“Appunti di meccanica celeste” di Domenico Dara

 

 

Questo libro è per chi vuole trascorrere qualche giorno al centro del punto più stretto della penisola italiana. Per chi ama gli intrecci di tante storie e personaggi. Per chi è convinto che i miracoli sono coincidenze favorevoli. Per chi affronta con leggerezza tutti i drammi della propria vita.

A lettura ultimata di questo bellissimo Appunti di meccanica celeste, secondo romanzo di Domenico Dara, viene voglia di sentire nell’aria odore di trifoglio e rosmarino fresco. Per farlo occorre recarsi a Girifalco, l’italianissima Macondo. Situata al centro del punto più stretto della penisola, nella provincia di Catanzaro, Girifalco è un luogo tanto reale quanto letterario, delimitato a nord dal manicomio e a sud dal cimitero.

A Girifalco, paese natale di Domenico Dara, si svolgono le vicende narrate in questo libro. Un piccolo paese di una Calabria che appare arcaica, dove l’autore ha sapientemente creato un microcosmo composto da esistenze indimenticabili.

Nella prima parte del romanzo, candidato al premio Strega 2017, lo scrittore presenta i 7 protagonisti di questa storia. Lulù, il pazzo del paese, apre e chiude questo libro insieme alla follia che lo accompagna. Insieme a lui, Cuncettina la secca, Archidemu lo stoico, Mararosa la mala, Venanzio l’epicureo, Rorò la venturata e Angeliaddu il biondo, vengono presentati al lettore come tasselli che vanno a comporre un puzzle.

Domenico Dara

Le vite di ciascuno di essi sembrano percorrere traiettorie già segnate, fino a quando a Girifalco arriva il circo Engelman, che sovverte l’ordine delle cose.

Il linguaggio antico di Dara ci tiene ben piantati nel presente: riconosciamo soap opera, note riviste di programmi televisivi e test di gravidanza. Alla scrittura colta e raffinata, Dara mescola costruzioni dialettali che sono sì calabresi, ma ricordano il siciliano ed il pugliese, senza mai appesantire la narrazione.

Angiologia e numerologia si fanno presenza costante. La compagnia circense porta un nome che dichiara immediatamente ciò che il lettore deve aspettarsi: Engelman è una parola tedesca composta da Engel=Angelo e Man= uomo.  I circensi, che portano i nomi degli angeli, sono tutti “biondi e puliti come usciti da una pala d’altare”. Angeli laici che per una combinazione dovuta alla meccanica celeste, sono giunti sulla terra, in quel luogo equidistante da Ionio e Tirreno.

Proprio il circo è oggetto della prima canzone che compone la mia colonna sonora di questo romanzo. Si tratta di Domani il circo se ne va del cantautore milanese Angelo Branduardi (1950).

Han spento lucciole e lanterne
messo il leone nella gabbia
scambiato il funo con la nebbia
domani il circo se ne va.
Le stelle accese nella tenda
sono tornate dei fanali
i clown degli uomini normali
domani il circo se ne va.

Passato il giorno della festa
ritorneremo a misurare
quel posto vuoto sul piazzale
domani il circo se ne va.

Passato il giorno della festa
ci resta il piccolo calvario
di spazi vuoti al calendario
domani il circo se ne va.

Han messo via le luminarie
smonttato tutto pezzo a pezzo
soldati e bimbi a met? prezzo
domani il circo se ne va.

Nel lampo breve di un istante
forse era solo un’illusione
l’uomo sparato dal cannone
domani il circo se ne va.

Passato il giorno della festa
resta un ricordo eccezionale
un manifesto lungo il viale
domani il circo se ne va.

Passato il giorno della festa
ci sono a far da spazzatura
lustrini fra la segatura
domani il circo se ne va.

Solo l’orchestra del silenzio
che non ha posto per partire
rimane a farci divertire
domani il circo se ne va.

Il testo rimanda ad uno dei temi trattati nel libro, la spartenza, che è come una piccola morte che lascia posto solo all’orchestra del silenzio.

Il circo se ne va dopo aver cambiato gli equilibri e modificato le traiettorie.

Una costante, invece, sono i numeri che si presentano costantemente durante tutta la narrazione. In particolare sono due quelli che ritornano: il 7 ed il 9, sia come interi che come somma di numeri. Se da una parte il 7 rimanda alle virtù e ai peccati capitali, senza dimenticare che 7 sono i cieli dell’antichità corrispondenti ai pianeti, il 9 simboleggia il miracolo ed è un numero perfetto.

Il miracolo è questo, un desiderio che si realizza.

Nel capitolo Breve trattato dei desideri, ripercorriamo la notte di San Lorenzo, quella delle stelle cadenti, in compagnia dei 7 protagonisti di questa storia e dei loro desideri. L’unico che non conosce i desideri e che non ne comprende il senso è il pazzo di Girifalco:

Lulù non sapeva cos’era un desiderio, perché è un tempo che si struttura, un passato di rimpianti, un futuro di possibilità, un presente d’attesa.

Insieme al desiderio, i temi che Dara affronta sono l’attesa, il destino, la scelta, il tempo, la violenza, l’odio, il peso, ma lo fa sempre con leggerezza. Persino il miracolo appare come  una coincidenza riconducibile alle leggi terrestri che fondano su basi scientifiche.

Allo stesso modo, la magia e il suo potere incantatore, entrano nella storia rendendo tangibile quel realismo magico già usato in letteratura nei racconti di E.T.A. Hoffmann.

Dei 7 protagonisti Lulù è un angelo: non appartiene alla categoria degli umani ed è molto più vicino ai circensi che ai girifalcesi. Il pazzo è anche colui che porta la musica in questo romanzo. Solo con l’aiuto di una foglia, Lulù riesce a realizzare una melodia triste, un valzer che incanta chiunque si trova ad ascoltarlo.

Per questo, ho pensato ad una colonna sonora che è sì un valzer triste, ma non è il più noto di Sibelius. Ho scelto la pagina più rappresentativa del violinista e compositore ungherese Franz Von Vecsey che nel 1913 ha composto il Valse triste, un brano struggente e carico di pathos che potrebbe essere quello intonato da Lulù. Un’introduzione lenta affidata al pianoforte, cede il passo al violino che diviene protagonista di questa emozionante esecuzione e che ricorda Lulà:

Il pazzo mise la mano dentro, mescolò e tirò fuori una foglia. Appoggiò il sacchetto a terra e cominciò a suonare. Una musica struggente, dolcissima, che sembrava venire fuori da un violino.

Una musica che unisce e che emoziona spaccando i cuori come melograni.

Con questa musica vi lascio alla lettura di questo romanzo che merita di entrare nella rosa dei finalisti del 71° premio Strega. Non aggiungo altro della trama, deIo vado a leggere Breve trattato sulle coincidenzeil libro di esordio di Domenico Dara, aspettando di incontrarlo in Sicilia, in occasione del suo tour estivo del prossimo luglio.

Buona lettura e buon ascolto!

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Sono una lettrice incallita. Amo la musica di ogni genere. Blogger da sempre, speaker radiofonica, qui unisco le mie più grandi passioni. Perché ogni libro ha una colonna sonora: basta saperla trovare.

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