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Mi trattano in un modo che lascerà danni permanenti sul mio corpo. Il mio pancreas e il mio sistema digestivo non funzionano come dovrebbero ma non mi viene data la medicina di cui ho bisogno. Sono diabetica e necessito di una nutrizione speciale, eppure qui posso mangiare solo yogurt. Soffro di asma e non mi viene concessa l’ora d’aria.

Ecco uno stralcio di una lettera di Asli Erdogan pubblicata sul Daily Cumhuriyet.

Dal 16 agosto scorso la scrittrice e giornalista turca si trova in carcere con l’accusa di propaganda terroristica. Per la precisione la si accusa di aver dato spazio sul quotidiano filocurdo Özgür Gündem alla propaganda anti governativa. Oltre ad essere simpatizzante del PKK, il partito che sostiene i Curdi, la sua è una posizione scomoda, perché è sempre stata attenta a questioni di violenza di genere e diritti delle donne.

Nota al pubblico italiano grazie al Mandarino meraviglioso, pubblicato in Italia da Keller, Asli è anche famosa in settori lontani dalla scrittura. Laureatasi in Fisica in Svizzera ha fatto parte del CERN.

Da 113 giorni si trova nel carcere femminile di Bakırköy,  luogo che ha lasciato solo per poco tempo per essere trasferita in ospedale.

Mi trattano in un modo che lascerà segni permanenti sul mio corpo. Mi costringono a dormire su un letto dove prima qualcuno ha urinato. Per di più, anche se soffro di asma e di un disturbo polmonare cronico ostruttivo, non mi viene concessa l’ora d’aria.

Su Change.org possiamo firmare un APPELLO a sostegno di Asli. Mancano poco meno di 7.000 firme.

Purtroppo le Istituzioni Internazionali assistono all’ascesa di un dittatore che porta lo stesso cognome di Asli, ma con il quale non vi è alcun legame di parentela.Noto per aver dichiarato di prendere esempio dalla Germania di Hitler, negli ultimi 2 anni, da quando è presidente della Turchia, non fa che calpestare i diritti umani e violare la libertà di stampa.

Asli è solo una delle vittime.

Cosa possiamo fare? Condividere. Parlarne. Non fingere che non stia accadendo. Ecco cosa scriveva qualche giorno fa dal carcere di Barkirköy Aslı Erdoğan:

Cari anici e amiche, colleghi, giornalisti e membri della stampa,

vi scrivo questa lettera dalla prigione di Bakırköy, all’indomani dell’operazione poliziesca contro il giornaleCumhuriyet, uno dei giornali più vecchi e voce dei socialdemocratici. Attualmente più di 10 redattori di questo giornale sono guardati a vista. Quattro persone, tra le quali Can Dündar (ex) redattore capo, sono ricercate dalla polizia. Io stessa sono sotto choc.

Questo dimostra chiaramente che la Turchia ha deciso di non rispettare nessuna delle sue leggi né il diritto. In questo momento, più di 130 giornalisti sono in prigione (ma il loro numero è purtroppo salito nei giorni successivi, anche con gli arresti e le recenti chiusure di altri giornali, ndt). E’ un record mondiale. In due mesi, 170 giornali, settimanali, radios e televisioni sono stati chiusi. Il nostro attuale governo vuole monopolizzar la “verità” e la “realtà” e ogni opinione che sia solo un po’ differente da quella del potere è repressa con violenza: la violenza poliziesca, dei giorni e delle notti in isolamento (fino a 30 giorni)…

Io sono stata arrestata solo perché ero una dei consiglieri di Özgür Gündem, “giornale kurdo”. Malgrado  il fatto che i consiglieri non abbiano alcuna responsabilità per il giornale,  secondo l’articolo  n° 11 della Legge della stampa che lo notifica chiaramente, io non sono stata condotta ancora di fronte a un tribunale che ascolterà la mia storia.

In questo processo kafkiano,  Necmiye Alpay, scienziato linguista di 70 anni,  è stato ugualmente arrestato insieme a me e giudicato per terrorismo.

Questa lettera è un appello urgente!

La situazione è molto grave, terrificante ed estremamente inquietante. Sono convinta che il regime totalitario in Turchia si estenderà inevitabilmente, anche su tutta l’Europa. L’Europa è attualmente concentrata sulla “crisi dei rifugiati” e sembra non rendersi conto dei pericoli della scomparsa della democrazia in Turchia. Attualmente, noi – Autori e autrici, giornalisti, kurdi, aleviti, e certamente le donne –  paghiamo il pesante prezzo della “crisi di democrazia”.

L’Europa deve assumersi le sue responsabilità, ritornando ai valori che aveva definito, dopo secoli di sangue versato, e che fanno sì che “l’Europa è l’Europa”: la democrazia, i diritti umani, la libertà di opinione e di espressione…

Noi abbiamo bisogno del Vostro sostegno e di solidarietà. Vi ringraziamo per tutto quello che avete fatto per noi, fino ad adesso.

Cordialmente.

Aslı Erdoğan

1.11.2016, Bakırköy Cezaevi, C-9

 

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