“Il bambino Giovanni Falcone” di Angelo Di Liberto

Questo libro è per chi ha voglia di una storia che inizia da un’esperienza familiare. Per chi desidera conoscere il bambino che è stato Giovanni Falcone. Per scoprire come si può proiettare il mondo intero in una nicchia scavata nella parete della stanza di un bambino. Una lettura per gli adulti che c’erano e per i bambini, che devono sapere.

Credo che scrivere libri destinati ad un pubblico di bambini sia difficilissimo. Riuscire a catturarne l’attenzione non è semplice. I bambini vogliono le figure, una storia semplice e innumerevoli risposte ai più disparati e innumerevoli “perché”.

Acquisto libri per bambini per regalarli a mia nipote o ai figli delle mie amiche, convinta da sempre che l’amore per la lettura vada tramandato. Per questo sono molto attenta quando compro un libro, non lo faccio mai di fretta: è un momento importante, perché so che da quella lettura scaturirà il piacere di leggerne un altro ancora, provocando il delizioso circolo virtuoso che solo delle belle storie possono instillare.

Oggi, 25 anni e un giorno dopo la strage di Capaci, ho deciso di leggere il libro di Angelo Di Liberto: “Il bambino Giovanni Falcone. Un ricordo d’infanzia“, appena pubblicato da Mondadori. Confezionato in un’edizione cartonata e corredato dalle belle illustrazioni di Paolo d’Altan, questo libro è un gioiellino che merita di essere letto.

L’autore, con semplicità ma mai con superficialità, narra la storia di Giovanni Falcone bambino, partendo da un episodio della sua infanzia. La facilità di lettura, consigliata ad un pubblico di bambini dai 9 anni in su, cela ricercatezza lessicale e fa uso di figure simboliche che solo gli adulti possono intendere. Un libro, questo, che non deluderà adulti e bambini, e che dovrebbe essere adottato nelle scuole.

La storia inizia la sera del 7 dicembre del 1946 a Palermo. Giovanni ha 7 anni e due sorelle maggiori: Maria e Anna. Vive nel quartiere della Kalsa insieme ai genitori Luisa e Arturo. Giovanni è un bambino come tanti: gioca con una spada di legno ricavata da una gamba di sedia abbandonata in una città che portava ancora i segni della guerra da poco conclusa. Un bambino a cui piace leggere romanzi d’avventura e storie cavalleresche e che ha paura del buio.

La sera in cui il racconto ha inizio, Giovanni deve risolvere un mistero: scoprire cosa nasconde nicchia nel muro della sua stanza. A svelare ciò che cela una tenda è suo padre, la presenza costante di questa storia. Un presepe dallo sfondo dipinto con colori a olio, delude le aspettative di un bambino che sogna altri strumenti di gioco da utilizzare con il suo avversario prediletto: un ficus.

Lo svelamento di questo mistero rappresenta l’inizio di questa storia: il presepe diviene la riproduzione di un mondo dove Giovanni proietta ciò che lo spaventa nella vita reale. La mafia ha già colpito e il bambino teme per la vita dell’amato padre. Nel presepe c’è una statua che lo turba: un pastore dall’aspetto orripilante che va sorvegliato.

Il padre è la trasposizione fisica dell’albero. Entrambi sono i due forti sostegni grazie ai quali il bambino si sente al riparo. Due figure alte e altrettanto silenziose. Quando, impaurito, Giovanni si scaglia con rabbia sul ficus, questo non risponde all’attacco:

Un liquido bianco e denso come latte fuoriusciva dal tronco. Il suo dolore. Aveva ferito il ficus. Incolpevole.

 

A questo punto Giovanni, il bambino ubbidiente, paziente, coraggioso e sensibile, entra nell’età adulta:

Respirò affannosamente, guardò la spada e decise che da quel momento sarebbero finiti i giochi.

Angelo Di Liberto

La canzone che associo a questo libro è un brano che amo molto. Si tratta di Father, Son, di Peter Gabriel. Questa canzone, scritta nel 2002 dal cantautore e polistrumentista britannico, è autobiografica. Racconta un’esperienza vissuta da Gabriel insieme a suo padre – con lui nel video – durante una seduta di yoga in coppia.

We move through each pose
Struggling in our separate ways
Mantras and hymns
Unfolding limbs
Looking for release through the pain

Il brano, molto emozionante sia nel testo che nella musica, rappresenta un dolcissimo commiato carico di gratitudine. Gli sguardi che padre e figlio si scambiano mi hanno fatto pensare a quelli di Giovanni e Arturo che Di Liberto descrive in modo altrettanto toccante:

Gli occhi dell’uno nell’altro. Il coraggio dell’uno nella certezza dell’altro.

Seppure nel video il rapporto è tra padre e figlio ormai entrambi adulti, Peter Gabriel non dimentica il bambino, che compare alla fine e rappresenta la speranza di un nuovo inizio.

“Il bambino Giovanni Falcone. Un ricordo d’infanzia”, mi ha toccato profondamente trasmettendomi calore, speranza e fiducia. Che il bambino Giovanni raccontato da Angelo Di Liberto possa diventare l’eroe di chi non lo ha conosciuto.

Come sempre, buona lettura e buon ascolto.

 

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

One thought on ““Il bambino Giovanni Falcone” di Angelo Di Liberto

  1. Silvia

    Meravigliosa questa recensione e commovente l’abbinamento al pezzo del grande Peter Gabriel. Ho apprezzato la lettura “personificata” dell’albero, figura di riferimento – insieme a quella paterna – per il bambino Giovanni. Anch’io, leggendo, ho colto la stessa intenzione dell’autore. E quando a Palermo ho visto quello che è appunto chiamato l’albero del giudice Falcone ho ripensato al piccolo Giovanni per come è raccontato in questo libro.

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