Le letture di questi mesi – parte terza

Questo post lo dedico alla casa editrice Clichy. Lo faccio perché di recente ho letto quattro libri, tutti da consigliare.

Sono nata sotto il segno della Vergine. Questo implica una serie di manie ossessivo compulsive come ordinare la biancheria per colore e catalogare ogni cosa. Questo libro fa per me perché è una Guida tascabile per maniaci dei libri. Dietro questa indispensabile bibbia per lettori onnivori, si cela un collettivo di autori che è riuscito, con maestria, a condensare in un libro poco tascabile ma economico, un compendio che vivrà in pianta stabile sul mio comodino.

Dietro The Books Fool Bunch, questo è il nome del collettivo, si cela un gruppo di esperti e maniacali lavoratori dell’editoria italiana. Io aggiungo: e si vede. Caratterizzati dal necessario dono della sintesi, sono riusciti a condensare in poco meno di 500 pagine, 1100 libri fondamentali, le vite, gli incipit, i premi, i best seller e le stroncature eccellenti, senza dimenticare curiosità legate a cibo e alcool.

Un libro che fa venir voglia di rileggere ciò che si è già letto e intraprendere nuovi viaggi alla scoperta di scrittori ingiustamente dimenticati, partendo proprio da uno dei suggerimenti.

Come leggere la Guida? Io l’ho fatto saltando da una parte all’altra, senza mai perdere l’orientamento, sorridendo per la cura e la maniacali pervasiva di chi ha lavorato all’impeccabile costruzione di questo delizioso oggetto necessario.

E allora eccoci a questa guida, frutto di un lungo e paziente lavoro, di una dedizione a questa necessità, e a quello che può essere considerato alla fine semplicemente un atto d’amore. Amore per i libri, amore per le storie, amore per la bellezza e per l’orrore, amore per le donne e per gli uomini che hanno vissuto prima e accanto a noi e per quelli che verranno dopo di noi, amore per la memoria, per la vita, per l’amore. Tutte cose che sono dentro i libri e che stanno nei libri come non potrebbero stare in nessun altro luogo al mondo.

Colonna sonora: Il canto della Terra, Gustav Mahler

Guida tascabile per maniaci dei libri, The Book Fools Bunch – Clichy, 492 pagine

 

Non potevo lasciarmi sfuggire un libro con questa copertina e questo titolo. L’originale “Tibère et Marjorie” ricorda “Tristano e Isotta” e ” Bonnie e Clyde”, ma in questo caso non c’è amore senza fine né storie avventurose di coppie border line. Qui regna il disfacimento della coppia, la fine di un amore. Il romanzo di Regis Jauffret si apre come cronaca della decomposizione di una coppia ormai usurata.

Marjorie non sopporta più il sesso di Tiberio. Lei non ne vuole più. Intorno ai due protagonisti, c’è Gauthier Volvic, il ministro degli Esteri, Boris, l’autista e la coppia di vicini di casa. La storia è concentrata nell’appartamento di Tiberio e Marjorie, a Boulevard Raspail e in alcuni luoghi noti della Rive Gauche di una Parigi che non ci aspettiamo. L’autore arricchisce i luoghi grazie a una trama che confina con l’assurdo, una commedie humaineRegis Jauffet scrive l’indicibile, l’impalpabile dell’amore, la paura di perdere l’altro, la sfiducia nei confronti della dipendenza emotiva. Tutte  domande che popolano queste pagine, rimanendo senza risposta.

Per poter amare veramente qualcuno, devi andartene?

L’autore si mescola alla coppia con abilità. Si assume il coraggio di far preferire alla protagonista Sex Toys al sesso del compagno, che la spaventa.

Lui, nonostante il suo nome da imperatore romano, incarna l’archetipo del maschio contemporaneo, indeciso metrosessuale. Marjorie è anoressica, fan del Power Plate e più di ogni altra cosa di vibratori, che  preferisce al sesso del suo uomo.
Tiberio e Marjorie si amano, ma non fanno sesso. Si separano, una sera, e la storia inizia lì. La loro pausa segna il punto di partenza di una notte insonne e surreale, deriva incredibile di una Parigi che non ci aspettiamo.

Erano stati spesso felici insieme, ma poiché vivevano insieme sarebbe stato strano esserlo ognuno per conto proprio.

