alla ribalta perché sembra essere responsabile di un cambiamento sostanziale che non può essere spiegato senza risolverlo, Tom è in balia del caso. Dopo una missione particolarmente conflittuale, infatti, scompare definitivamente. Berta, abituata alle sue precedenti sparizioni, è corrosa dal dubbio: è davvero scomparso? Si è nascosto? La sua scomparsa è parte della sua missione? Tom ogni volta che si imbarca in una missione segreta sparisce, ma la sua famiglia scompare anche per lui, che deve momentaneamente interrompere ogni legame in modo che non può essere usato contro di lui dai suoi nemici.

Il “noi” formato da Tom, Berta e i loro figli viene sostituito, ad intervalli sempre più lunghi, dal “noi” che lega Tom ai colleghi dei servizi segreti. Questi “noi” sono incompatibili, non possono verificarsi nello stesso momento ma possono esistere successivamente. Nel corso delle nostre vite gestiamo una moltitudine di “noi”, ogni volta che veniamo in contatto con altre persone il nostro io cresce un’estensione chiamata “noi” la cui durata e intensità sono variabili.

Il passato non è solo un paese sconosciuto, ma anche un paese nemico: per questo bisogna lasciarlo dove si trova, il più vicino possibile all’oblio, o rischia di distruggerci.

Una svolta nella trama, infine, fa ripensare a tutti i protagonisti, al loro ruolo nell’azione, e la voce di Berta ritorna, con forza in conclusione, per esprimere l’unica sensazione che ha trascinato sul loro, già, più di quarant’anni di vita: il dubbio.

Marías possiede una prosa avvolgente, un ritmo che sembra destinato a essere recitato da più di una voce, come una litania mentre il testo avanza velocemente,  grazie a un ritmo interno, coerente, costante che, proprio come le litanie, ha un effetto quasi ipnotico.

Quando si vive a lungo in attesa di qualcosa e quell’attesa termina, spesso è difficile smettere di vivere in attesa. L’attesa suppone che tutto sia ancora aperto, tutte le possibilità o le possibilità contrarie, tutto è indefinito.

Berta assiste al crollo della vita convenzionale che aveva immaginato sin da ragazza. C’è una grande evoluzione in lei. Comincia a interrogarsi sulla moralità e inizia ad accettare il lato oscuro col quale deve confrontarsi.

La colonna sonora di questo romanzo appartiene all’inconfondibile voce di Tom Waits. Graffiante, roca, carica di malinconia, ecco  Somewhere (1978) il cui testo ci ricorda che, un giorno, da qualche parte, sarà possibile trovare (e accettare?) un nuovo modo di vivere. Un modo per perdonare ciò che ci ha lungamente afflitto.

There’s a place for us

Somewhere a place for us
Peace and quiet and open air
Wait for us somewhere

There’s a time for us
Some day a time for us
Time together with time to spare
Time to learn
Time to care

Someday
Somewhere
We’ll find a new way of living,
We’ll find a way of forgiving
Somewhere

There’s a place for us
A time and place for us
Hold my hand and we’re halfway there
Hold my hand and I’ll take you there
Somehow
Someday
Somewhere

Buona lettura e buon ascolto!

Cinzia

 

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