Colonna sonora: Round Midnight, Michel Petrucciani

Dark Paris Blues, Régis Jauffet – Edizioni Clichy, 253 pagine

Richard e Joan Maple sono una coppia molto diversa da Tiberio e Marjorie. La loro prima apparizione è avvenuta nel 1956 con il primo racconto dal titolo Neve al Greenwich Village, scritto da John Updike quando aveva appena 24 anni e apparso sul New York Times.

Questo libro raccoglie 18 racconti, scritti nell’arco di quasi 50 anni. Per prima cosa, sono ovviamente autobiografici, ma riguardano anche il matrimonio in generale, con la piacevole universalità di tutta la finzione veramente ben raccontata. Updike è affascinato dal mondo domestico, in particolare dall’arena dei legami sessuali e matrimoniali. Le storie, in ordine cronologico, esplorano la vita coniugale con ironia, cinismo documentandone la fine attraverso un declino che inizia quasi subito. Updike si immerge nell’ordinario facendosi maestro nel descrivere le superfici leggendo tra le righe, mostrando drammi indimenticabili di un matrimonio travagliato caratterizzato da una pessima vita sessuale, ma contraddistinto da una rara capacità di comunicare che tiene insieme i Maples molto tempo, 20 anni di matrimonio. Un libro da regalare ai genitori e da leggere prima di convolare a nozze che ci ricorda che tutte le tragedie possono trasformarsi in commedie. Ecco il momento che segue la firma del divorzio:

Obsoleti come la loro cerimonia, Richard e Joan si allontanarono dal banco del giudice all’indietro, all’unisono, e restarono fianco a fianco, incerti su come girarsi, e Richard finalmente si ricordò di cosa doveva fare; la baciò.

Colonna sonora: The way we were, Barbara Streisand

Scene da un matrimonio, John Updike – Edizioni Clichy, 255 pagine

 

Per questo libro voglio usare un termine inflazionato: lirico. Lo è sin dall’incipit. Un romanzo breve, complesso, che nasce da un lutto e che ho riempito di segni, evidenziazioni e sottolineature. Jacqueline Woodson parte dal dolore sospeso. August, la voce narrante, è un adulta che guarda indietro alla sua adolescenza negli anni ’70. È venuta a Brooklyn con suo fratello minore vent’anni prima, quando il padre sperava che tutti potessero iniziare una nuova vita lontano dalle tragedie che avevano distrutto la loro famiglia nel Tennessee. Con una voce che mescola il desiderio della bambina con la consapevolezza dell’adulta, August  si lega rapidamente a tre ragazze di Brooklyn, e le quattro formano un gruppo  in un mondo determinato a umiliarle, desideroso di molestarle. Alcuni dei passaggi più commoventi del libro riguardano i loro sforzi per incoraggiarsi l’un l’altra. Conosciamo i sogni di chi vuole diventare attrice, ballerina, avvocato, ma tutto cospira contro i desideri di queste adolescenti. Un romanzo di formazione di chi guarda il mondo al quale vuole appartenere attraverso il vetro sul quale ha il naso schiacciato. Una scrittura che è poesia e che mette in scena le emozioni che sono più difficili da definire: amore, speranza, intimità e perdita. Grazie alla sensibilità della Woodson questi temi sono trattati con garbo, lasciando che sia il lettore a riappropriarsi della propria adolescenza.

L’August protagonista e la narratrice che guarda indietro alla sua adolescenza, si confondono, mescolandosi in un turbinio di emozioni che rifiutano di trasformare la morte della madre in memoria.

Gli anni ci cancellano.

Colonna sonora: My baby just cares for me, Nina Simone

Figlie di Brooklyn, Jacqueline Woodson – Edizioni Clichy, pagine 166

Buona lettura e buon ascolto!

Cinzia

2,038 Visite totali, nessuna visita odierna

Le letture di questi mesi – parte seconda

Ecco cinque libri che ho molto amato per motivi diversi. Per ciascuno di essi, un commento, una citazione e la colonna sonora.

I saggi offrono la libertà di esplorare, divagare, scegliere un punto dal quale partire per poi ripercorrere a ritroso le pagine. Possono abitare i nostri comodini per mesi, sostando tra romanzi e biografie, senza farci mai sentire in colpa per una lettura a spizzichi e bocconi. Questa raccolta di Charles d’Ambrosio, il cui titolo originale è Loitering (che significa ciondolare) rappresenta al meglio l’aggirarsi liberamente tra verità inaspettate. Ora che i suoi saggi sono riuniti in questa selezione così generosa, ci si accorge che D’Ambrosio è uno dei saggisti contemporanei più affascinanti e promettenti.

Il libro si apre con due splendidi scritti ambientati a Seattle, città natale dell’autore. Seattle, 1974 è un magnifico memoriale sul crescere nel Pacifico nord-occidentale e sul sentirsi fuori luogo, inadatto, venendo inevitabilmente plasmato da quella sensazione di straniamento. È un testo malinconico che introduce questa raccolta divisa in tre parti.

Un altro saggio di quel periodo è Caccia alle balene nel profondo Ovest, che affronta l’annoso dibattito tra gruppi animalisti e la tribù Makah, cacciatrice di balene. D’Ambrosio smonta delicatamente la posizione dei primi, sottolineando come certi animali siano umanizzati e trasformati in mascotte.

La famiglia di D’Ambrosio non è mai lontana dalla sua mente. L’autore è ossessionato dal suicidio del fratello più giovane e dal tentato suicidio del fratello sopravvissuto, un’eredità a cui allude spesso e che dedica al saggio Documenti, una selezione di lettere dei suo familiari, tra cui una dolorosa corrispondenza con il padre mentre cercano di dare un senso alla loro perdita condivisa.

Il mio saggio preferito è Salinger e singhiozzi in cui l’autore racconta la sua tardiva scoperta del giovane Holden, che definisce “un libro tutto sul Suicidio e sul Silenzio”.

Leggendo speravo di allontanarmi il più possibile dall’omiletica cattolica, e scoprii in fretta che la miglior fonte di consigli senza la morale era la buona letteratura.

Colonna sonora: Some Day, Ornette Coleman & Charlie Haden

Perdersi, Charles D’Ambrosio – Mimimum Fax, 312 pagine

Traduzione Martina Testa

 

Quello per Alessandro Zaccuri è un amore nato con la lettura de Lo spregio. Il suo talento è conferma questo libro che raccoglie 10 classici + 1 e i cui diritti d’autore saranno devoluti all’Associazione Nocetum Onlus. L’intento dell’autore, dichiarato nella premessa, è quello di parlare di libri famosissimi come se fossero ancora da leggere. Quella che in apparenza potrebbe sembrare una mossa folle e sconsiderata, si pone e raggiunge l’obiettivo di trovare ancora qualcosa da dire su testi che sono stati oggetto di analisi, critica e che possiedono centinaia di studi e riflessioni filosofiche.

Ecco che Zaccuri ci accompagna in romanzi come Don Chisciotte o Robinson Crusoe, facendoci accedere dalla porta laterale, ricordandoci che nessuna lettura si consuma mai in se stessa.

Ci insegna che I Promessi Sposi è un libro magnifico da leggere, non solo da studiare. Romanzi talmente famosi da essere già conosciuti, ma che meritano una rilettura. Storie che intervengono sulla realtà che stiamo vivendo condizionandola perché un grande libro è la storia che racconta.

Non si leggono libri per vantarsi di averli letti, né leggere rende necessariamente persone migliori, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario.

Colonna sonora: Cloud Atlas Sextet, Tom Tykwer

Come non letto, Alessandro Zaccuri – Ponte alle Grazie, 194 pagine

 

 

Il romanzo di Marinette Pendola, nata a Tunisi da genitori siciliani, è stato una bella scoperta per diversi motivi. Innanzitutto, è ambientato in parte nella mia isola, la Sicilia, della quale l’autrice rende pienamente l’atmosfera domestica raccontata dai nonni: la vita in provincia sullo sfondo dell’emigrazione italiana in Africa nella prima metà del XX secolo.

Angela ci trascina nella sua vita. Vive a Partinico, in provincia di Palermo, insieme alla madre. Ricama, si prende cura dell’orto e non sopporta di essere toccata. Con inerzia e apatia accetta la proposta di matrimonio del guaritore mastro Filippo. Si rassegna, accetta di condurre il resto della vita insieme a un uomo che non ama ma che accetta. Dopo alcuni mesi di matrimonio, scanditi da giorni sempre uguali, Angela e mastro Filippo si trasferiscono a Tunisi. Le si presenta una nuova occasione, un inizio in un luogo dove nessuno la conosce e dove potrà sentirsi padrona del mondo. Trascorrono i giorni, i mesi, gli anni, fino a quando non bussa alla porta una vecchia conoscenza di Angela. Da questo momento tutto cambia: Angelina decide di impossessarsi della sua vita, rivendica la propria indipendenza e compie delle scelte che le renderanno la libertà e l’autonomia tanto desiderate. Un romanzo che mescola natura e spiritualità e che tratta con garbo il tema dell’emigrazione e quello dell’emancipazione femminile.

Basta guardare e la natura insegna.

Colonna sonora: S’iddu moru, Laura Lala

L’erba di vento, Marinette Pendola – Arkadia, 140 pagine
Questo libro mi è stato consigliato un anno e mezzo fa da un amico. Ingiustamente seppellito sotto cumuli di libri che affollano il mio comodino, è stata una lettura piuttosto recente. Che dire? Adorato. Giorgio D’Amato non solo è un artista eccezionale (dipinge splendidi acquerelli che potete ammirare su Rusulè), ma è anche uno scrittore eccezionale.

Il romanzo è ambientato nell’agosto del 1982 a Casteldaccia, un paese della provincia di Palermo. Il narratore ha sedici anni e insieme al suo amico Antonio ricostruisce fatti di cronaca mafiosa  a esperienze di vita quotidiana di quello che in quegli anni era definito il triangolo della morte (Casteldaccia, Bagheria e Altavilla Milicia).

Il bar eletto quartier generale dal boss don Ciccio, punto di ritrovo di una generazione che conosce la mafia ma se ne tiene alla larga, fa da sfondo a otto giorni e 15 morti ammazzati. L’autore dimostra di essersi documentato, ma la sua prosa non è mai appesantita dai fatti di cronaca che racconta dal punto di vista di chi li ha vissuti. Scorrevole, ben scritto, ironico e coinvolgente, questo romanzo di Giorgio D’Amato si legge d’un fiato. Ricco di citazioni letterarie e musicali ci fa fare un balzo indietro nel tempo facendo rivivere i luoghi che un palermitano conosce bene e riportando alla memoria un pezzo di storia che non possiamo dimenticare.

La verità è come le sottane delle femmine antiche, togli la prima e togli la seconda e ne trovi sempre un’altra. Appena le togli tutte arrivi finalmente al dunque.

Colonna sonora: More than this, Roxy Music

L’estate che sparavano, Giorgio D’Amato – Mesogea, 139 pagine

 

Ho atteso questo libro con l’impazienza di una bambina. Adoro Natalia Ginzburg, della quale ho letto quasi tutto e posso affermare lo stesso di Sandra Petrignani, che ho avuto il piacere di conoscere a Palermo in occasione della presentazione di La scrittrice abita qui. Ricordo che Sandra stava lavorando a questo libro e approfittò della tappa palermitana per visitare la casa natale della Ginzburg, poco distante dalla libreria Modus Vivendi.

Ho iniziato la lettura di questo libro a Torino, città dove Natalia ha vissuto la sua infanzia, nei luoghi raccontati in Lessico Familiare, passeggiando lungo le strade che hanno percorso insieme lei e Cesare Pavese. Avevo paura. Paura che Sandra mi rivelasse una donna diversa da quella che ho sempre immaginato leggendo i suoi scritti. Invece eccola, la donna schiva, malinconica, che non sorride quasi mai nelle foto e che ha vissuto circondata da uomini: i Levi, Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Giulio Einaudi,  Adriano Olivetti, Italo Calvino, Cesare Garboli, Gabriele Baldini, … Sandra va a fondo, scruta tutti questi rapporti arricchendo questo ritratto con testimonianze, ricordi, citazioni e riferimenti letterari.

Un libro prezioso che deve stare accanto alle opere di Natalia Ginzburg.

Colonna sonora: Il corsaro, Luis Bacalov

La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg, Sandra Petrignani – Neri Pozza, 450 pagine

 

Buona lettura e buon ascolto!

Cinzia

2,061 Visite totali, nessuna visita odierna